“Ieri oggi domani” per Galleria Sella. Ozmo: “Non importa a chi appartengano quegli occhi, devono diventare un simbolo di pace”
“Qualcuno sostiene che siano i miei occhi, ma non è così”. Con una battuta l’artista Ozmo ha raccontato, a margine del taglio del nastro ufficiale di questa mattina, la sua “Ieri oggi domani” che darà il benvenuto a coloro i quali entreranno a visitare Galleria Sella, un tempo rifugio dai bombardamenti oggi plesso museale dove per un attimo si può condividere anche l’angoscia del rumore assordante e devastante di una città martoriata dalle bombe. Alla fine di ogni guerra subentra, anche se per poco, un momento di pace e l’artista Ozmo ha voluto incastonarlo un un paio d’occhi gioiosi, infantili, ricolmi di speranza. Non hanno sesso e portano a loro delle sfumature di azzurro.
L’opera era già stata notata nei giorni scorsi da numerosi cittadini che l’hanno immortalata e, in alcuni casi, diffusa sui social. Superata la curiosità e senza spiegazioni ufficiali, questa mattina l’opera è stata svelata con un piccolo intoppo e senza nessun “via ufficiale”, il telone è quasi caduto quasi all’improvviso. Poco prima, sia Ozmo che il sindaco Peracchini davanti a una platea di bambini, cittadini e rappresentanti delle istituzioni culturali locali hanno esposto l’opera e il suo significato.
“L’opera realizzata da Ozmo all’ingresso dell’ex Ricovero Antiaereo Quintino Sella – ha detto il sindaco – amplifica le emozioni che si provano al suo interno, dove la simulazione del bombardamento del 18 aprile 1943 ci consente di vivere l’intensità e la paura di quei drammatici momenti sulla nostra pelle. Gli occhi di quel bambino parlano ad ognuno di noi e ci caricano di responsabilità, sono occhi sorridenti, pieni di speranza e di vita. Le azioni dell’uomo però spesso sono capaci di realizzare immani tragedie e togliere ogni luce dallo sguardo delle persone, compresi i più innocenti. Il nostro dovere è lavorare e impegnarci per la pace e quest’opera è qui a ricordarcelo ogni giorno. Ringrazio Ozmo per il suo lavoro e per questi giorni qui alla Spezia.”
In aggiunta ai giorni scorsi la firma dell’artista all’inizio della scalinata lato Via Prione. A margine della presentazione Ozmo ha spiegato, oltre all’appartenenza di quello sguardo, le tecniche utilizzate. “C’è chi dice che siano i miei occhi da bambino – racconta sorridente – ma non li sono. Ho fatto una serie di prove, realizzo sempre delle bozze in digitale perché per contestualizzare devo sempre creare queste sovrapposizioni, per controllare poi con l’area pittorica come risultano determinati soggetti e composizioni. Alla prima ho preso questa immagine e l’ho riprodotta: era perfetta. Potrebbe essere un bambino, una bambina: l’importante è che siano diventati un simbolo, al di là di dove le abbia prese. E’ la trasformazione di un’opera che diventa iconica”.
Con un atto pubblico, firmato dall’amministrazione, è stato concesso per la prima volta in via ufficiale uno spazio cittadino all’arte sui muri firmato da un artista conosciuto a livello internazionale. Questo avviene in una città ormai non più giovanissima, quindi tra le incognite era sottintesa l’accoglienza dell’opera stessa.
“Sono contento di aver lavorato qui – aggiunge -. Ho già fatto le prime mostre museali in Italia e anche in Europa, bisogna anche considerare Keith Haring, Basquiat: erano street artist e graffitari. Io credo che l’arte, anche di provenienza underground, tiene botta e viene accolta in contesti diversi, se resiste all’urto diventa semplicemente arte. Io cerco anche di rifiutare le etichette io dico sempre che preferisco farmi chiamare artista. Nella mia carriera ci sono state numerose vicissitudini, sono citato nella Treccani… forse sono già vecchio (ride, NdR)”.
“Ieri oggi domani” ha una particolarità sfrutta “l’effetto Monna Lisa”. “Si crea l’illusione dello sguardo che ci segue, ma trasforma le pareti laterali in uno spazio di luce radiante celeste – ha detto l’artista durante la presentazione -. È un’opera che può essere pienamente apprezzata solo di persona, poiché le foto non riescono a catturare la dinamicità del bambino che sembra girare la testa per seguire lo spettatore, generando un forte impatto emotivo. Il simbolo del bambino è atemporale e incarna tutte le generazioni, come suggerito dal titolo, evocando Pace e purezza e apertura, rappresentando una visione ottimista del futuro. Quest’opera trasforma la memoria di guerra e distruzione della città in un messaggio universale di rinnovamento e speranza”.
L’opera di Galleria Sella dovrà essere anche manutenuta nonostante l’artista abbia utilizzato particolari vernici particolarmente resistenti. Ieri, oggi e domani dovrà fare i conti anche con le infiltrazioni d’acqua. L’artista e il suo team hanno segnalato la cosa e sono anche intervenuti con del cemento per proteggere il lavoro. I raggi ultravioletti sono un altro elemento che potrebbe infastidire l’opera ma c’è un ma.
“Fortunatamente questa zona – ha aggiunto Ozmo – non è così esposta ai raggi ultravioletti però comunque abbiamo fatto una protezione. Cerchiamo sempre di creare un’opera che duri il più possibile. Vincono sempre il sole e la pioggia (ride, NdR), non c’è niente da fare”. Gli è stato chiesto: “Ma quindi prima o poi dovrai tornare?” Si è congedato sorridendo e concedendosi una battuta: “Mi fa sempre piacere tornare, ma speriamo di vederci tra 10 o meglio 15 anni”.










