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Uno sguardo sulle stagioni con il divulgatore e meteorologo Corigliano: “Inverno un po’ più caldo, la primavera resiste ancora”

Sono davvero lontani i tempi in cui si riteneva sufficiente guardare il cielo per capire l’andamento climatico della giornata. Oggi sulla base di studi scientifici, fisica dell’atmosfera e modelli previsionali diventa chiaro come sulla meteorologia non si possa più ragionare per sentito dire. La Spezia può vantare un esperto di livello su questi studi: Andrea Corigliano, divulgatore scientifico, autore dei volumi “Meteorologia”, insegnante nelle secondarie di secondo grado ed ex collaboratore del colonnello Mario Giugliacci. Chi fa divulgazione scientifica ha più di una missione: avvicinare le persone a temi complessi, illustrarli per cercare di leggerli e fornire un’informazione puntuale anche attraverso i social. Corigliano da anni porta avanti una pagina dedicata alla divulgazione sulla sua materia di studio (fisica dell’amosfera e meteorologia) suscitando commenti attenti e richiesta di informazioni puntuali.

Andrea Corigliano

Molto spesso quando si parla di cambiamenti climatici, fenomeni meteorologici si può trascendere nella banalità e quello che succede nelle nostre stagioni non si può relegare al sentito dire o alle valutazioni di pancia. Ci sono elementi che comunque animano la curiosità e se l’interrogativo “stiamo vivendo un inverno normale?” potrebbe porgere il fianco ad un’eccessiva leggerezza la risposta non è così scontata. Se a darla poi è un fisico dell’atmosfera ci si confronta con dati reali frutto di attente e costanti osservazioni. “Dicembre ha mantenuto la media delle temperature stagionali, diverso rispetto all’anno precedente – spiega Corigliano -. Gennaio invece ha chiuso con una media di 2,7 gradi in più rispetto all’anno scorso, quindi è stato più caldo e anche febbraio sta mantenendo temperature sopra la media, sia nella prima che nella seconda decade si sono registrate delle anomalie positive e con giornate più calde”.

Le giornate particolarmente fredde, tipiche delle stagioni invernali, sono sempre meno e se si presentano fenomeni improvvisi e apparentemente senza una logica è non è del tutto corretto definire “impazzite” le stagioni. “La dinamica del tempo ha logica e motivazioni – aggiunge -, l’interrogativo è perché si verificano queste tendenze. Per questo possiamo guardare al Mediterraneo che è la zona che patisce di più per i cambiamenti climatici perché il bacino sta perdendo la variabilità con l’acuirsi di fenomeni estremi”.

In un mare di incertezze, anche climatiche, verrebbe da chiedersi cosa bisogna aspettarsi per i prossimi mesi e il comportamento della primavera. “Romperà gli schemi anomali dell’inverno troppo caldo – prosegue  -. La primavera resta una stagione di transizione che ci accompagna gradualmente verso la successiva, ma il cammino è dissestato perché per alcuni aspetti mantiene le caratteristiche dell’inverno, infatti possono verificarsi giornate fredde ad esempio. La primavera però si comporta ancora come la conosciamo restando mite con un andamento più regolare. Nel 2022 era stata fredda ma comunque in linea”. Quindi una stagione esiste ancora, Corigliano chiude con una battuta: “La primavera sì, l’autunno arranca un po’”. Di quello però se ne parlerà in futuro.