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Chiamata 15 – Archivio Sergio Fregoso
Courtesy Archivio Sergio Fregoso

Il dibattito attuale interno all’arte contemporanea è spesso incentrato sull’emersione di figure che non hanno avuto modo di fare sentire e conoscere la loro voce. Pertanto, qualunque tipo di istituzione locale, nazionale o internazionale, si prodiga nel presentare opere di artisti provenienti da luoghi lontani, che tengano conto di etnie diverse e di situazioni identitarie fluide. Se questo contribuisce ad ampliare gli orizzonti dello Zeitgeist in cui viviamo, anche se non necessariamente riempiendolo di esperienze qualitativamente significative, molto più importante, mi pare, il lavoro che Archivi, Estate, Fondazioni e Istituzioni di vario tipo fanno per impedire che vadano perdute le opere e le testimonianze teoriche degli artisti, soprattutto di coloro che in vita non abbiano ricevuto il riconoscimento allargato che meritavano.

E’ un lavoro lungo e difficile, insidioso ma appagante, quello di riordinare e dare un senso a quanto resta della quotidianità di un lavoro artistico, che molto spesso è frammentato negli intenti, continuativo nell’ossessione verso l’oggetto d’indagine, immenso nella quantità di opere prodotte.

Sara Fregoso, con Gianluca Zonza, ha deciso di affrontare questa impresa temeraria e ha messo online il 25 aprile 2024, con una cerimonia non rituale di celebrazione della Festa della Librazione, il sito dedicato all’attività di fotografo di suo padre, Sergio, nato alla Spezia nel Quartiere Umbertino nel 1927.

Il sito www.archiviosergiofregoso.it è articolato in tematiche che scorrono nel menù a tendina – Autobiografia, Didattica, Finestre, Provinatura, Gruppo AV 70, Immagini sonore, solo per citarne alcune – e che danno modo di comprendere la vastità della produzione di Fregoso e la complessità della sua impostazione teorica. Entrambe sono connotate da una partecipazione empatica e militante e ogni immagine che lui ci ha lasciato è la ripetizione infinita di questa sua presenza, del suo rispetto per tutto quello che sta davanti alla macchina fotografica, per un uso semplicemente raffinato di tutta la tecnica che aveva a disposizione dagli anni Cinquanta al 2003, anno della sua morte.

Navigare sul sito, inteso, in questa prima forma digitale, come un insieme di materiali per la ricerca e lo studio dell’ampio patrimonio culturale che Fregoso ci ha lasciato, restituisce un ritratto del fotografo spezzino e un ritratto della sua, nostra città, La Spezia, e ci aiuta a costruire uno sguardo inedito e individuale su un qualsiasi luogo, una qualsiasi città.

 Courtesy Archivio Sergio Fregoso

Alcuni dei professionisti culturali più interessanti emersi nella nostra città e nella sua provincia, hanno per anni frequentato e dialogato con Sergio Fregoso, la cui attività didattica non si limitava ad introdurre alla magia dell’immagine fotografica gli alunni delle scuole spezzine, ma ha permeato, attraverso la sua voce pacata – di cui abbiamo ampia memoria nel sito – e la sua discreta presenza, diverse generazioni di spezzini e il loro modo di guardare il mondo.

Aver istituito l’Archivio Sergio Fregoso come luogo digitale permette a tutti coloro che cliccheranno sulla riga blu di questo testo o che lo cercheranno sui motori di ricerca in internet, di avere esperienza della forza espressiva insita nella ricerca del fotografo spezzino, imparando dalle sue fotografie, dai suo scritti e dalla sua parola raccolta in interviste e audiovisivi, un metodo per guardare criticamente e appassionatamente a ciò che ci circonda, mentre rimane ancora irrisolto quanto da lui intuito già alla fine degli anni Settanta del Novecento ed oggi così estremamente attuale: “Se è vero che ci sono più immagini di cose che cose, se è vero che ogni anno si scattano nel mondo 1 miliardo di fotografie Polaroid allora è bene che noi facciamo i conti con queste cifre e ci chiediamo che tipo di modello culturale noi offriamo alla gente quando la invitiamo a leggere le nostre immagini”.