Logo

Temi del giorno:

L’ultima sentinella dell’Andrienne

Una storia di oltre sessant’anni fa dice di Moro, un cagnetto di cui nessuno saprebbe dire di quale razza fosse. Di lui oltre al nome si sa solo come si chiamava la sua cuccia: Andrienne, una carretta del mare che dopo una vita vagabonda e disgraziata aspettava l’ultimo atto ancorata ad un pontile sdrucito delle Grazie, un ormeggio così solitario che mai vi si vedeva qualcuno intorno.
A bordo non c’erano umani: l’equipaggio era sbarcato e i guardiani non servivano ché nessuno si sarebbe portato via quelle quattro assi tenute insieme con lo sputo.
Unico essere vivente era Moro: l’Andrianne per lui era la casa che l’aveva accolto ed ospitato e a lei lui doveva badare. Moro non scendeva a terra, neppure per i morsi della fame. Girava sulla tolda e dabbasso, quando era stanco s’accoccolava nella cuccia a poppa.
Neppure uggiolava e della sua presenza si accorse per caso il marinaio di un panfilo aristocratico che vide il cane leccarsi le zampe al sole o intento a fare quattro passi sulla tolda per sgranchirsi le gambe mentre intanto controllava da brava sentinella che nessun intruso ardisse entrare.
Dopo tanti tentativi andati a vuoto ché non gli era stata concessa licenza di salire, il marinaio riuscì a consegnare a Moro un buon pasto e poi altri ancora finché la storia del cane fedele divenne famosa, rimbalzando dal piccolo borgo fino alla grande città. La raggiunta fama assicurò la pappa, pardon, il rancio quotidiano e il controllo medico ma non ci fu verso di convincere Moro a scendere a terra. Dalla permanenza sull’Andrienne Moro aveva bene appreso la fondamentale legge del mare: il comandante, e lui lo era essendo l’unico superstite della ciurma, non abbandona la nave.
Moro restò lì. Accettava solo che salisse chi gli portava i pasti ma doveva andarsene in fretta davanti ai denti digrignati di chi voleva essere unico protagonista della tolda corrosa dal salino.
La cronaca da cui abbiamo ripreso la storia non dice come finì.
Di sicuro l’Andrienne subì la sentenza di morte decretatale dall’anagrafe e senza dubbio Moro mostrò zanne rabbiose ai farabutti che volevano cacciarlo dal suo reame, ma non si è tramandata nessuna notizia su quanto sopravvisse allo smantellamento della sua cuccia.
Ma è così bella questa storia di radicamento che alla fantasia che galoppa piace immaginare che l’Andrienne, ottenuto da una bacchetta magica il vigore mai avuto, riprese a solcare i sette mari guidata dall’alto del cassero da un plurirazze che impartiva ordini alla ciurma, una mano a impugnare salda il timone e l’altra a stringere il libro delle storie di Snoopy.