Le nuove indagini del commissario Borachia
|Il gatto di Schrödinger
La curiosità illegale del commissario dell’anticrimine della Città Riccardo Borachia era scattata come una molla ( non ho mica aperto un’indagine, non faccio niente di male al limite di bene, è capitato per caso…etc. ). Francesca Canozzi, una delle più simpatiche compagne di liceo che si possano immaginare, detta -con pronuncia nel dialetto della Città- Stelassa ( con una L sola) per sue uscite del tutto inconsapevoli estremamente ingenue e colorite: un appellativo che di solito si riserva ai bambini molto piccoli da parte di nonne, zie e prozie che lo scaricano al massimo dell’entusiasmo sul volto inebetito in un sorriso incerto dell’adorato infante. Faremo un esempio solo, e nemmeno troppo eclatante: quando quel pozzo di scienza, tolleranza e calma interiore del professore di religione (un tipo alla padre Brown edizione inglese già anziano) li aveva sguinzagliati per la Città a fare interviste ai passanti (allora si poteva senza ricevere silenziosi rifiuti altezzosi se non peggio) la cui unica domanda era lei si sente realizzata? ,una giovane donna gentile aveva iniziato a rispondere così beh…io volevo fare la maestra… , e la Francesca/Stelassa prontamente per quello???
Francesca si era laureata in legge in pari con gli esami; di poi, non volendo fare la schiava appiccicafrancobolli in qualche studio privato, si era data a macinare concorsi di tutti i tipi… non si trova, neanche con la raccomandazione aveva confessato sconsolata a Riccardo durante un incontro del tutto occasionale per strada. Più di un anno dopo il Borachia, prima di sparire per otto anni dalla Città, se l’era ritrovata a quello sportello, e gli piaceva pensare che quella volta appartenesse alle volte senza , visto che si trattava della propria casa-madre, e che Stelassa qualche capacità effettiva che aveva convinto gli esaminatori l’avesse dimostrata…
“…sì, senti, ti dicevo: quel tipo con la berretta marrone che se ne è andato or ora?”
“ah! non veniva per sé: era per dei suoi amici: dichiarazione di affitto di un box auto: sai che prima bisognava informare la questura su ogni inquilino, per la legge antiterrorismo: ai tempi delle BR…”
“già”
“poi hanno ammorbidito tale obbligo; vai a capire perché lo hanno lasciato per i box! Dici che sono stata sbrigativa? dovevo pretendere il nome del latore?…”
“ma no! Figurati! non sono mica il tuo capo! ma una ricevuta ricalcata te l’avrà firmata, no?”
“mmm…guarda qua” (uno scarabocchio illeggibile fa capolino nel foglio che Francesca gli sta mostrando)
“e il nome del locatore del box?”
“certo: si tratta di …anzi della signora ….. …….. e il box è in via Marconi 9. Come mai tanto interesse?”
“oh, nulla! Mi sembrava un tipo strano che ho conosciuto tanto tempo fa in un’indagine, ma non sono sicuro: così, visto di sfuggita; curiosità di sapere che fine ha fatto: tutto qui! Beh Francesca devo andare: ci vediamo, eh?”
“e quando? fra altri due anni?!?” Borachia sorride:
“ti prometto che passerò più spesso. Per ora buona giornata”
“anche a te!”
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Anche ‘stavolta una veloce pausa nel primo pomeriggio con Gloria a casa insieme gli è riuscita. Varcato il portone la trova a gambe a fachiro sul divano, con un libro grosso come un quaderno tutto colorato aperto a metà, appoggiato alle ginocchia: è pieno di figure stile cartoni animati moderni: i protagonisti sono: in una pagina un gatto nero dall’aria simpatica, chiuso in una scatola, con una boccetta segnata dal teschio della morte e uno strano meccanismo di fianco, in un’altra una giovane signora dai capelli rossi, che strizza l’occhio al lettore
“ma cos’è?!? ti sei convertita anche tu al fumetto come mezzo di istruzione e tutte le altre stupidaggini?”
“ma no! lo davano a buon prezzo allegato al quotidiano: questa è una tosta: laureata in fisica, ha scritto opere e articoli divulgativi: non molla mai: questo è dedicato ai ragazzini tipo 10-14: la teoria dei quanta esposta per loro!
“ti sembra efficace?”
“da quanto ho visto finora -per un’ignorante come me- sì”
“e quel povero gattino lì?”
“Ah! è il famosoGatto di Schrödinger!”
“Schrödinger aveva un gatto famoso ?!? “
“ma no! Cioè magari sì, anche più di uno; uno ad esempio è ritratto in una scultura dorata davanti a casa sua! Ma questo della figura per fortuna non è mai esistito: fa parte di un esperimento mentale, insomma un esperimento che non si può e non si deve fare”
“cioè?”
“eh…è complicato: ti interessa davvero?”
“prova! Non sarai da meno di quella rossa lì!”
” beh, prima una piccola preparazione: la radioattività, cos’è di fatto?” Riccardo rimane inebetito:
“beh…gli atomi… la loro energia…“
“ah! Come diceva tuo nonno? A n’er so quant’an savevo“
“hai ragione…“
“come sai-credo-gli atomi hanno un nucleo, e qui ci sono degli elettroni“
“sì questo, davvero, lo sapevo“
“da quando si studia questa roba qua, cioè da fine 800, si è scoperto che almeno 2500 nuclei atomici differenti sono instabili, cioè possono trasformarsi spontaneamente in altri nuclei, mentre molto meno di 300 tendono a essere stabili“
“pensa te!“
“gli scienziati chiamano la trasformazione di un atomo radioattivo con la produzione di un altro atomo decadimento radioattivo. Il tempo di attesa per questa trasformazione può essere breve o molto lungo: non si sa prima, è quella parte della fisica che chiama in causa la probabilità, e qui Einstein si arrabbiava esclamando la famosa frase Dio non gioca a dadi !“
“ok, ma…il povero gattino?“
„ecco Schrödinger! Dice: chiudiamo il gatto in una scatola, dentro c’è un potenziale decadimento radioattivo che fa scattare un martello che rompe un’ampolla di veleno mortale “
“ma perché?!?“
“perché è un esperimento mentale: i gatti veri sono salvi“
“menomale…“
“se noi non apriamo la scatola, non sappiamo se il gatto è vivo o morto“
“io aprirei subito e lo farei scappare!“
“vabbé! Ma se l’apriamo, sappiamo la verità“
“e beh?!?“
“eh:caspita! costringiamo la Natura, che non possiamo vedere perché siamo nell’infinitamente piccolo, a dirci la nostraverità; e se lo troviamo morto neanche tanto esatta“ Riccardo resta in silenzio un bel po‘:
“ma è…pazzesco!“
“già“ Gloria è soddisfatta dell’effetto. Chi è il gatto? Chi il veleno? Chi –soprattutto- il decadimento atomico? -pensa Riccardo- la figlia, il padre? Il sottoscritto? Perché con un tipo come quello non c’è stata scelta, programma: c’è stato decadimento atomico della situazione …
“mangi qualcosa di veloce con me?“
“un attimo solo: è l’ora delle notizie“
“tutte ‘ste brutte cose: non basta una volta al giorno?“
“hai ragione, ma…“
“vuoi aprire la scatola“
“scusami: solo due minuti, davvero…“
Lo schermo si illumina, si sente la voce del conduttore fuori campo: c’è maretta, un pezzo grosso di un apparato di stato -finora sconosciuto- ha pubblicato un libro: Sottosopra, in cui i giudizi sull’immigrazione, il rapporto maschile/femminile e molto altro hanno fatto arrabbiare gli uni e messo gli altri –che in parte si sono uniti al biasimo- in difficoltà. Riccardo non sa se la mano di chi ha preparato il servizio lo ha fatto apposta, o se è stato casuale, ma nelle righe stampate che la telecamera ora sta mostrando si legge: in Italia, un proprietario di appartamento onesto che affitti a basso prezzo e paghi tutte le tasse, non è minimamente tutelato di fronte a un inquilino che, magari premeditatamente, non paga: gli resterà in casa un tempo infinito coperto dalla legge, e l’altro non vedrà più quel denaro, guadagnato faticosamente per i propri cari…
Accidenti!!!pensa ora Riccardo: ma… sarebbe perfetto per il nostro nuovo amico!
[il suo amico Alberto si dovette occupare per qualche tempo di un appartamentino libero di una vecchia zia ormai assai poco efficiente: in due anni scarsi attraversò ben tre inquilini che pagarono chi solo il primo mese, chi altri due o tre al massimo, e terminate le vicende Alberto non rivide mai più il denaro pattuito. In realtà in Italia si narrano storie ben più gravi: a Riccardo era capitato di leggere, nella sala d’attesa del suo dentista, un articolo del presidente vattelapesca di un’associazione xy di piccoli proprietari: il pezzo era molto garbato, ma praticamente presentava alle forze politiche il fiorire di un nuovo mestiere specializzato: l’inquilino abile informato moroso premeditato: per l’ennesima volta Riccardo avrebbe dovuto ringraziare il Cielo per il fidanzamento della Fazio, e ci sarebbe voluta per rispetto una telefonatina del Borachia stesso al Bistracci, ma si trattava di prendere qualche informazone estremamente facile: quanti sfratti per morosità con conseguente codazzo di debiti gravano sul nuovo amico in questione? non ci sarebbe voluto molto…]
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Ormai il nostro commissario è –per restare in tema –”del gatto”:al pomeriggio scatta subito la telefonata al suo amico dell’Anagrafe, Ròdo: poco dopo sa che i Maladonna, in città, sono due (il figlio?); forse in un certo senso tre, perché l’appartamento, acquistato chissà con quanto impegno dai genitori, è rimasto alla mamma vedova di Maladonna P. (nonna? dall‘ età di due dei componenti si direbbe proprio di sì). Poco dopo Marco Rossi è nel suo ufficio, “casualmente e senza impegno“
“mi dica…“
“fammi a tempo perso questo favore…“
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“a tempo perso” Marco si è fatto un giro sotto casa Maladonna, e dopo un paio di volte che ha incrociato da quelle parti un ventenne con l’aria giusta, cioè di chi vive come cosa normale non avere un impegno fisso, e pensa che per esserne contenti basti non fare il delinquente sul serio, è passato all’azione, col suo stile:
“Maladonna” il ragazzo si volta neanche troppo stupito, come infastidito, e senza parlare lo guarda con senso interrogativo. Ora Marco sa che è lui
“scusami: ho bisogno urgente di tuo padre, siamo amici: mi serve un lavoretto: so che lui ce la sa di idraulica: dove posso trovarlo?” il ragazzo lo guarda scocciato, ma tranquillo:
“non lo so”
“stai scherzando? mi ricordo che abita qui!”
“abitava…”
“ah! e ora dove sta?” il ragazzo sospira come dire ma sei duro?
“ti ho detto che non lo so!”
“ma è tuo padre!”
“è mio padre ma se ne è andato, e non so dove” c’è molto silenzio
“davvero?”
“davvero”
“e vi ha detto perché?” bocca in giù del ragazzo:
“no”
“e da quant’è che non sai niente di lui?” il ragazzo fa spallucce:
“un tre mesi…”






