Le nuove indagini del commissario Borachia
|Flat tires
Racconto a dispense, terza e ultima parte.
C’è un sole pallido a metà della mattina invernale, ma nel Mediterraneo è con evidenza efficace per chi lo sa vedere, lo sa sentire amico per qualsiasi cosa faccia, per forza o per amore. La donna e l’uomo sono usciti dal medesimo luogo di lavoro approfittando di una pausa, e concordano nel dirigersi verso il bar elegante a tre minuti di cammino, di fronte alla scuola, dall’altra parte della piazza. Scelgono, nonostante il freddo più frizzante che pungente, un tavolino esterno: per mantenere su di sé quel sole, per avere la luce naturale quando si guardano, per non parlare mentre altre persone parlano non lontano e altre ancora al chiuso ascoltano i loro discorsi. Riguardo al mettersi in vetrina agli occhi altrui come – ovviamente – amanti: chissenefrega.
“brindiamo con un prosecchino?” la donna guarda l’uomo perplessa
“si può brindare anche col cappuccino. E poi perché dobbiamo festeggiare?” l’uomo la guarda accigliato, pur in modo autoironico
“sai che giorno è oggi?” la donna sospira: un lungo sospiro come se si lamentasse di dover riconoscere l’evidenza, essendo sfumata la speranza che l’uomo non ricordasse lui la data e che l’incontro fosse del tutto casuale
“sì, ricordo”
“è stata una cosa bella”
“credo di sì…sì direi di sì” l’uomo ride un poco a bocca chiusa soffiando l’aria dal naso: quelle due o tre espirazioni che affidano al riso il compito di svelare un’idea erronea
“perché ridi?”
“no: pensavo che cosa penserebbe un estraneo che ci sentisse” la donna fa spallucce, e un’espressione banalizzante e lievemente divertita
“che stiamo ricordando un incontro d’amore, o di sesso o di entrambe le situazioni particolarmente significativo”
“beh non eri male”
“ora invece?”
“ora anche meglio”
“scemo” arriva il cameriere, che li conosce benissimo, e loro scelgono definitivamente il cappuccino, per entrambi; arriva abbastanza presto, e quando la donna si è fatta i primi baffi col primo sorso, riprende lei il dialogo:
“ma come ti sarà venuto in mente, dire a un’estranea voglio che diventiamo amici, subito” l’uomo abbassa gli angoli della bocca significando mi sembra normale. Poi lo dice:
“mi sembra un atteggiamento del tutto normale”
“ma qualsiasi altra donna ti avrebbe subito mandato a quel paese, dando per scontato che il tuo fosse un primo approccio per il tuttisalmifinsconoingloria ! ”
“vedi che era del tutto naturale! Tu non l’hai pensato -che ci provassi- e hai detto di sì!”
“è che mi accorsi che non stavi usando un metodo: stavi domandando punto e basta, e esattamente il contenuto della domanda” l’uomo ripensa al magmatico e ferreo confine tra esistenza, ostensione e definizione a parole, con cui molti pensatori del ‘900 si divertono; i due stanno ancora un po’ in silenzio mentre il latte dei cappuccini si assottiglia sottratto alle tazze dalle loro bocche , poi è la donna a parlare:
“mi hai invitato al bar per questo?” l’uomo si fa più serio, per un attimo addirittura triste:
“purtroppo no” la donna si incuriosisce
“purtroppo?”
“anche se mi stavo abituando a questa idea”
“che vuoi dire?”
“perché lo hai fatto?”
“fatto cosa?!?” l’uomo sorride: ha ottenuto di sapere che non ci si sta giocando un solo volto delle realtà che ci compongono
“rovinare la scuola per dieci anni consecutivi”
“ah! Mi hai portato qui per questo, dunque! quando smetterai di vedere la tua opinione come l’unica giusta?”
“figurati, sai che soddisfazione! Veramente ti ho portata qui per un’altra cosa ancora, ma andiamo avanti…”
“in questi anni ho svecchiato quel posto” la donna indica col mento la scuola, poco lontana, di fronte a loro, ben visibile ai loro occhi
“sai che senz’accorgertene hai detto la verità? il vecchio non conta più niente: è una minestra da mangiare e una finestra da saltare: una cambiale da pagare e poi dimenticare…in realtà la promessa era di occuparsi un po’ del vecchio, a cui non bada nessuno”
“se non ci badano, una ragione ci sarà”
“certo, ma non è detto sia quella giusta!”
“tu ti senti il depositario del Verbo, vero? della Verità” l’uomo la guarda fisso, con calma:
“ti sbagli: ci son mille verità, con la v minuscola ma reali, che vanno conosciute: io sono uno dei facchini di quelle; ma per conoscerle ci vuole tempo, calma, disponibilità: sai per quanto mi hai impedito di farlo, ultimamente?”
“?”
“con una classe, un mese e mezzo continuato: tre quarti della classe di là, un quarto di qua, e poi tutta di su, e poi metà di giù”
“sono cose che abbiamo votato e deciso tutti quanti”
“già! un bel gioco molto sporco: chi direbbe a un ragazzo no, tu a New York non ci vai…poi alla fine dell’anno fai i conti, e vedi che non è andato da ben altre parti…tante…dove un tempo andavamo tutti: ci andavano sugli atlanti, nelle storie, nei versi, nei dipinti; ci sono anche posti dove non si può andare: eppure ci andavano lo stesso”
“ci si potrà sempre tornare”
“no, quei ragazzi non lo faranno: perché chi gli aveva promesso di insegnarglielo gli sta dicendo in silenzio che non serve” quel silenzio a cui ora l’uomo ha accennato, si fa reale tra i due, e dura veramente a lungo. Non è riflessione, ma constatazione che non c’è modo di incontrarsi se il punto di partenza sta non in due mondi, ma in due dimensioni diverse…
“sette giorni sulla neve per imparare a mettersi gli scarponi e a allacciarsi le scarpe; per accorgersi che si può dormire in più di uno nella stessa stanza; per aiutarsi o litigarsi in quella stanza”
“è così, non lo negherai…”
“il problema è perché non lo si fa anche senza la neve: la neve se ne frega”
“sì, vuoi litigare; peccato, era iniziata discretamente: direi di andare, pago io va’” l’uomo la blocca con un gesto della mano, senza durezza né implorazione: la sua espressione si fa quasi dolce:
“no, aspetta, solo un momento: a parte il fatto che pago io, e che ti sono grato per entrambe le parti dell’incontro, in realtà le parti sono tre” a questo punto la donna tace, si mette più ritta sulla sedia: il suo sguardo si fa serio, significativo: ha capito che c’è una cosa nuova, una cosa che la riguarda, e trattandosi di loro due, riguarda tutt’e due
“non avrei mai pensato che tu potessi rivelarti infantile, vendicativa, punitiva, magari per un momento: devo confessare che mi piaci quasi di più” lo ha detto senza cattiveria, anzi…
“Batman & Cat Woman?”
“magari… Comunque, non so se ai tempi della nostra ‘Grande Bellezza’ ti ho mai raccontato come dormo”
“no”
“ecco, dormo a tratti, e fra questi tratti sto sveglio: ci sono un sacco di cose da fare col pensiero, anche e soprattutto belle, e questo ti fa riaddormentare, riposare meglio, fare bei sogni; e poi ti risvegli, e via così: ho sempre compatito chi soffre d’insonnia, perché non è l’insonnia il problema: è come la prendono: dev’essere davvero brutto”
“neanche quando dormi la smetti, eh?”
“Non so. Beh, comunque: a volte mi alzo, perché mi piace guardare la strada di sotto: è come se dormisse ma al tempo stesso si muovesse…anzi: come se ti proiettasse un film, ma lo sceglie lei, la strada, non tu”
“e allora?”
“e allora ieri notte c’era questo, in programmazione: Flat Tires 2: la vendetta…” l’uomo estrae il cellulare e aziona una ripresa: in essa la donna, senza mezzi che la rendano irriconoscibile, quella donna, fa il giro dell’auto di lui, posteggiata sotto casa, e trafigge decisa le quattro gomme, andandosene poi tranquilla mentre l’auto si accomoda piano piano a terra” la donna guarda impassibile, il suo commento è:
“c’è gente che non passa la notte come te: avevo capito benissimo che eri stato tu a atterrare il pullman e a fermare il treno”
“nessuno ti capisce bene come una vera amica; ancora meglio quando diventa una vera nemica”
“durante il giorno mi dicevo: vabbé, ingoiamo: speriamo non esageri! ma ieri notte mi è presa così: non ce l’ho proprio fatta…”
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C’è un sole pallido a metà della mattina invernale, ma nel Mediterraneo è con evidenza efficace per chi lo sa vedere, lo sa sentire amico per qualsiasi cosa faccia, per forza o per amore. Il commissario dell’anticrimine della Città Riccardo Borachia è tra questi, e risolti gli impegni ordinari, e soprattutto sentiti e meditati gli sviluppi dei compiti assegnati alla sua squadra sulla storia del pullman e del treno, esce dalla questura solo e si incammina a piedi verso la scuola in questione.
“Buongiorno commissario!” in quella scuola lui ci è stato tre anni interi, ma molto tempo fa; ora, ci ha fatto un salto recentemente due volte, e non si è fermato tanto dentro, ma gli operatori scolastici -insomma i bidelli- l’hanno inquadrato subito, e con una certa simpatia
“buongiorno a voi: cercavo, se non disturbo, il professor ….. …….”
“è uscito una mezzoretta fa: ha un’ora di buco”
“sapete dove è andato?”
“credo -fa l’operatore di turno- al bar qua vicino insieme alla professoressa ……. …….: se lei riesce fuori può vedere il posto anche da qui”
“Ah! e…lo fanno spesso?”
“direi di no. Parecchi anni fa lo facevano molto di più” e la risposta è accompagnata da un sorriso ironico, pur non cattivo. Borachia riesce fuori, e la coppia, pur da lontano e anche per lui che non li conosce, gli appare: inconfondibile
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“e ora, che farai?”
“ti denuncerò per atti vandalici: non posseggo tre Maserati come altra gente” la donna si fa triste
“non potrei pagarti le gomme punto e basta?”
“purtroppo no Cat: in un’altra occasione accetterei; magari non vorrei manco il denaro, ma qui ci sono di mezzo anch’io: Batman e Cat Woman sono due Personaggi, due Miti, e i miti si inventano per dire qualcosa, qualcosa di significativo: non sono -come credono gli ignoranti- dei malati da psicoanalizzare: sono affermazioni forti”
“ascolta: esci da questo tuo modo di vivere e ragionare!”
“ora non posso. Tutte le volte che posso lo faccio già, lo sai”
“E…TU???” l’uomo è tranquillo
“mi costituirò -poi alza un poco lo sguardo verso la scuola, e rimane fermo così per trenta secondi buoni- “anzi non servirà: faremo tutto qui, al bar, festeggiando il nostro odi et amo” dicendo questo indica col mento Riccardo, che si sta avvicinando
“buongiorno commissario!”
“buongiorno a voi: disturbo?”
“affatto: gradisce qualcosa con noi?”
“no: non oserei mai”
“sieda comunque la prego: sappiamo perché è qua: avevo sentito dire in Città di quanto è sia intuitivo che razionale”
“non sempre riesco a tenere i due cavalli a posto”
“e pure colto vedo!”
“non esageriamo”
“le ho chiesto di fermarsi un momento perché è lei che deve sapere ancora qualcosa” Borachia siede al tavolino; il prof aziona il video. Riccardo tace; poi, continuando a tacere, guarda a lungo i due: la donna ha un’aria costernata. E’ il professore a riprendere la parola:
“quanto alle gomme sgonfie del pullman, o ai treni bloccati, sono stato io: sarei venuto a trovarla presto in questura, ma lei ha fatto prima, complimenti” Riccardo lo guarda serio
“sa quanto rischia?” l’uomo abbassa gli angoli delle labbra:
“circa un anno di galera, forse più…vede commissario: tra poco lo stato mi manderà in pensione per forza: mi giocherò un po’ di essa e di liquidazione -quando mai arriverà- con qualche principe del foro: sono incensurato e bontà altrui ho fama di onestà e lavoro indefesso. Giurerò e spergiurerò che non lo farò più, anche perché lascerò il mio ambiente, tanto bello quanto ora malato, per sempre”
“come le è riuscita con i servizi segreti?”
“oh, è una storia divertente: una decina di anni fa avevo un alunno particolarmente eclatante, divertente; tra l’altro piuttosto intelligente…si vantava in continuazione di avere un cugino nei servizi segreti, e nessuno -compreso il sottoscritto- ci credeva. Insomma questo ragazzo arrivò a propormi di farmelo conoscere in privato. Che poi che stupidaggine! mentre ci presentava l’uno all’altro, l’altro mica lo sapeva che io sapevo. Beh ci fummo simpatici, e l’altro giorno mi è venuto in mente che posseggo il numero di telefono. Non ovviamente quello che usa in servizio. Per il resto, diciamo che – per esprimerci come i ragazzi- ho intortato bene: gli ho detto che avevo sentito per puro caso due tipi che parlavano di mettere una bomba su un treno…”
“la supplente non c’entra nulla?”
“quale supplente?!?” Borachia non risponde e scuote un po’ il capo
“perché lo ha fatto?”
“il mio povero papà aveva un amico che -in ferrovia- si trovava più o meno nelle mie condizioni, per la situazione lavorativa voglio dire; era toscano, un vecchietto simpatico, ogni tanto diceva: oh! Ci voglio andà dirittoooo!!!”
“ne vale la pena?”
“mia moglie, che fa il mio stesso mestiere ma nei bassifondi, c’è andata la scorsa estate: sa quanto prende? meno della badante di mia madre, che purtroppo è mancata da poco – la mamma voglio dire; che a sua volta, da maestra elementare, in pensione prendeva ulteriormente di più…. Lei, commissario, è una persona intelligente, e ha studiato anche quello che io insegno…ancora per poco, e non solo perché mi cacciano via ope legis: perché vogliono cacciare via quello che insegno; non credo io debba stare qui a spiegarle che non sto facendo lamentele di tipo economico”
“no”
“beh, se non accetta nulla direi di andare. Tu Cat Woman che fai? vieni con noi o aspetti gli sviluppi? scusi commissario: ormai sta alla polizia decidere…” la donna tace, tristissima; fa a tempo a lanciare un breve sguardo d’amore al collega: dura pochissimo, poi si richiude in se stessa
“venite con me, andiamo a piedi insieme” fa Borachia
“ok, se si fida entro un attimo a pagare”
“certo” Riccardo si alza, fruga nella tasca del giubbotto, estrae la pipa; la accende con calma: è una pipa alla Sherlock Holmes, particolarmente contorta e ritorta; il tabacco ha un odore medio, né troppo dolce né troppo aspro.
Il professore di latino & greco più anziano della Città riesce dal bar: adesso anch’egli ha una pipa in bocca: diritta, robusta, alla Gino Cervi in Maigret.
La accende. Anche un ignorante riconoscerebbe il Lataki forte e invadente.
FINE





