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La Spezia si riscopre la stessa: dal settore militare investimenti per decenni

Dal progetto Basi Blu da 354 milioni di euro alla commessa miliardaria della neonata Leonardo Rheinmetall Military Vehicles. Continua il periodo d’oro di Fincantieri, cresce Mbda e muove i primi passi il Polo della Subacquea. Il militare “invade” anche il turismo con il bando per il Museo Tecnico Navale.

Il cartello sull’autostrada A12 che segnala l’imminente uscita per la Spezia è stato presagio. Quindici anni fa circa l’amministrazione comunale di allora chiese al gestore di poter coprire l’immagine dell’arsenale marittimo per dare sostanza grafica alla nuova dimensione a cui la città già cavouriana ambiva. Era comparsa così la polena del Cristoforo Colombo del Museo Tecnico Navale, l’autoritratto del Pontormo del Museo Lia e la nave scuola Vespucci come appiglio alla storia artigianale e marittima. Il golfo, i musei, il nuovo claim.

La natura ha fatto fatto prima della geopolitica, strappando parte del cartellone di rimpiazzo e riportando alla luce l’austera architettura sabauda. Poi ci ha pensato e ci penserà il contesto mondiale – oggi gli Usa scelgono tra Trump e Harris – a fare il resto. Il 2024 è l’anno che prefigura il ritorno in grande stile dell’industria bellica nel profilo economico cittadino. Iniziato a gennaio con l’ok del parlamento al progetto Basi Blu, che chiude probabilmente per sempre ogni velleità di sbocco al mare per Marola, e proseguito fino all’accordo tra Leonardo e Rheinmetall che fa nascere a Vallegrande un gigante nella produzione di mezzi terrestri per la difesa, nucleo di difesa europea mosso dall’industria laddove la politica continentale non ha mai fatto reali progressi.

La Spezia, investimenti nel militare anno 2024

Oggi solo nel perimetro cittadino insistono progetti miliardari legati al militare, tra investimenti pubblici e privati e commesse internazionali. Solo il progetto di rinnovamento dei mezzi corazzati per l’Esercito Italiano dovrebbe impegnare LRMV fino al 2038 per una mole di lavoro miliardaria e con un ecosistema che si va sviluppando solo oggi, di cui lo sbarco del gigante tedescoRenk in città è solo un antipasto. Nel 2040 poi dovrebbe già essere deciso il destino del nuovo carro armato europeo, partita di cui la neonata joint venture si candida a far parte e che potrebbe altra produzione per decenni.

Cresce anche MBDA che ha avviato investimenti per 40 milioni di euro sul sito spezzino. Si lavora lungo Via Privata OTO per il recupero dell’ex incubatore della Camera di Commercio dover sorgeranno uffici e laboratori mentre il programma di assunzioni annunciato dal consorzio punta a raggiungere i 320 dipendenti entro la fine dell’anno.

Lavoratori Oto Melara - Leonardo

Un chilometro di pista ciclabile blu porta a Fincantieri che lavora da anni a forti ritmi. Si lavora ai nuovi sottomarini U212NFS per la Marina Militare in attesa delle due nuove Fremm Evo, dell’avvio del programma per i cacciatorpedinieri che sostituiranno De la Penne e Mimbelli e la commessa pattugliatori per l’Arabia Saudita. Ancora da valutare l’impatto della joint venture Maestral con Edge, gruppo di tecnologia avanzata e difesa con sede ad Abu Dhabi, per cui l’azienda parla di “una pipeline commerciale da 30 miliardi di euro” con lavoro anche per il Muggiano.

Il Polo nazionale della ricerca subacquea ha già assegnato bandi per circa 40 milioni di euro e dovrebbe portare presto in città una dozzina di ricercatori da otto università statali oltre che i tecnici di aziende del settore delle tecnologie subacquee. Pende sempre la candidatura a farne un Centro di eccellenza della Nato che, se non porterebbe finanziamenti diretti da parte dell’Alleanza Atlantica (che già governa il vicino CMRE), potrebbe consolidare interesse internazionale trovando sponsor nei Paesi alleati.

Fincantieri del Muggiano

Sulla base navale insistono poi due progetti di peso storico. Da un lato Basi Blu e la costruzione di una base navale moderna nell’area della darsena maggiore, già passato attraverso il parlamento e parzialmente finanziato. L’importo totale è stimato in 354 milioni. Al momento la Marina sembra voler dare priorità in ogni caso alla stazione del Mar Grande di Taranto, che permetterà di cedere aree del vecchio arsenale pugliese alla città.

Decisamente più nebuloso il destino dell’arsenale spezzino, il polo manutentivo con bacini e capannoni. Il ministro Crosetto ha parlato a più riprese di un piano per l’Arsenale 5.0da un miliardo di euro che coinvolga soggetti privati – Fincantieri e Leonardo in primis – e apra la struttura anche ad altri soggetti oltre la Marina Militare. “Un volano di cultura e di tecnologia” ha detto il ministero, i cui contorni rimangono però ancora da illustrare. Per non parlare del profilo finanziario.

Marola, Molo Varicella, Basi Blu, Vasche di San Vito

Paradossalmente nella città che si sognava convertita al turismo è ancora il settore militare a proporre probabilmente il progetto più interessante. Il bando di Difesa Servizi per la creazione di un Museo Tecnico Navale gestito dai privati e più libero di muoversi nella promozione, partendo da un corposo restauro dei suoi spazi, è in corso di valutazione ormai da lunghi mesi. Già oggi il polo di porta principale è il presidio museale più visitato della città, che per anni ha ragionato sul rendere visitabile un’unità navale senza mai arrivare a nulla di concreto.

Progetto economicamente di piccole dimensioni (poco più di un milione di euro) ma simbolicamente molto forte è quello dell’Aeronautica Militare di costruire un pontile a servizio del punto di ingresso del proprio oleodotto che, dal Golfo della Spezia, porta il carburante fino ai grandi aeroporti Nato del Nord Italia. Per la prima volta dopo molti anni una forza armata reclama nuovi spazi in un città già pesantemente interessata dalle servitù militari.

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