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L’overtourism alle Cinque Terre non è una certezza ma mancano dati. La necessità: spalmare i flussi in termini di luoghi e tempi

Overtourism alle Cinque Terre? Nì perché: la pressione è fortissima non ovunque e per tutto l’anno. C’è da dire anche che il termine, spesso utilizzato per quantificare la pressione su un territorio, è il più immediato per evidenziare una condizione di convivenza non sempre felice tra turismo e popolazione. Infine, se la comunicazione dei dati tra realtà coinvolte fosse più completa la risposta da “nì” potrebbe cambiare. Il tema è chiaramente molto complesso ed è stato illustrato questa mattina al Castello di Riomaggiore in un evento per gli imprenditori organizzato da Cna la Spezia con il settore Turismo. A illustrare i dati dello studio sono stati la professoressa Claudia Burlando del Dipartimento di Economia dell’Università di Genova e Centro Italiano di Eccellenza sulla Logistica i trasporti e le Infrastrutture e il dottor Tiziano Pavanini, assegnista di ricerca del Centro Italiano di Eccellenza sulla Logistica i trasporti e le Infrastrutture Università di Genova.

L’analisi dell’Università di Genova è durata otto mesi e la ricercatrice Claudia Burlando a margine del convegno ha spiegato: “Non si può parlare di overtourism dodici mesi l’anno e neanche su tutti i luoghi delle Cinque Terre. Sono presenti sicuramente dei picchi molto forti che connotano una situazione di overtourism in alcuni periodi specifici, ci sono luoghi più critici rispetto ad altri. L’obiettivo che deriva da questo lavoro è attuare strategie comuni alle Cinque Terre ‘intere’ per distendere questi flussi mantenendo l’entità e dimensione di questo turismo ma distendendola meglio nei luoghi e nei tempi dell’anno. Un aspetto importante sono gli strumenti che si possono ipotizzare: una raccolta dati più sistematica e coerente della metodologia di raccolta e un livello più ampio di comunicazione strategica e condivisione degli strumenti da adottare che poi, certamente, diventeranno di regolazione oppure di tariffazione ma certamente non su tutto il periodo dell’anno e in tutti i luoghi”.

Il possesso di tutti i dati e non frammentati è centrale. A sottolinearlo anche il presidente di Cna Massimo Giacchetta: “La questione sarebbe facilmente superabile dalla volontà reale di quantificare le presenze per poi arrivare ad un’unica e sola piattaforma di prenotazione. Questo territorio è un bene prezioso, Parco nazionale e Patrimonio Unesco, va tutelato e goduto. Non si merita decisioni imposte. Va tenuto conto, come detto, che i titolari d’attività in questi borghi sono i residenti, sono le comunità stesse dei paesi. Dobbiamo essere cauti e rispettosi di tutti gli elementi che lo compongo, anche a livello sociale. Per questo occorre fare valutazioni su base scientifica come realizzato con l’Università di Genova. Tenendo conto che ogni singolo studio e approccio che si basa sui singoli confini amministrativi risulta parziale e non in grado di gestire al meglio il tema. Emerge che occorre prima recuperare i dati su presenze, flussi, mobilità e poi trovare delle modalità di gestione e tariffazione. È stato fatto il contrario. La sperimentazione in atto su Venezia – con tassa d’ingresso per un totale di 29 giorni ‘rossi’ l’anno – potrebbe rappresentare una valida proposta. Si dovrebbe incentivare chi soggiorna e fa trekking e allunga la sua visita sul territorio questo è un bene per Non possiamo permetterci ulteriori rinvii rispetto a quanto già richiesto dalle associazioni di categoria in rappresentanza degli operatori. Chiediamo una diminuzione delle giornate rosse e l’esclusione dagli aumenti tariffari delle Cinque Terre Card con validità più giorni perché rappresenta un incentivo al turismo stanziale rispetto alle presenze di giornata”.

L’esigenza di commissionare questo studio è partita da Cna l’anno scorso anche alla luce delle numerose immagini di “pienone” che giravano su media e social. Valentina Figoli di Cna Turismo ha spiegato: “Nell’estate del 2023 a fronte delle comunicazioni di pressione turistica davvero importante nelle Cinque Terre abbiamo sentito la necessità di studiare il fenomeno. Non potevamo farlo solo con i nostri mezzi e quindi abbiamo commissionato all’Università di Genova lo studio di ricerca che analizzasse i dati in possesso dagli enti comunali e dell’Osservatorio della Regione. L’obiettivo era dunque comprendere e capire se si potesse parlare di pressione turistica, in quali contesti e capire cosa fare per trovare una soluzione, pur non avendo abbastanza dati, per confermare l’overtourism. C’è comunque una percezione da parte della cittadinanza, degli imprenditori e degli enti comunali di un traffico turistico che non è più in sintonia con il territorio e quindi sicuramente qualcosa si può fare”.
Di strategie per le Cinque Terre se ne parla da tempo, lo studio genovese ha scientificamente mostrato dei punti fino ad oggi “percepiti” uno di questo è la mancanza di condivisione dei dati. Una delle soluzioni proposte è l’adozione di una piattaforma unica per le prenotazioni.

Di strategie per la gestione dei flussi il Parco nazionale delle Cinque Terre ne è cosciente e tramite uno studio Mic Hub e sono nate iniziative pluriennali. Il direttore del Parco nazionale delle Cinque Terre, Patrizio Scarpellini ha spiegato: “Lo stesso problema della condivisione dei dati era stato analizzato prima della redazione dello studio di Mic hub che ha evidenziato la necessità di creare un ‘dashboard’ in modo che i dati stessi siano correlati tra di loro e leggibili nella stessa maniera per essere poi elaborati e tirare fuori un modello in grado di prevenire l’afflusso ai borghi durante tutte le giornate. Su questo piano stiamo già lavorando, stanziato delle risorse e avviando con Liguria digitale la progettazione per arrivare a questo risultato. Riteniamo che possa essere davvero molto importante, soprattutto per i gruppi, che non arrivino tutti nel solito momento come è accaduto nel sabato della scorsa Pasqua. Anche i tour operator potrebbero usufruire di questa programmazione pensando anche alla godibilità della visita”.

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