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Stazioni di monitoraggio per ascoltare i cetacei, anche l’Amp delle Cinque Terre nel progetto
Foto di L. Pintore

Rafforzare il ruolo dei parchi marini quali sentinelle del cambiamento climatico e attori chiave nel monitoraggio acustico delle specie del Santuario  dei cetacei Pelagos: questo l’obbiettivo del progetto Claps (Climate Adaptation Pelagos Sanctuary), che vede tra i suoi partner l’Area marina protetta delle Cinque Terre, che fa squadra con le Aree marine protette di Portofino, Isola di Bergeggi, Secche della Meloria, Capo Testa, con i parchi nazionali Arcipelago Toscano, Asinara e Maddalena, con l’Area di tutela marina di Capo Mortola, l’Università di Pavia, Nauta srl e Menkab: il respiro del mare. L’attività prevede il posizionamento di stazioni fisse di monitoraggio, sia per la temperatura dell’acqua, sia per l’ascolto dei cetacei attraverso idrofoni, che permettano di iniziare a comprendere gli effetti dell’innalzamento della temperatura sui cetacei e l’impatto del rumore sugli stessi.

“La tutela dei mari e degli oceani rappresenta la sfida e l’obiettivo da raggiungere su scala globale – si spiega nell’illustrazione del progetto sul sito del Parco nazionale delle Cinque Terre -. Il bacino del Mediterraneo è stato identificato come hotspot di biodiversità a rischio climatico, con temperature del mare che aumentano più rapidamente rispetto ad altre aree e con ondate di calore marine, siccità e inondazioni costiere sempre più frequenti. E’ dimostrato che le aree marine protette, se efficacemente gestite, possono rappresentare soluzioni basate sulla natura per l’adattamento al clima, fornendo rifugi e aumentando la resilienza di habitat e specie ai cambiamenti climatici. Più efficace è la protezione, più gli organismi e gli ecosistemi saranno in grado di far fronte e continuare a sostenere zone di pesca produttive e altri servizi ecosistemici”. Si legge inoltre che “è stato dimostrato che una balena è in grado di determinare l’assorbimento di enormi quantità di CO2, contrastando l’aumento delle temperature globali e con una valore medio stimato, in termini di servizi ecosistemici, pari a 2 milioni di dollari. Si parla anche di ‘effetto fertilizzante’ delle balene, in quanto, dopo essersi nutrite in profondità, ritornano in superficie ridistribuendo sostanza organica (nutrienti come ferro e azoto) alla base della produzione primaria. Una grande balena assorbe in media 33 tonnellate di CO2”.