se n'è parlato al simposio marittimo di venezia
|Corsa agli abissi la nuova space economy: “Con PNS puntiamo alla leadership mondiale”
Il ministro Crosetto stima “un mercato da 400 miliardi entro il 2030” per l’underwater. “L’Italia cercherà di giocare un ruolo cruciale grazie alla sua posizione e alla sua Marina Militare”.
Polo nazionale della dimensione subacquea protagonista al Trans-regional seapower symposium, tradizionale appuntamento sulla marittimità che si tiene ogni anno presso l’arsenale di Venezia. L’ambiente sottomarino era il tema di questa edizione, con ospiti decine di rappresentanti delle istituzioni e del mondo militare e accademico. Sorveglianza delle infrastrutture energetiche e comunicative, sfruttamento delle risorse minerarie sui fondali, conservazione della biodiversità ed esplorazione dell’ambiente sottomarino tra i temi toccati. Campi di applicazione a cui le ricerche che si svolgono al PNS di San Bartolomeo puntano a dare un contributo decisivo.
“Il Polo nazionale della subacquea punta a garantire la leadership all’Italia in questo campo. Può sembrare molto. Ma in questo caso possiamo affrontare questa sfida con grandi aspettative”, ha detto Sabrina Sanguineti, responsabile per le relazioni con la Marina Militare italiana della Divisione Navi Militari per Fincantieri, uno degli attori principali della realtà inaugurata nel dicembre del 2023 e che nel frattempo ha dato vita ai primi otto bandi. “Altri partiranno presto”, ha assicurato l’ammiraglio Enrico Credendino, capo di stato maggiore della Marina.
Quella del dominio sottomarino è “una delle sfide più strategiche per il nostro futuro, fondamentale per la sicurezza delle nostre nazioni e per il benessere economico con interessi paragonabili alla space economy di qualche anno fa” secondo il ministro della difesa Guido Crosetto. “Entro il 2030 il mercato globale di questo settore varrà 400 miliardi di euro e il controllo dei fondali marini sarà terreno di competizione e opportunità – ha detto il ministro -. Il PNS svilupperà tecnologie avanzate per l’esplorazione e la difesa delle infrastrutture subacquee, droni e sommergibili per controllare quello che succede sotto il mare in tempo reale. Non possiamo affrontare questa sfida da soli. Dobbiamo collaborare con gli alleati e i partner internazionali per condividere esperienze, tecnologie e strategie. L’Italia cercherà di giocare un ruolo cruciale grazie alla sua posizione e alla sua Marina Militare”.
Parole di apertura al contesto internazionale che non sorprendono. L’Italia ha infatti proposto l’ecosistema dei poli di ricerca di San Bartolomeo come sede di un futuro centro di eccellenza Nato, in virtù della presenza del Centro di supporto e sperimentazione della Marina Militare e del Centre for maritime research and experimentation dell’Alleanza Atlantica. Al simposio veneziano invitato anche il suo direttore Eric Pouliquen che ha annunciato che dalla Spezia partirà presto un prototipo che sarà valutato presso il comando di Norfolk negli Stati Uniti. “Non è assurdo pensare nel prossimo futuro a centinaia di migliaia e milioni di dispositivi autonomi che comunicano e operano nel dominio subacqueo”, ha detto lo scienziato ricordando l’esperienza sessantennale del CMRE.
Nel giorno di chiusura ospite Cristiana Pagni, presidente di Italian Blue Growth, che ha avuto modo di introdurre la prossima edizione di Seafuture insieme alla senior project manager Laura Parducci. Appuntamento dal 29 settembre al 2 ottobre 2025 all’interno dell’arsenale marittimo. Ha nel frattempo presso avvio il domino delle adesioni che riguarda, oltre alle rappresentanze militari e alle grande aziende della Difesa, anche le piccole e medie imprese. La Francia dovrebbe confermare il proprio padiglione. L’ammiraglio Pierpaolo Ribuffo, già comandante marittimo Nord e oggi coordinatore della struttura di missione per le politiche del mare presso il consiglio dei ministri, avrà il ruolo di ambasciatore della kermesse.










