Logo

Temi del giorno:

All inclusive

Racconto a dispense, prima puntata.

“Come è andato il Natale, Sandro?” chiusi nella stretta utilitaria civetta, i due attraversano la Città la mattina presto, nel buio di dicembre che non vuole mollare. Non c’è quasi anima viva e ciò contrasta con la sventagliata delle luci natalizie disposte dal Comune. Qualche privato ha lasciato accesi alberi ornati: talvolta sono davvero belli. Solo le panetterie aperte di fresco danno un senso a un’atmosfera improvvisamente mutata da gioia evidente a una punta infantile di tristezza: si tratta di uno di quei momenti di passaggio tanto importanti e pericolosi secondo gli antropologi; nel mondo antico erano netti e evidenti: ora è diverso: gruppi di persone se li organizzano da soli, senza un linguaggio comune, senza accorgersi di quanto poi sono riconducibili a categorie che è possibile riunire in poche cose. In un video virale non molti giorni or sono Borachia ha visto due ragazzine delle medie che se le davano di santa ragione, col pubblico di coetanei che se le godeva e non interveniva: era un loro passaggio, così come lo era chiedersi se rimanere pubblico, dividerle, andarsene fosse la cosa da fare. Ma a differenza della toga candida dei diciassettenni romani, nessuna di quelle persone umane viveva consapevole quel passaggio, né la società – disposta ormai a non scandalizzarsene – lo inseriva ufficialmente nei suoi riti. Gli psicologi, le psicologhe, continuano a chiederci quanto, quando guardiamo un adolescente, lo sentiamo anche una persona umana, al di qua e al di là dei suoi ruoli scontati. Ma – si chiede Riccardo senza il minimo disprezzo e con la più grande preoccupazione – l’adolescente, considerata la grammatica e il lessico di questo participio, E’ una Persona umana?!?

“mah, lo sa, commissario: alti e bassi…”

“spero non troppi bassi, caro Sandro”

“no, grazie; anzi di veri bassi direi nulla: sono stato con Mirca, sia da solo, sia – moderatamente – dai suoi e lei dai miei”

“caspita!”

“a volte è faticoso: ha una nonna anzianissima, costretta in un letto tipo Asl 24 H: in giorni come questi Mirca fa gli orari della badante in ferie”

“Mirca è sola?”

“no commissario, ma le sorelle…brave persone, però non all’altezza”

“capisco” Viglietti sta a lungo in un silenzio riflessivo

“che c’è, Sandro?”

“commissario, lei mi conosce da tanto tempo… a volte è stato un po’ come il padre che non ho più”

“non dire smancerie che mi danno sui nervi”

“ok, però è vero…”

“embé?”

“ecco: non siamo ragazzini; è un periodo che mi chiedo se la amo”

“e cosa ti rispondi?”

“non è facile oggi stare insieme davvero”

“beh, lo spunto ti colloca in buona posizione, con la superficialità e con l’egotismo che c’è in giro: per lo meno ti stai chiedendo se il tuo amore sarà all’altezza di quel difficile…

“lei che dice?”

“Io?!? non faccio parte della coppia!”

“ma…”

“senti: smetti di chiedertelo quando lei non c’è. E chieditelo spesso, quando siete insieme”

“grazie commissario”

“e sappi che quando ti rispondi sarai sempre solo; ma lei è lì: c’è”

“…grazie commissario” Borachia tira un forte lungo sospiro

“prego. Dunque tu eri già in ufficio quando hanno telefonato”

“sì, c’era anche la Laura”

“raccontami meglio: siamo subito schizzati via…”

“certo: sì, era una signora dalla voce elegante e sobria, ma secondo me si sentiva che stava per cedere da un momento all’altro”

“ok”

“e dopo pronto polizia etc. mi dice che suo marito è sdraiato per terra, morto, che è appena successo, mentre facevano colazione. Io le chiedo se c’erano altri, se c’è stata collutazione fra loro… e lei risponde di no, come se si aspettasse queste domande; allora le chiedo perché non ha chiamato l’ambulanza, se gliela mando io… e lei mi fa: so quello che faccio; ma venite vi prego, non è il caso di perdere tempo. Poi è arrivato lei, commissario, ho messo il viva voce, e lei ha deciso di andare”

“siamo quasi a destinazione, vero?”

“sì è qua” Viglietti posteggia. E’ un quartiere del centro: è un palazzo fatto a cubo bianco, che si staglia inflessibile, incontrovertibile negli ultimi minuti della notte. In realtà, come si deduce dal gemello che gli sta accanto, doveva essere un bel liberty di fine 800, ma probabilmente le bombe della guerra hanno indotto a rifarlo chiudendolo in un’armatura di cemento. I due suonano al citofono, è la donna a dire

“siete la polizia?”

“sì signora”

“salite: terzo piano” lei li aspetta sul portone che ha già aperto: è una cinquantenne piuttosto snella e alta, la tinta bionda sul caschetto come lo portano le donne sobrie a quell’età, indossa una vestaglia da inverno, celeste moderato, con enormi quadri segnati però da righine sottili, chiusa dalla cerniera che va dal collo ai piedi, gli unici scoperti oltre al viso e alle mani e ai piedi, prigionierii in babbucce invernali blù non troppo pesanti. Sulla porta già aperta, accanto a lei, un’enorme corona di Natale, stupenda

“buongiorno, condoglianze”

“grazie; entrate” l’nterno è pieno di addobbi natalizi fatti e disposti finemente: dopo un’entratina c’è un’enorme stanza centrale; l’albero di Natale manda i suoi bagliori a intermittenza non chiassosa, regolare; le palle sono di una varietà e bellezza indescrivibili…

“che stupida, non l’ho ancora spento – la donna spegne azionando un bottone su una ciabatta – lo accendiamo sempre in questi giorni appena ci alziamo per…” si blocca, poi: “ci alzavamo per fare colazione insieme” non scoppiare in lacrime sull’insieme è stato durissimo: la signora ha un viso tirato, impallidito certo per l’evento; ha un naso diritto, un triangolo perfetto. Gli occhi castani.

“vi porto in cucina, è lì” il cadavere è sdraiato a pancia in su; il volto rivela ancora un poco dei sintomi dell’infarto, ma si sta acquietando

“l’ho voltato per il massaggio cardiaco. Inutile. Per il resto non ho toccato niente” i due si guardano un attimo:

“dunque ammette che è un infarto”

“è evidente” dice asciutta la donna. I due si guardano ancora

“scusi signora: capisco che lei sia sconvolta dal suo dolore, ma è già strano che siamo venuti…”

“vedete, io sono cardiologa: sono l’aiuto di cardiologia all’ospedale della Città. Per trent’anni, stando attenta a non essere invadente e scocciante, ho seguito mio marito col mio sguardo clinico. Cioè, anche con quello; ogni anno, ma una volta sola, lo costringevo a un check up; forse sono presuntuosa ma del mio mestiere me ne intendo. Anche se quando andarcene non lo decidiamo quasi mai noi, questo infarto è quanto di più strano abbia mai visto in tutta la mia carriera di medico” i due poliziotti indugiano prima di dire qualcosa; la donna prosegue

“e poi, è avvenuto sotto i miei occhi: la dinamica, le espressioni, mi hanno fatto pensare a un infarto indotto. Probabilmente da chetamina” c’è ancora molto silenzio

“capisce che è già dura per noi cosa scrivere nel verbale, ma poi non possiamo certo ottenere una autopsia solo su queste basi…”

“non sto chiedendo questo” i due la fissano con evidente sorpresa interrogandola con gli sguardi: la donna in silenzio indica con il mento la tazzina vuota

“quanto al verbale, per me potete anche non farlo, o scriverci quello che volete: si parla bene di lei, in Città, dottor Borachia” Borachia deglutisce imbarazzato, poi fa un gesto esplicito verso Viglietti, che tira fuori dalla tasca un guanto di gomma e un sacchettino trasparente, dove infila la tazzina. Il tutto sparisce di nuovo nelle tasche del prode ispettore della squadra anticrimine: quando dice di sì a queste cose -sta pensando- ti mette addosso una voglia di fare come lui, di assecondarlo…ma perché? Solo ora i due notano che non ci sono due tazzine da caffé; l’altro contenitore per la colazione è una tazzona chiara, circondata da una riga rossa

“lei non prende il caffé a colazione?”

“no, preferisco il the”

“sempre?”

“sempre: se volete informarvi, terminati i giorni di ferie, cioè da domani, chiedete alla colf a ore”

“bene”

“suo marito, in vita, cosa faceva?” sulle labbra della donna si disegna un lieve sorriso dolcissimo

“da poco era in pensione: tutta la vita aveva fatto l’insegnante delle cosiddette elementari. Era molto bravo, originale ma con la giusta moderazione, pieno di iniziative stando attento a non esagerare: una formazione non relativa del bambino, un rispetto per la comunità educativa era sempre al primo posto. Era molto amato. E odiato dalle famiglie in cerca di voti di cui parlare dal parrucchiere, o da quelli che dicono: fa’ il tuo mestiere, al resto ci pensiamo noi”

“a proposito: suo marito poteva avere problemi, era oggetto di odi evidenti? Aveva scontri in sospeso, che lei sappia?”

“Io direi di no: cioè, voglio dire, è una vita che gli…ero accanto, e non mi è mai accaduto -che so- che ricevessimo sorprese, attacchi all’improvviso, o che lui cambiasse umore rivelando poi preoccupazioni particolari. Però non è facile rispondere alla sua domanda…”

“perché?”

“beh, ecco: senza essere un eroe, un bastian contrario, era in parte scomodo: faceva battute sull’insulsaggine della pedagogia di moda, si rifiutava di eseguire azioni che ormai vengono considerate norme e obblighi, ma a conoscere le leggi della scuola non le sono affatto; insomma senza essere maleducato andava per la sua strada, e non gli era mai successo niente per questo. Il che certo provocava ividie e antipatie, ma non penso basti per uccidere…” un altro Alberto -pensa Riccardo- ma non ha fatto a tempo a godersi la pensione come lui. Pure la sua Marta sembrerebbe ci fosse… e a questo punto affronta un nuovo, indispensabile argomento:

“e, scusi l’indiscrezione ma ci ha chiamato lei, signora: tra voi tutto bene?” la signora dice semplicemente:

“sì”

“in tutti i sensi? lo so è il momento meno adatto, ma: piccoli periodi negativi, ombre all’orizzonte…?” la donna lo guarda un po’ più a lungo:

“voi fate un mestiere pubblico, sociale; e io lo stesso; e mio marito ancora di più, credo. Non si pò mai sapere cosa ci sia nella vita totale delle persone. Premesso questo, direi tranquillamente che coppie così felici ne ho conosciute poche”

“capisco. Le chiedo ancora un’ultima cosa: quando vi siete alzati, per puro caso avete notato stranezze? Un oggetto mancante, la porta di entrata con qualcosa di strano”

“è successo tutto così all’improvviso, e dopo lei capirà ero sconvolta; comunque lo escluderei con sicurezza

“permetterebbe che facciamo -accompagnati da lei- un giro della casa?”

“certo”

“è un appartamento grande, con le stanze alte, probabilmente di fine ottocento, creato nel momento di espansione della città”

“avete sempre abitato qui?”

“sì: la casa dei miei genitori” i due poliziotti trovano la casa ordinata senza aspetti maniacali: non ci sono vestiti vari buttati qua e là, ma lo scambio di doni natalizi non è stato attento a evitare, o a rimettere subito a posto, qualche carta, qualche dono stesso, qualche biglietto augurale, e tutte queste cose fanno capolino sparse teneramente in due stanze diverse, contigue. I tre impiegano un bel po’, lentamente, a finire il giro.

“resta solo quella porta lì” dice Borachia

“commissario, ora la porto in quella stanza: ma se qualcuno avesse preso o messo qualcosa lì, nemmeno io senza un esame di ore potrei dirlo: noi non possediamo box né cantine: quella è la nostra cantina: la sobrietà che ha visto altrove è figlia del disordine che vedrà tra poco…”

Nella loro carriera, il commissario e l’ispettore hanno visionato case in qualsiasi stato, ma non possono non restare un po’ impressionati: quasi non si entra dagli oggetti presenti: scatoloni di tutti i tipi, scarpe, un armadio chiuso, una libreria piccola colma di libri in doppia fila. Un bel tavolo antico con decine di oggetti infilati sotto, lasciati senza un ordine sopra. Ci sono parti negli angoli in cui al primo sguardo si intuiscono due, tre file di potenziali strati dimenticati, in cui stanno cose probabilmente dimenticate dalla mente dei loro padroni. Nonostante il momento particolare, la donna ha la forza di guardare gli ospiti con la tipica espressione ironica che dice: visto?

“direi che è meglio lasciar perdere, signora” lei annuisce anonima

“beh noi andiamo: le consigliamo di chiamare immediatamente le pompe funebri, o il tempo trascorso risulterà troppo. Nel verbale metteremo la verità per filo e per segno. Ma non dica che ci siamo portati via la tazzina, o che lei ha sospetti”

“certo”

“ancora condoglianze”

“grazie” quando i due sono già oltre la porta di uscita, Borachia si volta ancora:

“senta, se notasse, riguardo alla non-stranezza che ha constatato, qualcosa di diverso in ritardo, non si periti di disturbare: questo è il mio numero (Riccardo le porge un bigliettino)

“d’accordo”

“ancora arrivederci”

_._

“cosa ne pensa” fa una volta in auto l’ispettore

“Sandro noi non pensiamo”

“certo, mi scusi” mmm, proprio lui: figurati! dice in silenzio Viglietti

“ma i conti le tornano?”

“perché chiamare la polizia? qualsiasi cosa avesse architettato, se fosse stata lei rinuncerebbe a un morto normalissimo, per mettersi in pericolo. E poi era davvero sconvolta”

“la cosa comunque un po’ strana la è!”

“un po’ strana, sì”

” e se troviamo qualcosa nella tazzina, è un bel problema: lì non è entrato nessuno, sembrerebbe”

“non ‘stamattina, o ‘stanotte”

“quindi –menomale che lui è quello che non pensa…– lei crede che addirittura in tempi precedenti…”

“o volere o volare: o è un semplice infarto, e la signora, per quanto ottima professionista, ha ceduto al desiderio di mentire a se stessi quando si perde inesorabilmente una persona cara; o l’ha ucciso lei, ma non si capisce tutta questa messinscena, peraltro realista; o qualcuno qualcosa per quel caffé deve aver fatto, e non può essere un ragazzo del supermarket che prevedeva che proprio quel pacchetto per la moka sarebbe stato acquistato e portato in quella casa…”

_._

A metà della mattina dopo Borachia risponde al cellulare

“pronto?”

“buongiorno: son quella che vi ha chiamato ieri mattina presto”

“dica”

“ecco, quando siete andati via ho preso sul serio le vostre raccomandazioni”

“e?”

“e sì, credo manchi qualcosa”

“cosa?”

“una minuscola chiavetta da pc, che lui usava abbastanza spesso, e poi lasciava sempre nello stesso posto : sul tavolino basso in soggiorno: gliela avevo regalata io: sa di quelle protette da un gadget in gomma? Stava in un piccolo pipistrello di gomma: mio marito stimava molto quegli animali, perché fanno schifo a tutti, ma in realtà sono amorevolissimi coi figli”

“ah! e dentro cosa c’era?”

“non lo so: noi avevamo l’abitudine di rispettarci, nelle nostre cose private. Davo per scontato che ci facesse cose banali: annotazioni, diari personali…”

“se è davvero sparita, una cosa così potrebbe essere molto utile”

“penso anch’io”

“l’ha cercata a fondo?”

“sì, credo di sì…” Borachia resta parecchio in silenzio a riflettere

“commissario, è ancora lì?”

“sì certo signora, mi scusi! Credo a questo punto che dovrà dedicarsi alla revisione di quella stanza tutta piena di roba”

“lo farò”

“devo chiederle una cosa importante: l’altro ieri era Natale: siete stati sempre insieme?

“no: io mi sono assentata tutto il pomeriggio, per andare da mia sorella”

“sola?”

“sì: so che si stupirà per una coppia così unita, ma mia sorella sta male, in senso comportamentale: ha una serie di antipatie fisse, e mio marito era una di queste. Era lei stessa che non lo voleva vedere: per me era molto difficile non abbandonarla del tutto e tenere la faccenda in equilibrio. Per lui non era invece un dispiacere rinunciare agli incontri nelle feste comandate, come lei pretendeva”

“capisco. Mi farà sapere, dunque, se la chiavetta è proprio sparita, e che esiti darà la ricerca nella stanza affollata”

“ci conti”

Al pomeriggio arrivano i risultati di un amico della scientifica per la tazzina sospetta: tracce di chetamina più che evidenti, probabilmente in quantità non usuale.