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Rapporti a singhiozzo con le istituzioni e “amichettismo”, Furletti: “La vertenza dei 400 lavoratori Maris preoccupa più di tutte. In Atc il cda è da rifare completamente”
Dopo sei anni di intensa attività da coordinatore territoriale della Uil Liguria per la provincia spezzina, Marco Furletti ha annunciato la decisione di lasciare l’incarico per concentrarsi completamente sulla Uiltrasporti, sigla di categoria di cui è da tempo punto di riferimento locale. Il futuro prossimo si preannuncia ricco di impegni e a scandire le giornate ci saranno sfide come la crescita della categoria e i temi cruciali per il territorio, come lo sviluppo portuale, le difficoltà del trasporto pubblico locale e le questioni legate agli appalti nel comparto pubblico.
A spiegarlo è lo stesso Furletti, nell’intervista che ha concesso ai nostri taccuini facendo emergere la sua visione del sindacato, del lavoro e delle istituzioni, con un’analisi critica su alcune scelte politiche e una proposta di rinnovamento nelle modalità di mobilitazione sindacale. Un’occasione per riflettere sui temi che più preoccupano i lavoratori e la città.
“Diciamo che è stata una scelta, non ci sono ragioni politiche o divergenze come c’erano state nel 2013 quando mi dimisi dalla segreteria provinciale della Uil, a causa di divergenze con l’ex segretaria Maggiani: l’avevo anche pubblicamente detto. Questa, invece, è una scelta per ragioni personali, relativa a due incarichi molto pesanti che ho tenuto per sei anni esatti, motivata dal fatto che la categoria è cresciuta, ci sono delle partite importanti che si stanno giocando come lo sviluppo portuale, le questioni legate all’Atc e la questione degli appalti. Ho lavorato in concordia e armonia sia con l’ex segretario generale sia con gli attuali commissari e ho sempre sostenuto la linea della nostra segreteria nazionale, in modo particolare su quei temi che sono legati alla sicurezza, con la campagna Zero morti sul lavoro. A tal proposito credo che si debba arrivare finalmente a prevedere il reato di omicidio sul lavoro e istituire una procura speciale che si occupi di incidenti sul lavoro. Forse in altri contesti, più legati alle politiche che riguardano i rapporti col governo, seppure nel merito ci siamo trovati d’accordo però forse c’è stato un eccessivo ricorso alla piazza, e questo lo dico da semplice militante. Quindi bisognerebbe pensare, senza rinunciare alla protesta, che forse gli scioperi generali andrebbero maggiormente dosati e magari dovremmo ripensare anche altre forme di mobilitazione”.
Tra le vertenze cittadine spicca la situazione del trasporto pubblico locale e di Atc esercizio…
“Sì, anche alla luce anche della rimodulazione delle percentuali delle risorse aggiuntive che ci sono state a livello di Regione Liguria, una penalizzazione piuttosto forte per quanto riguarda la nostra provincia che ahimè avrà sicuramente degli impatti negativi sui bilanci di Atc esercizio. Noi come categorie e confederazioni, quindi come Cgil, Cisl e Uil, abbiamo subito cercato un confronto con la proprietà e quindi siamo arrivati nell’incontro dell’11 marzo a definire anche un percorso comune: la proprietà stessa ha condiviso con noi queste preoccupazioni rispetto a quelle che possono essere le ricadute negative. Ci siamo dati un obiettivo che è quello di andare a cercare di muoverci in sintonia affinché si possano recuperare con altri strumenti e in altri ambiti queste risorse, che sono fondamentali per la nostra azienda”.
La scorsa settimana c’è stata un’audizione delle segreterie sindacali liguri in commissione regionale, com’è andata?
“L’assessore Scajola ha detto chiaramente che altri sindaci farebbero i salti di gioia se avessero le risorse che ha il Comune della Spezia, quindi diciamo che abbiamo colto qualche elemento di contraddizione anche rispetto all’utilizzo delle risorse rispetto a quanto ci è stato detto dall’amministrazione comunale. Per questo nei prossimi giorni faremo una nuova richiesta di incontro con gli assessori Casati e Gagliardi, tenendo presente che la nostra richiesta iniziale per questo confronto sul territorio l’avevamo fatta al sindaco e presidente della Provincia che però ha preferito mandare gli assessori. E anche questo è un elemento di contraddizione. Pur riconoscendo le difficoltà dell’azienda di trasporto pubblico di Imperia è evidente il dividendo politico pagato a un territorio che è stato decisivo per l’elezione di Bucci”.
Invece qual è la sua opinione sull’attuale dirigenza di Atc esercizio e sul subentro travagliato di Trotta e Riccitelli?
“La partita del subappalto finalmente si è chiusa, ma non è finita la fase emergenziale perché l’amministratore delegato Copello ha esaurito il suo mandato al chiudersi di questa fase. Secondo lui è finita anche la fase emergenziale che per noi rimane tutt’ora aperta, anche alla luce anche della problematica del taglio delle risorse aggiuntive. Quindi sicuramente Copello dopo l’assemblea di bilancio terminerà il suo mandato. Sappiamo che Copello è stato la seconda scelta, alla quale si è arrivati per le ragioni legate all’inchiesta del 7 maggio e abbiamo chiesto, visto che sarà nominato un nuovo amministratore delegato e direttore generale, l’azzeramento dell’intero consiglio di amministrazione, perché crediamo che questo possa essere anche il momento in cui finalmente si scelgano figure competenti, viste le sfide che l’azienda di trasporto pubblico locale dovrà affrontare nel breve medio periodo e perché è sempre maggiore la domanda di trasporto pubblico locale, anche alla luce di quelle che sono le situazioni industriali in espansione. Penso alla cantieristica, tema sul quale era rimasto in sospeso un confronto con la Prefettura per evitare che si ripetano situazioni che erano avvenute due estati fa quando i lavoratori dell’indotto della cantieristica avevano bloccato gli autobus. E il problema sarà sempre maggiore, visto l’aumento delle commesse e dei lavoratori soprattutto dell’indotto che gravitano in quell’area. E non dimentichiamo il tema delle aree dell’Enel e il turismo. Se poi qualcuno strumentalmente ci accusa di far venire meno l’unità sindacale, sappia che non è il nostro intento perché su un tema come quello del consiglio di amministrazione la si può pensare in modo diverso, non è una questione di natura contrattuale”.
La questione della nomina del nuovo presidente dell’Autorità di sistema portuale: la speranza è che non ci si trovi di fronte a un commissariamento infinito e che presto si abbia il nome del successore di Sommariva.
“Oggi i traffici vanno abbastanza bene, ma ci sono situazioni internazionali che preoccupano molto. Avevamo espresso questa preoccupazione già a novembre, subito dopo l’elezione di Trump, perché indubbiamente la politica dei dazi può condizionare molto i traffici. Io sono d’accordo sul fatto, anche riprendendo quello che ha detto Matteo Renzi in occasione della presentazione del suo libro, che la competenza sia un elemento fondamentale e devo dire che noi fin dall’inizio l’abbiamo detto pubblicamente e che la figura ideale era e resta quella di Federica Montaresi, l’attuale commissario. Per la continuità e non solo, ma su di lei ci sono dei veti politici da parte del territorio, in prima istanza. Se una persona deve pagare il fatto che 18 anni fa è stata assistente di Marta Vincenzi e che 15 anni fa è stata consigliera del Pd a Sarzana, allora diciamo che c’è poca lungimiranza da parte della politica, perché alla fine, sempre citando Renzi, si preferisce l’amicchettismo alle competenze”.
E sul nome di Pisano, che è dato in pole position per la nomina, che opinione avete?
“Pisano è una figura competente che conosce molto bene l’ambiente. E unisce, quindi evita che ci siano nomine di papi stranieri, e questo è un bene, Pisano è una persona molto equilibrata che conosce molto bene il settore: è un imprenditore e ha dei ruoli importanti nella sua associazione a livello nazionale”.
Nel frattempo il porto deve consolidare la ripresa e i terminalisti, in particolare Lsct, ma anche Tarros, dovrebbero iniziare ad avviare gli iter per le infrastrutture previste nel Piano regolatore portuale.
“È chiaro che questo deve essere l’anno buono per quanto riguarda l’avvio delle opere nel terzo bacino, anche se abbiamo visto che l’aggiudicazione della gara è nuovamente nelle mani del Tar, e poi per consentire nel giro di due anni e mezzo di andare a regime con la nuova Marina del Canaletto, anche perché se si continua a perdere tempo è chiaro che vengono meno tutti gli elementi di competitività del terminal. Dal versante dei lavoratori devono essere rinnovate alcune contrattazioni aziendali, a partire da quella di Lsct: ci sono aspettative importanti che vorremmo veder riconoscere… Gli utili ci sono e quindi devono essere in parte ridistribuiti ai lavoratori. Altra materia su cui dobbiamo tenere il focus è quella della sicurezza in modo particolare legata alla malattia professionale, perché registriamo un aumento significativo di malattie professionali non solamente a livello provinciale. Nel 2023 che è l’ultimo dato disponibile c’è stato rispetto al 2022 un aumento del 70 per cento in tutti i comparti e registriamo un aumento significativo all’interno del porto, soprattutto per coloro che guidano i mezzi d’opera, come le ralle e i carelli, quindi bisogna che lì ci sia un’attenzione particolare”.
Riguardo agli appalti nel pubblico ai quali faceva riferimento prima, cosa la preoccupa in particolare?
“Maris, è la situazione più instabile, più critica. È stata aperta la procedura negoziata dello stato di crisi a ottobre del 2024, con la nomina di un professionista che ha il compito di riportare la barca sulla linea di galeggiamento, attraverso l’applicazione di un piano di risanamento che prevede principalmente due aspetti: andare a negoziare con alcuni enti dei debiti a stralcio, in particolare con l’Agenzia delle Entrate, e andare a rinegoziare le tariffe di molti appalti, nei quali la cooperativa va in perdita”.
Le ragioni di questa situazione risiedono nell’assegnazione di appalti a massimo di basso e nell’aumento repentino dei costi degli ultimi anni oppure in una cattiva gestione aziendale?
“Secondo me è un combinato disposto. Il fatturato dell’igiene ambientale, quindi Acam ambiente – Iren, rappresenta circa un terzo del fatturato complessivo della cooperativa e dai numeri che avevamo visto ci sono molti appalti in cui Maris va in rimessa, soprattutto per quanto riguarda l’appalto dello spazzamento. Acam ha concesso un adeguamento che però a detta della cooperativa non è ancora sufficiente. Ma queste sarebbero delle valutazioni da fare nel momento in cui tu fai un’offerta per quell’appalto, quindi il problema sta a monte. E poi cogliamo anche un elemento di contraddizione perché il nostro Comune è uno di quelli che ha la Tari più bassa d’Italia: è un bene per i cittadini, ma poi c’è l’altro lato della medaglia. Maris all’epoca del bando di gara, nel 2019, era l’unico partecipante e fece un ribasso del 15 per cento. E qui è chiaro che lì subentra anche poi una questione gestionale. E questo è un elemento di preoccupazione perché degli oltre mille lavoratori della cooperativa, 400 sono sul territorio spezzino. E’ vero che sotto l’aspetto finanziario c’è stato un cambio di passo perché le perdite si sono quasi azzerate, però questo è avvenuto un po’ sulla pelle dei lavoratori, molti dei quali non sono ancora contrattualizzati con il contratto dell’igiene ambientale. E inoltre non possiamo assolutamente accettare la proposta della cooperativa e dell’esperto in occasione degli ultimi incontri a livello regionale, ovvero che si vada nuovamente a chiedere ai lavoratori, sia soci che dipendenti, di contribuire immettendo risorse per ripianare i conti. Si parla di 210 euro a testa, ma non dimentichiamo che già nel 2016 i lavoratori furono i finanziatori di una ricapitalizzazione che stanno ancora pagando. E nel mentre il capitale sociale è stato completamente bruciato”.
In conclusione, come sono i rapporti con le istituzioni?
“In questi anni abbiamo fatto cose molto buone, soprattutto nell’ambito della tutela, della salute e sicurezza dei lavoratori. Tutto grazie anche al ruolo attivo della prefetta Maria Luisa Inversini, che ha contribuito in grande misura alla creazione del protocollo sulla gestione del calore e quello del contrasto al fenomeno del caporalato. Abbiamo trovato in lei una figura molto attenta, molto sensibile a quelle che sono le problematiche del mondo del lavoro, cosa che invece non abbiamo riscontrato in qualche altra istituzione, dove talvolta il diritto di critica è stato visto come un segnale di opposizione politica”.









