Il peso del piccolo commercio. Casarino: “Si pensi anche all’investimento della tassa di soggiorno per sostenere attività del centro e delle periferie”
Il segretario generale della Camera di commercio: “Non esistono ricette per risolvere i problemi, siamo tutti sul banco degli imputati, ma è necessario lavorare insieme. Le trasformazioni si possono subire o governare: io credo che debbano essere governate e non bisogna avere paura di perdere consensi”.
La Spezia ha chiuso il 2023 con 1.974 aziende attive, di queste 703 sono nella ristorazione e 1.271 nel commercio al dettaglio, ma facendo un salto indietro nel tempo, al 2009, la situazione di presentava diversamente: la ristorazione ne contava 564 e il dettaglio 1.517. In 15 anni quindi si vede, in maniera evidente la crescita della prima e la decrescita della seconda. In questo lungo arco temporale solamente il 2012 fu un anno di forte crescita in entrambi i casi con 602 attività di ristorazione e 1.581 nel commercio al dettaglio. Il “peso del cibo” e tutte quelle realtà ad esso collegate, complice il turismo, non hanno mai smesso di crescere mentre per i negozi il calcolo è diverso: un sesto della cifra originale è sparito. Ma questo cambiamento non passa solamente dal centro città ma si allarga fino alle periferie: dove il piccolo commercio ha un peso specifico differente perché crea aggregazione e aiuta a mantenere il tessuto sociale. Senza di esso i quartieri diventano dormitori, con tutto quello che ne consegue. Il numero totale delle chiusure, comunque, va rapportato anche ad un altro fattore: gli anni di “picco” per la cessazioni sono da collegare al post Covid, molte imprese (già in crisi prima della pandemia) con i ristori hanno stretto i denti e nonostante le erogazioni non sono bastate per sopravvivere.
Riparte da qui l’analisi su quanto sta accadendo alla Spezia con i grandi cambiamenti in corso, a partire dall’esplosione del turismo. I dati sono stati forniti dalla Camera di Commercio Riviere di Liguria e approfonditi assieme al segretario generale Marco Casarino, contattato da Città della Spezia, dal quale arrivano una serie di spunti basati sulla cooperazione tra enti, tutti chiamati in causa per una crescita strutturata della città con la possibilità di non perdere dei pezzi per strada. In tutto questo però c’è uno sfondo globale: la crisi del piccolo commercio non è solo un fatto spezzino, ma globale ed è l’ennesimo segnale che i tempi cambiano.
Nella sua analisi, Casarino precisa che: “Se ci chiedessimo qual è la ricetta per riqualificare una rete commerciale, la risposta non sarebbe una e semplice. Gli slogan non sono sufficienti, dovremmo chiederci per il centro città se siamo in grado di attirare particolari marchi, come si possa sostenere il valore delle attività, valorizzare quelle eroiche che abbiamo ancora dopo decadi, senza dimenticare le strategie per promuovere le attività. Non è una risposta ma una suggestione pensare di poter investire la tassa di soggiorno per sostenere il centro e le periferie. E’ fondamentale non pensare che ci siano colpevoli o salvatori, perché nessuno ci azzecca, ma è fondamentale che tutti gli interolocutori a partire dalle amministrazioni passando da enti e associazioni, anche la Camera di commercio è al banco degli imputati, lavorino insieme. Le trasformazioni si possono subire o governare: io credo che debbano essere governate e non bisogna avere paura di perdere consensi”.
Se si parla di trasformazioni quella del turismo in città è più evidente che mai, ma ipotizzando, se la bolla dovesse scoppiare viene da chiedersi cosa potrebbe accadere. “Ipotizziamo – conclude Casarino – se l’attuale situazione delle tariffe del Cinque Terre Express dovesse creare un effetto domino sicuramente molte attività sparirebbero ma nel bene e nel male si dovranno trovare gli strumenti per reagire. Questo significa che non bisogna demonizzare il fenomeno, e qui torniamo ai punti precedenti, però è chiaro che comunque bisogna lavorare insieme per trovare le soluzioni”.











