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Movida, una tenda in piazza per supportare i giovanissimi. Con “Gang” ecco il gruppo d’ascolto notturno a Spezia e Sarzana

Una tenda che sia un luogo sicuro dove chiedere aiuto in un momento di difficoltà. Una tenda appostata nei venerdì sera della movida alla Spezia e Sarzana che vedrà impegnata una rete di associazioni che ha detto sì all’idea promossa dalla Caritas spezzina. E così Gulliver, Maris, Cometa, Lindbergh, IssforCoop, La Casa sulla roccia, Arci e Hidra si impegnano insieme a costruire un presidio su strada discreto a beneficio dei giovanissimi “impegnati” nelle loro serate in città. Piazza Sant’Agostino alla Spezia e Piazza Cesare Battisti a Sarzana sono i luoghi individuati per dare il via al progetto “Gang” che questa mattina ha trovato un momento istituzionale con la presentazione dell’iniziativa alle autorità cittadine, a partire dal Prefetto della Spezia, Maria Luisa Inversini: “Volevamo un confronto con le associazioni di categoria anche per fare il punto della situazione su un fenomeno che cambia – spiega Inversini -. Fino ad ora non si sono registrati episodi critici che si erano invece verificati negli anni scorsi. Rimane comunque una situazione di disagio giovanile che si esprime in situazione di malcostume, violenza e abuso di sostanze, una situazione che va capita, gestita e affrontata. Con la Caritas fin dai tempi del Covid avevamo pensato ad unità di strada per capire il disagio giovanile e risolvere i problemi. Intercettare i ragazzi, creare un legame con loro, accompagnarli”.

Ma di che si tratterà nella pratica? A spiegarlo è Giovanni Pontali di Caritas: “Essere all’interno della movida nelle strade del centro città sia su Spezia che Sarzana. Ci sarà un gazebo identificabile dove all’interno opereranno degli educatori che inizialmente avranno il mandato di dare un’occhiata alle dinamiche che accadono. Un periodo di osservazione per comprendere come funziona la notte”. Nel comune capoluogo saranno in piazza Sant’Agostino, in una zona strategica per intercettare almeno il flusso dei ragazzi che si spostano senza apparentemente una logica dai bar ai locali: “Saremo molto poco entranti ma presenti in caso di richieste d’aiuto. Vuole essere un supporto per chi ha bevuto troppo e si trova disorientato, per chi ha perso il telefono e vuole parlare coi propri genitori. Da qui poi un possibile accompagnamento ai vari livelli per poterli guidare verso un percorso successivo”. Quello che fu il chill-out degli anni 90 fuori dalle discoteche è stato rivisto nella chiave moderna: “C’è una tenda al chiuso in sicurezza. Ci diamo un periodo finestra estivo e a dicembre in prossimità del Natale, momenti di massimi flussi giovanili. Cercheremo di capire se la tenda sarà itinerante anche perché la mappa cambia sempre velocemente”.

Per ora la sperimentazione riguarderà la serata del venerdì nella fascia compresa fra le 20 e l’una senza “andare molto in là nell’orario notturno dove si incontrano altri tipi di disagio”. Ci saranno due numeri telefonici a disposizione e “una rete associativa che si occupa di questi aspetti – chiarisce Laura De Santi – con l’aiuto di psicologi e altre unità di strada. L’idea nel futuro è quella di formare anche ragazzi più giovani che siano più vicini anche anagraficamente a chi è in piazza”. Sì perché quando si parla di ragazzi, non si parla di ventenni, ma di 13-14enni a dimostrazione di quanto sia molto cambiata la vicenda rispetto a un ventina di anni fa: “Il Covid ha buttato fuori disagi che erano latenti nella testa dei nostri ragazzi – conclude Pontali -. Il Terzo settore si pone in ascolto, le vecchie strategie non funzionano più. L’abbassamento dell’età delle prime esperienze è una questione: l’approccio al sesso, la conoscenza delle sostanze, il mutare del mondo intorno alle generazioni. Vogliamo lavorare anche sulle seconde e terze generazioni dei cittadini stranieri”. Ben sapendo che la questione è trasversale e riguarda tutte le classi sociali. Più precoci e inevitabilmente più fragili.