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Il piano di Bucci: “Interventi per alleggerire i Pronto soccorso spezzini fattibili in un mese”
Prima ancora del nuovo Felettino – non che non sia una necessità dirimente per una provincia che ogni giorno si scontra con l’inadeguatezza di un ospedale di inizio ‘900 ridotto ormai ai minimi termini e un San Bartolomeo mai veramente capace di recitare un ruolo preminente -, prima ancora di un nosocomio degno di una provincia di 220mila abitanti che da sempre è costretta a fuggire in Toscana facendo spendere milioni alla sanità ligure perché totalmente incapace di evitarlo, c’è il dramma quotidiano di chi si imbatte con una sanità che non risponde a quello che un cittadino che paga le tasse desidererebbe. Cose che si raccontano tutti i giorni e che gli stessi pazienti raccontano a noi con le loro storie. Normale dunque che al presidente Marco Bucci si domandi non tanto e non solo di un cantiere appena iniziato, con tutte le cautele del caso, ma soprattutto di come pensa di cambiare l’inerzia dell’offerta sanitaria territoriale alle prese con i piccoli grandi problemi di tutti i giorni. Problemi di personale, di reparti rabberciati, di attese in pronto soccorso, di liste d’attesa di mesi che non sono certo una novità di questi ultimi anni, di una sfiducia serpeggiante nel pubblico che si traduce, per chi se lo può permettere, nell’abbandono dell’ultima speranza, verso il settore privato. Non si sottrae al problema il neo presidente e non potrebbe essere altrimenti se all’appello mancano 200 posti letto: “Se noi a 15 minuti di macchina installiamo una casa di comunità dove operano medici che non solo prescrivono le ricette ma possono anche prendere in carico i codici bianchi e verdi, come per esempio curare una ferita, possiamo dare un’assistenza di primo livello e liberare il pronto soccorso che magari è a un’ora di macchina. Questo è come dovrà essere, non sarà una cosa di poco tempo ma l’impostazione è e sarà quella”. D’accordo, non sono prospettive inedite ma la situazione avrebbe bisogno di misure più veloci perché l’emergenza c’è ed è soltanto per lo sforzo degli operatori che si riesce ad andare avanti: “C’è un pronto soccorso da migliorare e per questo vanno fatte cose rapide: se ti arrivano 50 persone in pronto soccorso devi essere in grado di spostarle. Come si fa? Innanzitutto evitando che si arrivi al pronto soccorso, se possibile. Limitare il flusso di accesso con la creazione delle case di comunità, così si può dare un aiuto. A Genova abbiamo aperto gli uffici dei medici nei sabati e la domenica. Parliamo di 396 visite negli studi medici che sarebbero inevitabilmente finite al pronto soccorso”. Quindi come prima cosa “scaricare i pronto soccorso, mandando le persone a casa, nei reparti o nelle rsa che sono anche più economiche della presa in carico ospedaliera, consentendo un tipo di servizio diverso dal pronto soccorso”. Sì, ma ammesso che tutto questo funzioni, quanto tempo servirà? Lecito chiederselo e chiederlo: “In un mese possiamo fare queste cose utili a scaricare i pronto soccorso. La buona notizia è che a livello di bilancio Asl 5 ha un buco ridottissimo”. Poi Giampedrone: “Nel frattempo lavoriamo per la costruzione degli ospedali di comunità come quello che sorgerà a Levanto”.
Sul Felettino il mantra è quello conosciuto, i timori di nuove varianti e intoppi tecnici non possono non essere presi in considerazione: “Da quando siamo arrivati abbiamo compiuto un primo passo fondamentale con l’approvazione del progetto da parte di Rina Check – dicono all’unisono Bucci e Giampedrone -. Sono stati aperti i cantieri e l’azienda ha detto che faranno tutto quello che c’è scritto nel progetto per portarlo in fondo. Abbiamo messo un commissario ad hoc, pagato con i finanziamenti del Felettino, che si occuperà di gestire il progetto”. Poi la cautela che impone l’esperienza: “Un buon esecutivo abbatte la possibilità di varianti ma non le esclude. Tutte le scadenze le abbiamo però rispettate. Oggi andiamo dal commissario, che non è un politico, fa l’ingegnere e si occupa di queste cose da tutta la vita. Altra cosa quel che ci andrà dentro al Felettino che è competenza dell’assessore Nicolò. C’è una parte di investimento pubblico importante e una parte del privato: l’equilibrio finanziario sta nella gara e il canone si può assolutamente rivedere. Chi mette davanti il canone al cantiere non vuole il Felettino”.












