Logo

Temi del giorno:

Area vasta l’idea chiave: “Questo territorio un comune di 219mila abitanti”

All’auditorium dell’Autorità di sistema portuale apertura nel ricordo di Giorgio Bucchioni. Il presidente Gerini: “Costituire una cabina di regia e una conferenza di pianificazione”. Dallo Studio Ambrosetti un documento sui progetti strategici per lo Spezzino.

Prima di tutto il ricordo. L’assemblea annuale di Confindustria La Spezia inizia dalla memoria: quella del compianto Giorgio Bucchioni, mancato il marzo scorso, già presidente dell’associazione degli industriali e dell’Autorità Portuale. Per l’imprenditore, che nel corso della sua lunga carriera ha presieduto tante diverse realtà rappresentative istituzionali e non, un video che è un viaggio ideale per immagini fra il lato professionale e quello degli affetti familiari, che fa scaturire l’applauso corale dell’auditorium di Via del Molo. Il la, come accade in questi casi, è di marca istituzionale: “Il concetto di responsabilità sociale delle imprese nasce da Adriano Olivetti che lo ha sviluppato a metà del ‘900. Un concetto italiano che possiamo rivendicare con orgoglio – introduce il prefetto della Spezia Maria Luisa Inversini -. Un sistema organico di servizi sociali, come diceva Olivetti, nel segno della comunità. Lavorare tutti con qualità ed efficienza per costruire il nostro futuro”. Tocca poi al sindaco della Spezia, Pierluigi Peracchini: “Il nostro territorio ha grandi opportunità che vanno rese compatibili con il discorso ambientale. Nautica, porto commerciale, porto militare, le occasioni che emergeranno con la stazione crocieristica, il turismo, che quest’anno cuberà quasi 1 milione di persone solo nel comune capoluogo, sono le nostre carte. Poi le opportunità per il futuro che riguardano innanzitutto spazi come il waterfront, l’area Enel e la ex Ip. Andando oltre la città, per le valli della provincia, serviranno investimenti affinché non rimangano scollegate”. Chiude il trittico dei saluti introduttivi Giovanni Mondini, presidente ligure di Confindustria: “Alla Spezia non c’è un distretto industriale come forse era un tempo e come noi anche genovesi credevamo fino a qualche tempo fa, ma un vero e proprio polo industriale, quello della cantieristica. Se sono venuti tutti qui, ci sarà un motivo”.

 

Assemblea pubblica Confindustria

 

L’apertura vera e propria dei lavori spetterá poi a Sara Filippetti, presidente Gruppo Piccola Industria e vice presidente Confindustria La Spezia, che imposterà il suo intervento sui dati raccolti dallo Studio Ambrosetti sugli scenari del futuro: “Negli ultimi tre anni il cambiamento globale ha riguardato tutta Italia e anche La Spezia. Ci siamo chiesti dove dovremo investire nei prossimi dieci anni: ci sono competenze in forte espansione come quelle relative all’economia del mare, il settore della difesa e della meccanica; ma bisogna tenere conto di una serie di criticità: la fuga dei giovani, la mancanza di infrastrutture, l’aumento della popolazione over 65 che porta alla carenza di manodopera. Senza giovani d’altra parte non c’è futuro e nemmeno impresa. Crediamo che la pianificazione condivisa e il confronto costante possano contribuire a elaborare le strategie che ci portano nel futuro”. Il corposo studio di Ambrosetti è riassunto da Lorenzo Tavazzi: “Il territorio spezzino è cresciuto di più della media ligure, confermandosi resiliente e dinamico anche durante il periodo Covid: lo dicono i dati che fotografano l’andamento del valore aggiunto. Il tasso della raccolta differenziata e l’inquinamento sono elementi che fanno spiccare positivamente questa provincia. Di contro c’è la manifattura che è in contrazione più qui che nel resto della Liguria e Italia. C’è poi un tema di export: i dati del 2002 sottodimensionano Spezia rispetto alla regione di riferimento. E il tasso di disoccupazione che si attesta all’8% (più o meno il dato italiano, ndr) contro il 7% della Liguria”. E guardando al futuro: “Se non si farà nulla, la stima dice che nel 2030 la perdita di valore aggiunto potrebbe essere di 400 milioni di euro”. Ma, oltre alla Pontremolese che è sempre il tema di fondo in queste giornate di approfondimento, cosa fare? Tavazzi fa riferimento a tutti gli snodi di cui ci si occupa da anni, con progetti a lungo accarezzati e che faticosamente tentano di andare avanti, senza scadere nel tempo. “Abbiamo individuato 24 progetti, raggruppati in sei dimensioni: riqualificazione industriale, turismo e riqualificazione urbana, progetti gomma-ferro, portualità e logistica, sviluppo delle competenze e formazione per l’industria”. Parla poi di “metamorfosi della politica, delle rappresentanze e geopolitica” il professor Stefano Moroni, ordinario di pianificazione al Politecnico di Milano che chiosa il suo intervento sulla necessità di “assumere una nuova identità”, osservando: “Bisogna interagire coi flussi, bisogna mettersi in mezzo fra flusso e luoghi. La capacità delle rappresentanze è quella di farlo sui territori”. E ancora: “Voi qui siete un margine centrale attraversato dal capitalismo delle reti. Cosa significa negoziare con Enel, con Leonardo, con Fincantieri? L’area vasta è il margine centrale, per questo ha reti lunghe come la Pontremolese, riguardano i rapporti con l’Italia del centro. Come successo con l’unione dei due porti di questa Autorità di Sistema portuale”. E, ha aggiunto il prof. Moroni, “occorre una visione per i vostri piccoli comuni” e “dobbiamo sperare che le Cinque Terre non diventino Venezia. O di non vedere errori come a Monfalcone. Fondamentale assumere l’urbano regionale come spazio di rappresentanza. Andate oltre le mura delle imprese, alzate lo sguardo, avendo come spazio la piattaforma territoriale”.

 

Faconti e Gerini

 

Il pomeriggio prosegue e il presidente di Confindustria La Spezia, Mario Gerini, traccia la linea nella sua relazione: “Vogliamo contribuire ad una visione del futuro di questo territorio. Sarebbe stato facile per noi parlare del comparto della nautica in quanto il distretto spezzino è oggi uno dei più importanti a livello internazionale per la realizzazione di imbarcazioni di lusso con margini notevoli di crescita, in quanto le statistiche ci mostrano che ogni anno nel mondo i facoltosi clienti dei nostri cantieri aumentano di 500.000 unità. Sarebbe stato facile valorizzare il comparto della difesa sia navale sia terreste, in quanto la guerra russo-ucraina e quanto sta accadendo in Medio Oriente hanno evidenziato la necessità da parte delle nazioni di investire ancora significativamente in tale comparto. Come sarebbe stato facile valorizzare il sistema logistico spezzino che porterà nei prossimi anni il nostro porto a raggiungere l’obiettivo strategico dei due milioni di teu. Per non parlare del turismo tra cui sicuramente spicca positivamente quello croceristico e il comparto dell’edilizia, entrambi in forte crescita. Abbiamo, invece, pensato di organizzare questa Assemblea con una visione protesa al futuro”. Gerini passa in rassegna le iniziative intraprese, poi inizia a delineare quello che è il pensiero comune degli industriali spezzini parlando senza mezzi termini della necessità di pensarsi come un’area vasta: “Non a caso abbiamo utilizzato nel titolo dell’Assemblea il termine territorio e non provincia, perché sempre più riteniamo che si debba ragionare in termini di ‘Area vasta’ includendo anche la confinante Lunigiana. Abbiamo immaginato questo territorio come un grande comune di 219.000 abitanti, composto da tanti quartieri dove inevitabilmente la città capoluogo svolge il ruolo di centro nevralgico. Nel contempo, la città capoluogo non può vivere senza interconnessioni strutturali, fisiche, economiche e sociali con le altre componenti del territorio, come le Cinque Terre non possono vivere svincolate dalla Val di Vara. La Val di Vara a sua volta non può avere occasioni di sviluppo senza La Spezia, così come la vallata del Magra e viceversa. Invitiamo i decisori pubblici, le associazioni di categoria e più in generale i portatori d’interessi collettivi, ad abbandonare i processi di pianificazione basati sulla suddivisione del nostro territorio tra città capoluogo e il resto della provincia e affrontare i processi di trasformazione economica, culturale e sociale con una visione complessiva che coinvolga tutti i comuni. Questo cambio di paradigma deve portare all’avvio di una approfondita analisi e di una riflessione sul concetto stesso di città e di futuro. Chiedersi oggi come sarà la città del futuro, come vogliamo realizzarla e quali devono essere le sue regole, significa immaginare i luoghi e gli spazi che interpretano l’evoluzione dell’uomo e delle tecnologie”.

 

Assemblea pubblica Confindustria

 

Paolo Faconti, direttore di Confindustria, condivide la lettura della relazione: “Dai dati dello Studio Ambrosetti emerge chiaramente che nei prossimi 10 anni le opportunità che il territorio porrà a disposizione del mondo imprenditoriale saranno tante e di portata notevole. Dallo studio emergono evidenti e significative potenziali ricadute su PIL e occupazione locale. Il PIL della provincia, derivante dalla realizzazione degli interventi censiti, potrebbe essere incrementato di un valore oscillante tra i 5,2 e i 6,5 miliardi di euro. Pertanto, l’effetto moltiplicatore potrebbe essere compreso fra 1,8 e i 2,1 di quello attuale. Dati di crescita che andranno a consolidare e sviluppare ulteriormente il ruolo della nostra provincia nel contesto regionale e di funzione baricentrica in uno scenario sovraregionale”. Cosa accadrà se queste opportunità non saranno sfruttate al meglio? E’ la domanda contenuta nel prosieguo del documento. Faconti continua: “Se l’imprenditoria locale, le amministrazioni e tutti gli stakeholder coinvolti, non saranno in grado di coordinarsi e collaborare, si correrà il serio pericolo di non poter cogliere appieno le opportunità offerte e di andare inevitabilmente a confermare, purtroppo, i dati demografici previsionali al 2030 indicati dal dott. Tavazzi nel suo intervento e ripresi nella parte iniziale di questa relazione. Sempre rivolgendoci al mondo imprenditoriale, invitiamo a non limitarsi a guardare ciò che accade all’interno del perimetro aziendale, ma a cominciare a considerare anche quello che avviene al di fuori di esso. Grazie all’intervento del professor Moroni ci siamo rivolti ai decisori pubblici esortandoli ad uscire dalla ‘logica dei campanili’ e a non pensare a compartimenti stagni, ma ad avere una visione complessiva. Proprio in considerazione della necessità di avere una visione per il futuro che abbia una prospettiva almeno decennale, siamo fermamente interessati ad attivare collaborazioni e sinergie che possano contribuire a generare dialogo e confronti per creare, dunque, una nuova visione di città diffusa”. Torna a parlare Gerini: “Oltre a stimolare i decisori pubblici, anche in questa occasione Confindustria La Spezia intende fornire il proprio contributo al dibattito e all’individuazione di possibili soluzioni. Queste opportunità non possono essere perse e per questo riteniamo sia quantomai necessario proporre, come prassi di pianificazione della politica industriale locale, la medesima metodologia e lo stesso spirito utilizzati per la realizzazione del documento Ambrosetti: condivisione e collaborazione. Tutto ciò può essere raggiunto tramite la costituzione di strumenti quali una Cabina di regia e una Conferenza di pianificazione, con l’obiettivo di promuovere una programmazione condivisa sia in termini urbanistici sia economici e sociali. L’output di questa cabina dovrà quindi essere una strategia complessiva sovraordinata di programmazione condivisa e concordata che possa poi essere esplicitata e recepita dai vari enti competenti all’interno dei diversi strumenti di pianificazione e programmazione. A nostro parere, il ruolo di coordinatore della Cabina di regia dovrebbe essere svolto da Regione Liguria. In merito alla Cabina di regia: non vogliamo proporre la sua composizione, ma è ovvio in una logica di area vasta che dovrà essere costituita in modo da rappresentare le varie componenti del nostro territorio, dalla Val di Vara alla Val di Magra passando dalla città capoluogo e i Comuni del Golfo. È altrettanto scontato, in una logica di collaborazione e di condivisione dei processi di sviluppo, che Confindustria La Spezia dichiari fin da ora l’interesse e la disponibilità a partecipare attivamente e ad offrire il proprio fattivo contributo a tale organismo. Siamo consapevoli della difficoltà nell’attivazione di un tale modello di sviluppo ma siamo altresì convinti che possa rappresentare la giusta strada da percorrere per una programmazione condivisa, innovativa e risolutiva di una molteplicità di conflitti. I temi della programmazione strategica e della gestione delle opportunità divengono fondamentali nel modello di sviluppo proposto. Il nostro ruolo, oltre alla proposta del modello di sviluppo e allo stimolo della creazione di una Cabina di regia sarà quello di operare nella gestione delle opportunità nell’interesse delle imprese locali”.

 

Sommariva, Sisti, Saccone, Lupi

 

Al tavolo toccherà al presidente del porto Mario Sommariva, al presidente della Camera di Commercio Enrico Lupi, al sindaco di Santo Stefano Paola Sisti, all’assessore Patrizia Saccone. Si discuterà di area vasta. “Occorre guardare all’area vasta come un luogo con delle forti correlazioni all’interno – dice Sommariva -. Per il porto non è difficile, è il luogo glocal per eccellenza, un luogo di costruzione sociale e deve essere a disposizione della cabina di regia. Questa funzione può essere giocata bene o male: è male se ci isoliamo, è bene se interagiamo e collaboriamo con la società”. Paola Sisti aggiunge: “Credo in una regia condivisa che non strozzi il sistema. Una regia che guardi le infrastrutture innanzitutto. Credo che per questa provincia, con la crisi dello Stato e del para-Stato, essere riusciti ad inventarsi un’economia sia stato importantissimo. Io voglio una cabina di regia, lo dico da rappresentante di un comune essenziale per il porto spezzino. Altrimenti non ci sarebbe un protagonismo completo. D’altro canto senza il retroporto di Santo Stefano il porto della Spezia non avrebbe raggiunto certi risultati. I prossimi dieci anni ci giochiamo tanto ma una cosa è certa: un comune da solo non può farcela. E l’area dell’ex Ceramica Vaccari, per dire qualcosa di concreto, non deve essere un’urgenza di Santo Stefano ma di tutta la provincia. Perché quel luogo è cruciale per i residenti, strategico per tutti”. Aggiunge Lupi: “Quando sento parlare di area vasta immagino una regione allungata. Per noi è una risposta positiva, già di fatto ci sono sinergie e collaborazione. La difficoltà è sapere cosa ne pensano i pubblici decisori delle amministrazioni. Necessaria una cabina di regia, come farla non lo so ma come Camera di Commercio siamo pronti a fare la nostra parte. Chi deve dirigerla? Regione Liguria? In questo momento lavoriamo per trovare assonanze e consonanze dal basso e poi si prenderà una decisione. I confini amministrativi non bloccano i traffici e gli affari”. Saccone si sofferma soprattutto sull’area dell’Enel: “E’ privata, per anni si è parlato di cosa avremmo voluto fare a casa loro, noi con una norma urbanistica abbiamo ribaltato chiarendo cosa non deve esserci fatto. Cosa penso io? Non mi dispiacerebbe che Enel come a Catania facesse anche qui un investimento sul fotovoltaico: parliamo di una ricaduta occupazionale di circa 1500 persone. E poi un’area logistica e un’area per lo sviluppo della cantieristica navale. Per l’area Ip invece abbiamo chiesto 4,5 milioni per la bonifica: quando sarà a disposizione dovrà essere strategica e per questo serve uno sviluppo armonico”.

 

Giovanni Toti

 

La chiusura spetta al presidente regionale Giovanni Toti: “E’ l’impresa che fa crescere il Paese. Condivido la relazione che avete discusso e registro la crescita di questa città che ha saputo interpretare il cambiamento del modello d’impresa. Il porto è diventato una stazione crocieristica importante che si aggiunge a ciò che già c’era prima. Una città industriale importante è diventata una città che traina settori a livello mondiale. La maggior parte di quel + viene dai cantieri a poche centinaia di metri da dove siamo, surclassando anche la vicina Viareggio. Che si debba fare una programmazione sovraterritoriale è un’impostazione che abbiamo voluto dall’inizio. Spezia è diventata un hub turistico di un’area che arriva fino a Sestri Levante. Il terziario si è sviluppato grazie a questo e centrale sarà il waterfront del futuro. Non dimentichiamo che le maggiori compagnie da crociera si sono impegnate in quel progetto comune che porterà alla nuova stazione marittima, e poi la nuova vita della ex colonia di Marinella e tanti diversi altri approdi. Questa città è al centro di tanti investimenti: la stazione di Migliarina che diventerà hub delle Cinque Terre, il retroporto di Santo Stefano, la variante Aurelia che malgrado le peripezie finalmente ha tutti i lotti finanziati, mentre per il nuovo Felettino siamo alla vidimazione del project che ci manderà entro la primavera prossima alla progettazione esecutiva. C’è un tema che dobbiamo affrontare davvero anche se i dati della Liguria in questi ultimi mesi sono i più positivi dal punto di vista occupazionale: quello della formazione professionale. Passare dalla garanzia di occupazione alla garanzia di occupabilità è un salto che questo Paese poteva fare prima. Non possiamo accontentarci di rimanere con un dato di disoccupazione tra il 7 e il 9% e su questo dobbiamo lavorare insieme. Come sulla conoscenza della lingua inglese, altro aspetto su cui investire: io vorrei che la Regione Liguria fosse la prima regione bilingue in Italia. Sono tutti temi che la cabina di regia dovrà prendere in considerazione: abbiamo ancora un po’ di tempo ma non è infinito, perché tutto cambia inesorabilmente. E a livello italiano serve una voce forte che dica sì alle infrastrutture. A Vado un rigassificatore serve al Paese intero anche per quello che sta succedendo nel mondo…”.

 

Assemblea pubblica Confindustria

 

Nel suo intervento di chiusura, Alberto Marenghi, vice presidente di Confindustria nazionale per l’Organizzazione, lo Sviluppo e il Marketing, dichiara: “Da una prima analisi la Manovra sembra essere giustamente prudente. Sappiamo che per spingere la crescita in questo momento di forte stress sui tassi c’è bisogno di riattivare gli investimenti che sono crollati, soprattutto quelli sulle transizioni 5.0, e c’è necessità di potenziare le nostre filiere. Tutti i provvedimenti che andranno in questa direzione potranno essere un incoraggiamento. Come Sistema Paese dobbiamo rimboccarci le maniche per spingere gli investimenti mirati. In questo momento ci sono anche i fondi del Pnrr che sono risorse preziose da allocare dove realmente si possano innescare meccanismi virtuosi e di crescita. La Spezia brilla per la ricchezza del territorio, per la capacità di traino in settori strategici, cantieristica in primis, per la capacità attrattiva della costa, un ecosistema che include i più grandi cantieri nautici, centri di ricerca e università.  La Blue economy colloca questo territorio al quarto posto a livello nazionale, primo nella filiera. Nell’ambito dell’Economia del Mare La Spezia è la prima provincia in Italia per incidenza di imprese che operano nel comparto, 3380, e la terza provincia per occupati dell’economia del mare oltre 12.183. Questa è una zona dalle grandi potenzialità. Non solo per le attività strettamente connesse ma per l’indotto e la filiera collegata. Qui connettere e creare filiere ha un effetto moltiplicatore. Dobbiamo sfruttare queste opportunità. Allarghiamo l’analisi alle filiere industriali e alla loro composizione, ma soprattutto collaboriamo: quasi la metà delle forniture critiche dell'industria italiana è ad alto rischio geopolitico-climatico ma la peculiare strutturazione su filiere della nostra economia rappresenta un vantaggio competitivo. L’impegno collettivo, allora, deve essere sul potenziamento delle filiere, con una politica industriale compiuta”.

 

Studio Ambrosetti sui progetti strategici per il territorio spezzino