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Petizione contro progetto Vallestrieri: “Salviamo il bosco”. Palazzo civico: “Intervento rispettoso, alternativa è immobilismo”
Vallestrieri, immagine dalla documentazione fotografica del Progetto unitario operativo

Il mese scorso l’amministrazione comunale di Lerici ha adottato il Puo – Progetto urbanistico operativo presentato dalla Gsg Srl per l’area di Vallestrieri, su circa 12 ettari di cui la società è proprietaria; un progetto a carattere turistico-ricettivo, unito a un recupero agronomico-vegetazionale e boschivo, la cui documentazione è temporaneamente consultabile QUI, essendo ora aperta la finestra per le eventuali osservazioni; conclusa quest’ultima, sarà possibile portare avanti l’iter verso l’approvazione.
Tuttavia, il prospettato intervento non convince tutti, e ieri l’altro è partita la petizione online “Salviamo il bosco di Vallestrieri”, che ad ora ha superato le mille adesioni. “Questa è una petizione per salvare il Bosco di Vallestrieri dalla realizzazione di un progetto di privati che prevede l’abbattimento di una vasta area boschiva per la creazione di un villaggio turistico che andrebbe a deturpare e modificare sensibilmente la natura del luogo da anni intoccato dalla mano dell’uomo – si legge nell testo della petizione -. L’area è caratterizzata da un bosco fitto e rigoglioso di lecci ed altre essenze locali nel quale si trovano sparse antiche rovine di ruderi abbandonati dalla fine del 1800. Il progetto vuole realizzare un resort turistico comprensivo di infopoint, case vacanza, parcheggi, servizi navetta, ristoranti, atelier culturali, campi sportivi, aree spa e terreni coltivati”. A lanciare l’iniziativa, la giovane spezzina Alessia Del Santo, che al testo ha allegato una sua lettera che torna su quanto riportato poco sopra. “Nel contesto attuale in cui la natura ci sta gridando in tutti i modi possibili di cambiare rotta perché con le nostre manie megalomani stiamo distruggendo il futuro del nostro pianeta e le basi stesse della vita – si chiede Del Santo in un passaggio della missiva -, abbiamo davvero bisogno di un altro villaggio turistico di lusso costruito per pochi in un’area definita di notevole interesse pubblico per via delle sue bellezze panoramiche e per i suoi punti di vista o di belvedere, accessibili al pubblico, dai quali si gode lo spettacolo di quelle bellezze? (vincoli statali ex art. 136 D.lgs 42/2004)”, domandandosi ancora: “Possiamo definire ‘degradata’ un’area in cui la natura cresce rigogliosa e inalterata dalla mano prepotente dell’essere umano?”, con la convinzione che “esistono altre soluzioni, possibili e sostenibili”.

Ma alle perplessità fa da contraltare chi invece crede nell’utilità del Puo e non condivide argomenti e timori portati dalla petizione. “E’ un progetto di recupero dell’area e di valorizzazione dell’interno versante, dotato di relazione agronomica e sottoposto a un iter che dà le dovute garanzie – le parole a questo proposito di Marco Russo, assessore all’Urbanistica del Comune di Lerici -. In particolare la proprietà dell’area intende realizzare un progetto di rigenerazione attraverso la creazione di un’azienda agricola e ricettiva, nel rispetto dei criteri e dei canoni per quanto riguarda gli edifici testimoniali e nel rispetto agronomico della zona. Oggi invece abbiamo uno scenario dove tutto è cosparso di boscaglia, di piante di basso valore. Sicuramente ci potrà essere qualche attività da svolgere per i camminamenti, che prevede qualche potatura di leccio, di olivo, ma in generale parliamo in gran parte di interventi su massa verde di scarsissimo valore”. Conclude il vice sindaco: “Le opzioni sono due: l’immobilismo, lasciare tutto com’è, cioè un’area coperta di boscaglia di basso pregio e dominata dai cinghiali, che demoliscono muri a secco e mulattiere, tirano giù edifici, attendendo la demolizione totale del sito, andando a perdere anche quella testimonialità che oggi abbiamo. Oppure fare un progetto di valorizzazione e recupero, come ad esempio è accaduto a Pian della Chiesa, dove, in uno scenario analogo, sono stati recuperati edifici, messi in produzione terreni, realizzata struttura ricettiva, nel rispetto dei criteri richiesti per quanto concerne gli edifici testimoniali. Bisogna avere il coraggio di affrontare queste situazioni”.

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