Le nuove indagini del commissario Borachia
|Flat tires
Racconto a dispense, seconda puntata.
“Allora, Sandro, prima che iniziamo vuoi esternare tipo come mai la migliore squadra anticrimine di Europa si riunisce al completo per un cretino che ferma un treno a trecento chilometri dalla Città della squadra con la solita telefonata della bomba, a cui i servizi segreti -non si sa bene come l’autore della chiamata avesse i contatti- decidono di credere?”
“no, grazie, commissario: la volta scorsa mi è bastata: se siamo qui una ragione ci sarà”
“infatti c’è: il treno era quello con cui i ragazzi che hanno perso l’aereo nella puntata precedente tentavano di raggiungerne uno nuovo a Roma, per recuperare la gita in Grecia perduta, dopo avere faticosamente ottenuta una proroga dall’agenzia turistica coinvolta”
“ah!”
“i nostri amici in camice bianco hanno stabilito che la telefonata è partita una quarantina di chilometri da qui: sapete quella bella cittadina con uno stupendo duomo marmoreo infossato nella sua piazza, con marmi ancor più bianchi intorno, lontano, su impervie montagne? Da lì”
“ci avrà anche un bel duomo, commissario, ma…” Borachia alza la mano:
“sapete che odio il calcio, e la finiamo qua. Ora se permettete vorrei continuare. Abbiamo agito nella modalità più ovvia e tradizionale: la Laura e la Lietta hanno riscremato tutti gli alunni della scuola: nessuno viene da lì”
“anche perché lì un liceo c’è già…”
“oh, questo al giorno d’oggi non significa nulla: la gente si sposta: qui non mi capiscono, di là mi valorizzerebbero di più, i proff ce l’hanno con me, di là si studia meglio per diventare astronauta o fotomodella fra quattro anni, etcetcetc… magari mentre dentro pensi: di là c’è meno da studiare…”
“a proposito commissario -interviene Marco Rossi- ha sentito del nuovo liceo della Pasticceria? che ne pensa?” Borachia lo fissa a lungo in silenzio -sguardo inceneritore- poi risponde:
“penso ti dovresti mettere in lista come istruttore: cercano gente a cui piace prendere il prossimo per i fondelli; e nei momenti meno adatti”
“facevo così, per sdrammatizzare un po’” Borachia tira un lungo sospiro
“e anche sull’assenza di alunni della città del duomo, non è che voglia dire niente: ogni ragazzo di ‘sto mondo è pieno di amici/nemici: di qua, di là, di su, di giù. Senza contare- ipotesi più probabile – che il responsabile della telefonata anonima potrebbe essersi recato in un’altra città apposta; solo che…”
“che?” fa Viglietti
“solo che, quasi per caso -finalmente la Laura dà il proprio apporto- mentre lavoravamo di liste, residenze, tipi, scopriamo che una persona, un’unica persona fra gli adulti che lavorano al liceo, abita nella città dei marmi”
“accidenti…”
“è qui in corridoio che aspetta: non sa perché l’abbiamo chiamata: probabilmente pensa a qualche sospetto su suoi alunni dei più rompiscatole: è una ragazza alla sua prima supplenza scolastica; ha sei classi in cui non rientra quella dei danneggiati, e sembra che una non se la dicesse bene con loro: dispetti, messaggi di antipatia reciproca, offese…ma finora niente sopra le righe. Già così è molto impaurita” Riccardo tace
“poverina…” fa la Lietta Siro Ferrari Fazio
“perché mai avrebbe fatto una cosa del genere?” chiede Marco Rossi, come per farsi perdonare l’uscita precedente
“si compiono atti strani nella vita…perché giovani fidanzati uccidono la partner senza che nessuno ci capisca niente, sempre che siano stati davvero loro, e le indagini e i processi vanno avanti per anni, e quando finiscono nessuno è convinto che le cose siano andate sicuramente come le carte stabiliscono?” tutti tacciono
“la facciamo entrare?” fa la Laura. Borachia guarda i suoi collaboratori uno a uno, prima di rispondere:
“uscite tutti, dalla porta qua dietro. Resta solo la Fazio” gli altri ubbidiscono senza profferir parola
“dai Fazio: falla entrare” la Lietta apre la porta: una poco più che ventenne è seduta sulle seggioline plasticate appiccicate al corridoio, completamente sola: appena sente aprirsi la porta, volta di scatto lo sguardo verso di essa: è piccina, con lunghi capelli biondi vaporosi, un maglione bianco dall’ingombrante collo alto, una minigonna che porta senza strafottenza -anzi le gambe non accavallate, a ginocchia unite, ginocchia coperte dai libri appoggiati su di esse, residuo dell’ultima lezione appena terminata, cercano di diminuire l’effetto per nulla innocuo: della serie piccolo è bello- ; i tacchi – probabilmente un’abitudine fissa per diminuire l’handicap inutile della statura – più che alti appaiono enormi. La ps Lietta è colpita dall’immagine, così diversa dalla propria, a parte l’altezza per la quale se la giocano con esito incerto
“buongiorno” le dice
“buongiorno” risponde la ragazza
“è stata convocata, vero?”
“sì, ma non so perché…”
“non si preoccupi. O preferisce ci diamo del tu? io sono Lietta”
“io Gianna. Come crede meglio lei…”
“del tu va bene. Entra allora” la ragazza imbraccia i libri e la borsa; tutto questo la fa ancora più piccina
“siedi qui, tranquilla” la Lietta le sta quasi cingendo le spalle affettuosamente
“signorina…” fa Riccardo
“buongiorno”
“sa perché l’abbiamo convocata?”
“no, non mi è stato detto”
“difatti non l’abbiamo convocata: ci sta facendo una gentilezza” la ragazza fa un’espressione incuriosita e sorride stentatamente:
“so che è stato fermato il treno, ma non capisco perché io…” si interrompe e cerca di sorridere ancora con aria interrogativa
“vede signorina, quello che sto per dirle non ha alcuna importanza immediata: normale procedura…” la ragazza è terrorizzata
“la telefonata che ha fermato il treno è partita dal suo luogo di residenza”
“ma io…” Borachia alza la mano chiedendo di essere ascoltato ancora, la Lietta prende una sedia e si avvicina a lei
“questo non significa nulla, ma noi non possiamo far finta che non ci sia” la ragazza tace; impallidisce un po’. Borachia prosegue con un’espressione che significa mi fa andare avanti pian piano senza scoppiare in lacrime o dare in escandescenze?
“dove si trovava questa mattina appena passate le 8.30?” la ragazza deglutisce e ce la fa a rispondere:
“fra casa mia e la stazione ferroviaria, per venire qui, a scuola”
“ha chiamato qualcuno?” la ragazza si rasserena un poco, m solo un poco
“sì! una mia amica di Livorno! siamo legatissime e non ero ancora riuscita a chiamarla per dirle della supplenza…” solo una così ingenua e spaventata non pensa che sappiamo già tutto e lo stiamo solo arricchendo e verificando; è anche vero che le indagini tecniche sui tabulati non sono sempre proprio chiarissime, fatte così a spron battuto, poi…
“ascolti ancora signorina, e non si stupisca la prego” la ragazza sussurra
“veramente sono già molto stupita” ma non è una protesta: è una constatazione su se stessa. Borachia sa che chi gli è davanti sta pensando alla gioia della telefonata con l’amica, all’entusiasmo della prima elemosina di stato per anni di università, una elemosina che si brucia in parte fra viaggi casa-lavoro e ritorno, pause pranzo quando ci sono riunioni al pomeriggio, un primo capo di vestiario acquistato con denaro non genitoriale, mentre i genitori sono contenti solo perché lei è contenta…Borachia sa quanto questo contrasta col trovarsi all’improvviso in un ufficio della questura, mentre potrebbe essere al molo a guardare il mare d’inverno sfiorato dal sole. Borachia è marito di Gloria e amico di Alberto. Borachia stringe le labbra e si impone un atteggiamento che non ama.., chissà se anche lei, la supplente, fa così quando, mentre tende il braccio in alto sulla lavagna per spiegare nel migliore dei modi passaggi difficili strastudiati il giorno prima, sente risolini, sente apprezzamenti sottovoce, sente chiedersi a metà di una frase ben architettata proofe poosso usciiree?, mentre lei ha paura di voltarsi e trovare un bel pezzo di classe senza quaderno degli appunti aperto, e il mascellone più grosso con la mascella appoggiata alla mano che quasi dorme, mentre gente che non ha mai messo piede in una classe manda gride su come migliorare l’ offerta formativa… interessando i ragazzi:
“senta signorina: lei è adulta, ora ha anche un’esperienza di responsabilità: le ho mandato una donna non in divisa a aspettarla fuori da scuola per non metterla in difficoltà, le ho detto che ci sta facendo un favore, e niente per ora viene verbalizzato, le ho messo, qui, alle costole la più dolce questurina del ministero degli Interni (la Lietta sgrana un po’ gli occhi e sorride): non basta?” la ragazza stringe le labbra in un modo diverso dallo stesso gesto del Borachia, annuisce una sola volta, come a riconoscere che l’altro ha ragione e che lei è disponibile a rispondere ancora. Riccardo va avanti:
“riprendiamo: lei conosce qualcuno…un parente, un amico, un’amica, che abbia a che fare in qualche modo con le forze dell’ordine?” la ragazza non fa passare neanche un secondo:
“certo! Ho un cugino tenente dell’Arma! da ragazzi eravamo amici, poi a un certo punto è sparito. Non so nemmeno se il suo numero è sempre lo stesso: ma ieri…ieri ho provato a chiamarlo, sempre per dirgli della supplenza!”
“ah!” fa Borachia. La Lietta Siro apre un sorriso largo come un’anguria; la profe in erba incomincia a guardare, interrogativa, un po’ il commissario, un po’ la questurina…
“e di questa sua conoscenza ha parlato con qualcuno in questi giorni, per caso?” la ragazza ostenta stupore:
“sì…sì! con un collega a scuola: uno anziano! molti ce l’hanno con lui, ma a me è simpatico”
“mi può scrivere su questo pezzettino di carta i nomi di entrambi? Del cugino tenente e del collega?” la ragazza aspetta un poco, schiude le labbra come per una domanda, poi rinuncia, annuisce e esegue
“e ora? cosa succede?”
“niente, almeno per ora”
“per ora?!?” la tensione accumulata non può più stare sotto controllo: la ragazza scoppia in lacrime:”io…io ho da lavorare! da prepararmi…era così bello! io non c’entro nulla, davvero!” Riccardo fa un cenno alla Lietta Siro; questa accarezza una mano alla ragazza, e usando quella mano la tira su, le porge i libri (non si era mai tolta la borsa dalla spalla) e le due spariscono nel corridoio, un bel po’ di sedie più in là. Riccardo tira fuori il cellulare:
“sì, Sandro: tornate tutti qua”
_._
“bentornati a tutti: ora la Lietta vi riassume il contenuto dell’incontro: prego” la Fazio ubbidisce a puntino
“lei non c’entra niente”
“anche secondo me” etc.; sono quasi tutti d’accordo. Ma la Fazio ha qualcosa da dire:
“io commissario, faccio l’avvocato del diavolo; ha visto come mi sono comportata”
“sì ho visto: continua”
“supponiamo che una si faccia il cosiddetto per far bene, e dei petuzzi pieni dei soldi del paparino e degli intingoli della mammina non solo le diano poco retta, ma passino all’offesa. Cioè, più che offesa, a dirti senza dirtelo: sei qui per caso, poi torna quella che ci boccia o ci promuove, non conti nulla.
“mm…mmm”
“e che a un certo punto questi se ne vadano in Grecia facendoti maramèo…”
“ma finiscila, Lietta!” fa Marco Rossi
“ho detto prima…!” Borachia alza la mano dell’oratore romano:
“siamo qui a dare ogni apporto possibile e immaginabile, o a sfornare riedizioni dello scontro maschile femminile?”
“cerchiamo di ragionare -prosegue Marco Rossi più calmo- sono giovani, si giocano tutto. Sono contenti anche con le umiliazioni. Aspettano il fine settimana per cose belle…e si mettono a rischiare l’arresto o comunque grossi guai, e per cosa?!? magari un anziano, uno che non ha niente da perdere…” Ricardo ha come una folgorazione:
“cos’hai detto???”
“ho detto…”
“Laura! mettiti al pc: va’ sul sito del liceo, senza disturbare nessuno, qui insieme a noi” dopo un minuto la Laura fa:
“ci sono…”
“ora vai sull’organigramma: c’è di sicuro”
“eccolo”
“becca i prof. dai sessanta in su”
“non c’è l’età”
“anzianità di servizio lì. Leggi i cinquanta nomi a voce alta: voi orecchie aperte: tra i vostri facebook, mail, tutto quello che vi pare voglio gli ultrasessantenni!” la cosa dura un quarto d’ora buono: alla fine vengono fuori sette persone
“ora, Laura, inizia a squinternare le loro funzioni lì dentro: voglio chi non si occupa di niente: niente incontri, festicciole, orientamento, incarichi speciali…” tutti in silenzio attendono la Laura un altro quarto d’ora
“Commissario: ce ne è uno solo…”
“buona serata a tutti: approfondite la faccenda. Vi voglio tutti qui domattina alle 7 per confermare tutto o meno. Grazie per la collaborazione…”
Fatti, personaggi, luoghi e parole della puntata sono puro frutto della fantasia dell’autore: ogni corrispondenza con realtà è da considerarsi del tutto casuale.





