cosa si fa nel nuovo centro di ricerca
|Polo subacquea, droni che traggono energia dalle onde e sorvegliano le reti sottomarine
Pubblicati i primi quattro bandi di ricerca scientifica per il centro di San Bartolomeo, per un valore di circa 25 milioni di euro cofinanziati fino al 50%. Il Polo avrà diritto a royalty su eventuali brevetti che nasceranno e acquisirà la proprietà intellettuale in caso di motivi di sicurezza nazionale.
Uno sciame di droni autonomi che sorveglino le infrastrutture sottomarine, dai metanodotti alle dorsali di internet, rimanendo in mare fino a sei mesi senza bisogno di manutenzione, recuperando energia dal moto ondoso per limitare i consumi, utilizzando algoritmi sofisticati per identificare eventuali minacce e trasmettendo i dati nel più breve tempo possibile in superficie. Parte da qui la storia del Polo nazionale della dimensione subacquea, inaugurato lo scorso dicembre nell’area dell’ex Mariperman e arrivato al fatidico momento della pubblicazione dei primi bandi di ricerca.
La prima “traiettoria tecnologica”, nei termini del comitato interministeriale che indirizza i campi di ricerca dell’entità di San Bartolomeo, del Pns punta a dotare l’Italia della tecnologia per creare un sistema di controllo dello spazio subacqueo attorno alla Penisola, verso cui convergono le grandi dorsali di internet e almeno tre gasdotti di importanza strategica. Quattro i bandi di ricerca pubblicati recentemente per un importo massimo di 24,8 milioni di euro, di cui fino al 50% a carico del Polo stesso, e durata di due anni.
Un primo bando da 6.8 milioni di euro si rivolge alla creazione di una rete di sorveglianza subacquea fatta di veicoli a guida autonoma e sensori in grado di comunicare tra di loro, con stazioni di ricarica sottomarina che serva ai droni per ricaricare le batterie e comunicare i dati raccolti attraverso una rete cablata ed eventualmente anche attraverso boe. Un secondo bando da 6.8 milioni di euro svilupperà un sistema di lancio e recupero dei veicoli subacquei autonomi da installare sulle piattaforme di superficie, tipicamente navi. Quattro i tipi oggetto di studio: a gru, a bracci estensibili, a slitta o attraverso un cassone che viene immerso in mare.
Di carattere informatico il bando da 5.9 milioni per creare un software di interpretazione dei segnali acustici registrati in mare dai sonar passivi, nell’ottica di scoprire eventuali minacce e localizzarle con precisione. Quante “orecchie” servono per sorvegliare gli abissi e in che modo sincronizzarle? Questa una domanda a cui si tenterà di dare risposta. Infine altra direttrice di ricerca riguarda lo sviluppo di un sistema di propulsione a basso consumo energetico per veicoli autonomi subacquei o di superficie, che riesca a risparmiare almeno il 20% di energia rispetto ai sistemi attuali sfruttando vento, moto ondoso o correnti con una tecnica chiamata energy harvesting. Questo progetto vale fino a 5.3 milioni di euro.
Tutti settori di ricerca operabili “in contesti sia civili sia militari”, specificano i bandi, essendo le aziende potenzialmente interessate a partecipare d’altra parte non necessariamente legate al solo settore difesa. Interessante anche l’aspetto dei brevetti che potrebbero scaturire. La formula del cofinanziamento permette al Polo della subacquea di acquisire il diritto “non esclusivo e gratuito” di utilizzare gli sviluppi degli studi per ulteriori attività di ricerca e di ricevere “royalty nel caso di fornitura a terzi di prestazioni direttamente derivate dal progetto oggetto del contratto”. In pratica un sistema di finanziamento indiretto. Al Pns infine la prerogativa di “acquisire la titolarità della proprietà intellettuale” nel caso di “risultati di ricerca sensibili in termini di sicurezza nazionale”.












