Spezia Calcio Popolare vola in Prima Categoria: “Emozioni indescrivibili”
Matteo Bancalari, consigliere del club sin dal giorno 0, racconta la promozione della squadra nata appena cinque anni fa, tra i risultati del campo e i tanti eventi benefici promossi dalla società negli ultimi anni
La giornata di domenica entra di diritto nella storia per Spezia Calcio Popolare, che a nemmeno cinque anni dalla sua fondazione ha trovato la storica promozione in Prima Categoria. Sotto la pioggia di Beverino, la squadra è riuscita a battere per 3-2 il Lerici nello spareggio, che ha garantito così un posto allo Spezia Calcio Popolare nella prossima prima categoria. “Le emozioni sono state indescrivibili”, racconta a Città della Spezia Matteo Bancalari, che dal giorno zero fa parte del progetto Spezia Calcio Popolare, di cui è consigliere e tra i responsabili del settore giovanile. “Il primo pensiero è andato alla consapevolezza di essere riusciti ad affermarci in una cosa in cui crediamo tanto, poi c’è stata l’emozione del cuore, che non riesco a paragonare nemmeno allo Spezia in Serie A, perché gli stadi erano chiusi. Poi come nelle favole migliori, il gol decisivo nei supplementari lo ha segnato Alessandro Moroni, un ragazzo che c’è dal primo giorno e uno dei primi che davvero ha legato con noi. Il fatto che sia stato lui a segnare è stato un po’ un segno del destino”, spiega con grande emozione.
Spezia Calcio Popolare è un progetto nato nemmeno un quinquennio fa, che abbina la passione per il calcio dilettantistico alle tante manifestazioni benefiche, di cui la società è stata promotrice nei primi anni di vita. “L’idea di Spezia Calcio Popolare nasce da Manuel Brizzi, l’attuale presidente, cercando di portare un sistema di calcio ‘diverso’ nella nostra città. Il sistema inclusivo del calcio popolare non lo abbiamo inventato noi ovviamente, abbiamo preso spunto da altri progetti in altre città italiane, come ad esempio il Lebowski a Firenze. Molti di noi fanno parte della Curva dello Spezia, sono tanti mondi che si intrecciano e che ti attirano. Ho un ricordo di Manuel che anni fa aveva scritto su Facebook di avere la volontà di fondare una squadra, poi piano piano abbiamo creato un direttivo con diverse persone che mettono a disposizione il loro tempo. Per stare dietro a tutte queste cose la prerogativa principale è avere il tempo, poi c’è la competenza. Io sono uno dei responsabili del settore giovanile, come nostra politica vogliamo aggiungere una annata ad ogni stagione, per cui servono persone che si dedichino al progetto e l’unico modo per farlo è integrare un tassellino in più ad ogni stagione, cosa che abbiamo fatto in tutti i nostri livelli societari”.
Un progetto sportivo che, come detto, abbina molto altro oltre al calcio: “È stata una grande semina. Il nostro progetto si divide in quattro parti: il settore giovanile, la parte benefica, l’organizzazione di eventi e poi la prima squadra. Abbiamo affrontato squadre che dalla loro parte avevano il portafoglio e che potevano permettersi un certo tipo di giocatori, quindi noi per essere credibili abbiamo lavorato di tassello in tassello. Siamo partiti dal settore giovanile, siamo stati credibili con eventi benefici e la presenza sul territorio, facendo sì che alcune persone avessero voglia di mettersi in gioco con noi. Se non ci fosse stato il lavoro degli anni precedenti non ce l’avremmo fatta”, prosegue. “Siamo nati nel 2020 e il primo anno non abbiamo nemmeno potuto fare il campionato per via del Covid. Questa è stata la nostra quarta stagione in cui abbiamo partecipato alla seconda categoria e quest’anno il livello si è alzato nelle 12 squadre. Le partite sono quasi sempre state equilibrate, sentite, maggiormente rispetto agli scorsi anni e per fortuna quest’anno anche noi ci siamo strutturati in maniera più professionale ed è quello che ha fatto la differenza. Per riuscirci, ovviamente, sono serviti anni in cui ci siamo fatti conoscere. Il nostro progetto non prevede rimborsi spese e quindi tanti addetti ai lavori non erano interessati”.
Una passione nata e legata anche dall’amore per lo Spezia, di cui praticamente tutti i supporter dello Spezia Calcio Popolare sono tifosi: “Moltissimi nostri tifosi sono anche tifosi dello Spezia. Ad esempio nell’ultima di campionato con il Ceparana a vederci c’era il mondo perché lo Spezia giocava alle 17 contro la Sampdoria, quindi hanno seguito noi e poi si sono diretti al Picco. Da quest’anno abbiamo anche la squadra amatori a 7, le squadre sono formate da persone che si sono appassionate al progetto e molti sono i ragazzi della Curva Ferrovia. Con il Lerici c’era tantissima gente a vederci anche se giocavamo in concomitanza con lo Spezia a Mantova, è stato fantastico. Eravamo un po’ impauriti dalla concomitanza, oltre che dal maltempo, ma la gente ci è venuta a vedere e per noi è stato un onore”.
Ora il tempo della festa, poi quello della programmazione alla Prima Categoria: “Quello che dobbiamo fare ora è affermarci in categoria e salvarci, portando avanti il nostro progetto che ci porta via tante energie. Noi facciamo almeno due volte all’anno raccolte alimentari o di generi di prima necessità, cosa che logisticamente ci porta via del tempo. Poi ci occupiamo di una raccolta di materiale scolastico ad inizio anno, oltre ad aste benefiche con magliette e il nostro evento clou, la nostra sagra che ci sarà a Beverino l’11 e 12 luglio, dove buona parte del ricavato andrà in beneficenza. Ora ci godiamo questo successo, abbiamo le idee abbastanza chiare e avremo il tempo per metterle in atto”.






