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Sant’Antonio tra flagellanti e burocrazia: la Spezia che fu

Da BankItalia c’è una viuzza intitolata a Sant’Antonio. Siamo nell’antico quartiere della Cittadella, il più occidentale dei quattro in cui era suddivisa la Spezia quando era ancora chiusa nelle sue mura. L’area era così degradata e insalubre che quando arrivò in città il funesto colera del 1884, vi infuriò con inusitata virulenza. Per questo, passato il contagio, si decise di ristrutturare totalmente la zona, sventrandola. I lavori si sarebbero dovuti compiere in breve tempo ma, al contrario, si protrassero per decenni: lungaggini burocratiche, lunghe cause dell’Amministrazione con i proprietari degli stabili da abbattersi, mancanza di una strategia per cui si operò a macchia di leopardo piuttosto che con interventi progressivi. Senza dimenticare il male cronico, la mancanza di quattrini per cui ogni cinque anni veniva varata una legge che autorizzava il procrastinarsi dei lavori in attesa di nuovi fondi.

La chiesa di Sant'Antonio (foto tratta dal gruppo Spezia nell'Ottocento)
La chiesa di Sant’Antonio (foto tratta dal gruppo Spezia nell’Ottocento)

Per questo motivo per cui l’antica chiesa di Sant’Antonio che stava presso la torre della Cittadella, venne abbattuta solo all’inizio degli anni Trenta dello scorso secolo. Oggi di essa resta solo il nome nella strada anche se ritengo che i più ignorino il motivo dell’intitolazione. Eppure la chiesa era fra le più antiche della città. Seconda per nascita credo alla sola Santa Maria, vantava peraltro un’eccellente anzianità di servizio che non si limitò alla sola pratica del culto. Infatti, il primo Consiglio della Comunità spezzina (era lunedì 12 marzo 1403) si tenne proprio nella chiesa alla presenza del Podestà, né fu quella l’unica volta che l’ecclesia Sancti Antonii, come recitano i verbali rigorosamente compilati in latino, adempì quel compito.

Ma Sant’Antonio non servì solo a supplire il palazzo Comunale. Quando Santa Maria non era praticabile per lavori di ristrutturazione, ecco Sant’Antonio pronta a subentrare nel ruolo di chiesa principale. Inoltre, da lì spesso partirono imponenti processioni per impetrare la Grazia divina. La chiesa poi, forse anche fino dal XIII secolo dice l’Ubaldo, accolse una Compagnia di Flagellanti che poi assunse anche il nome di Confraternita del Crocifisso che trova ospitalità pure negli Statuti della Comunità spezzina di inizio Quattrocento, e per un motivo curioso. I Fratelli di Sant’Antonio, infatti, secondo il capitolo XI degli Statuti con cui si amministrava il Comune, erano autorizzati a tenere duos porchos masculos castratos che potevano condurre, manco fossero cagnolini, a spasso per la città. Unica condizione era che venissero macellati ad un anno di vita per essere sostituiti da un altro paio di maiali.