Temi del giorno:
Le nuove indagini del commissario Borachia
|Outget
Racconto a dispense, seconda puntata.
L’inizio della seconda serata – o più onestamente della notte – di Riccardo non era stato molto diverso da tutti gli altri della sua vita attuale: dopo aver visto un giallo in tv cenando insieme a Gloria…
la cosa era veramente ilare: quanti “gialli” dal vivo aveva visto nel suo lavoro? La maggior parte molto più prosaici, e meno divertenti. Sì, insomma: quelle indagini non stavano in piedi; perché la chiave di volta sembrava piovere dal cielo. In effetti è spesso così anche nella realtà -pensava Riccardo- ma c’era qualcosa che non andava, perché anche con i migliori si vedeva subito che l’autore quel caso/non caso piovuto dal cielo se l’era preparato da un pezzo. Anzi: ci aveva costruito tutto il prima e il dopo insieme apposta, per quella fatidica ora X. E nella vita non è mai così. Mai. La verità per cui la coppia aveva ceduto -in casa di commissario- a simili passatempi sottoponendosi a una reiterata pubblicità sempre uguale di durata complessiva superiore alle storie stesse, si nascondeva fra ambientazione, fotografia, e cibo: essendo le prime due davvero lodevoli, la terza componente permetteva al poliziotto e alla sua compagna di identificare la loro cena con le apparizioni di altre sullo schermo. La cena di Riccardo e Gloria è di solito un misto di cose ottime già pronte e di un guizzo di Gloria stessa con una piccola componente artigianale e originale: ad esempio, il tonno sfuso e le olive greche (ottime certo le nostre italiane, di cui insieme alle greche il banco preferito offriva almeno una decina di tipi…ma quelle greche viola/scure medio/grandi, un po’ molli…beh!) comprate al mercato sotto casa -roba da leccarsi i baffi…ma Gloria, in un recente pomeriggio meno impegnato del solito, magari aggiungeva una torta di farro tutta sua studiata in storia romana, che accompagnava il resto per qualche giorno. Il farro -il cui nome deriva dal sumerico/semitico bar che arriva fino all’inglese barley– era per i Romani importantissimo, tanto che la focaccia con esso composta era il viatico per il matrimonio, che i due sposi consumavano davanti a tutti durante la cerimonia.
Un vino di buona qualità non mancava mai…
Allora, dopo simili squisitezze, come al solito Riccardo aveva detto faccio io coi piatti. Dopo di che la richiesta per Gloria di quali intenzioni avesse si era risolta [non ricordiamo bene lo specifico di questa volta nda] in uno dei seguenti modi : scusami mi fermo per un po’: ho troppo da fare per la scuola di domani/questo libro mi sta prendendo troppo; oppure: fa’ pure, grazie: ti precedo a lettino, ove si faceva trovare tra le più robuste e dolci braccia del più dolce Morfeo. Ovviamente c’erano doverose variazioni di queste eventualità, ma la trama era grosso modo di tal tenore. Superata così la mezzanotte, Riccardo si era avvicinato -come sempre- al proprio comodino col cellulare in mano, aveva fatto per spegnerlo, e poi si era coricato lasciandolo acceso.
D’altronde le disposizioni per il prode Viglietti da tempo erano state chiare: solo morti, o giù di lì, e non di quelli in accoltellamento improvviso per folli vicende casuali, cioè quelle che qualsiasi poliziotto avrebbe saputo gestire, ma morti strane, gravi, atipiche, che si capiscono solo con più cervelli collegati. Finora era andata bene.
Alle quattro della notte il buzzZZZ! Ripetuto del cellulare non impiega molto a svegliarlo.
“pronto” fa rassegnato
“mi scusi commissario”
“Sandro…”
“mi scusi: sono al molo, al faro: mi hanno chiamato i ragazzi: c’è una donna morta seduta sul muretto tondo”
“morta come?”
“per ora non riusciamo a capirlo”
“cosa vuol dire?!”
“è seduta lì, come se fosse addormentata, la schiena appoggiata al faro, la testa un po’ reclinata a sinistra, nessuna espressione di shock. Ma è morta”
“ma…?”
“no commissario: niente droga, per lo meno sul momento”
“chi l’ha trovata?”
“un pescatore rientrava con la barca piccola: ha notato la stranezza della scena”
“sei già lì?”
“sì”
“non fare avvicinare nessuno”
“certo”
“arrivo”
attraversando la propria via, il mercato spettrale con i due o tre guardiani che chiacchierano tra loro, il proseguimento che si trasforma nell’elegante parte pedonale, nel dare un’occhiata alle strisce orizzontali marmoree della chiesa, nell’arrivare al giardino italiano, al Garibaldi equestre, alla passeggiata prima del molo, in un buio pesto pronto a farsi sedurre e poi squarciare dall’alba, Riccardo ha uno strano presentimento. Follie! Pensa. Ma la vita riserva, a volte, il volto della follia: un volto che ci sta accanto senza che lo vogliamo vedere e appare all’improvviso ridendoci addosso come il pagliaccio della scatola a carnevale, terribile ritratto di tutto ciò che non è allegria. Dio mio: quelle tre telefonate in venti anni ricevute da Gloria: profe: c’è stato un incidente- e…? – e allora…- lei che si accasciava sul divano, istupidita.
Dall’inizio del molo individua i lampeggianti blù da lontano, riconosce i ragazzi, Viglietti con le braccia conserte che lo aspetta quasi scusandosi in silenzio -e non per averlo svegliato di notte-, il peschereccio ammarato, il padrone seduto a poppa.
E’ lei.
Perché è lei?
_ _ _
Maurizio Paros, cognome greco preso vattelapesca dove, è decisamente vicino alla pensione. Cosa di cui sembra non essersi minimamente accorto. Ha un corpo magrissimo, i jeans e la camicia a quadri a quasi settant’anni tutti i giorni della sua vita; il camice sempre aperto con la coda buttata indietro dalle mani piazzate nelle tasche dei jeans; i pochi capelli tirati al di sopra della fronte, il viso slungato sotto gli occhiali sul quale come da una maschera tragicomica si aprono due incisivi notevoli, che mostra in sorrisi ironici scoprendo le gengive superiori quando parla dei mali della Città. Quando si rivolge invece ai bambini, o a qualche bisognoso di cure derelitto e privo di mezzi, è sempre serio, di una serietà che ne aumenta la dolcezza…
“siiì…siiì: erano quasi riusciti a fregarmi. Ma pensa te! Dopo quarant’anni…” Riccardo non dice niente. Il corpo nudo della ragazza steso sul marmo osceno dell’obitorio li separa di circa un metro
“vedi niente qua?” il medico legale sfiora senza toccarlo il collo della ragazza con il medio lunghissimo
“niente” il dottore ride, amaramente, brevemente
“e invece c’è un buchino: un maledetto buchino!”
“ma Viglietti mi ha detto…”
” ti ha detto bene: la droga non c’entra. Roba da professionisti. Anzi : da assassini di professione. Le hanno sparato un ago minuscolo, il più minuscolo che esista, con un potentissimo anestetico immediato: la ketamina; quando era praticamente stordita sono passati, e subito -perché la ketamina dura poco- all’iniezione letale che simula l’infarto, ma, pazzesco! centrando lo stesso punto. Questo dovrebbe essere avvenuto un tre ore prima di quando il pescatore l’ha notata. Se non m’intestardivo con la lente e l’esame di tutta la pelle, se tiravo via, sapevo solo dirti che aveva avuto un infarto, magari per abusi di anestetici”
“come sono riusciti, senza che lei si agitasse? Pensi l’abbiano portata dopo?”
“sentirai i cugini della scientifica, ma tenderei a escluderlo: la ketamina dà rigidità muscolare, l’effetto ti ripeto è immediato ma dura molto poco, e un trasporto, per quanto notte fonda, poteva essere comunque notato” a questo punto -come sempre in tali occasioni- Paros sceglie un marmo privo di cadaveri, si apre ancora di più il camice, tira fuori lentamente dalla tasca del camice un pacchetto di sigarette, se ne accende una aspirando forte la prima tirata e lasciando uscire senza soffiare un fumo lento e densissimo, che gli nasconde mezza faccia, come i fumi dell’ombelico del mondo narcotizzavano quella povera donna della Pizia, che aspettava la morte senza conoscere alcun futuro, mentre sacerdoti ben pasciuti aspettavano condivisioni di politica, e laute offerte in denaro, nel retrobottega: perché di quel mondo malvagio lei, la preferita da Apollo, non poteva capire, né cambiare, manco una virgola. Paros sorride a Riccardo; il che vuol dire lo so che sembro irrispettoso col cadavere, ma abbiamo -tra noi- avuto ben più profonda confidenza: ora fumiamo insieme il calumet della pace…almeno spero. Riccardo aspetta che abbia finito in religioso silenzio. Poi:
“vado a sentire se sono pronti, alla scientifica”
“ciao” Riccardo si avvia verso la porta e la apre. Si sente chiamare da Maurizio
“che c’è?”
“prendili per favore: preparàti scientificamente, professionisti, premeditati e spietati: prendili”
Riccardo muove un poco il mento in avanti, e se ne va senza parlare.
_ _ _
“cosa avete trovato?”
“quasi niente: niente che possa farci pensare a un luogo, al sedile o al bagagliaio di un’auto: niente. L’aria della notte, la morte, la salsedine del mare. Insomma quasi nulla. Ci spiace commissario” Riccardo guarda lontano; una tristezza sorda nel cuore
“mi interessa il quasi” l’ispettore della scientifica indica una bustina trasparente; dentro c’è qualcosa di cartaceo, un minuscolo biglietto…
“si può gestire adesso?”
“prego” Riccardo estrae il bigliettino, lo svolge: è uno scontrino commerciale quasi illeggibile
“perché è ridotto così?”
“probabilmente, accartocciato nella parte più profonda della tasca destra dei jeans, è sfuggito a più di un lavaggio”
“qualcosa si legge”
“sì, davvero poco, e incomprensibile. Prenda pure la lente commissario” Riccardo resta parecchio aguzzando la vista; dopo un bel po’ sussurra : .IVO… ..BRO….
“più o meno la pensiamo così anche noi. Non siamo riusciti a leggere di più, nemmeno tra le fibre”
Riccardo rivede quel pomeriggio di tanti anni fa: lui che trova il quartiere e posteggia lo scooter, controlla il numero civico dove il suo collega e amico, da poco marito di Gloria, in servizio in un’altra città, lo aspetta insieme alla propria moglie nella nuova casa dove la coppia lo ha invitato; lui che si gira un po’ intorno, e poi deciso entra : nella Pasticceria Labronica di Livorno .
_ _ _
La civetta di servizio scivola veloce e tranquilla in un’autostrada priva di traffico nel primo pomeriggio. Viglietti rispetta per un bel po’ il silenzio del suo capo, che osserva un paesaggio straconosciuto.
“un bel casino”
“per ora”
“lei pensa che andiamo nel posto giusto?”
“sì”
“eh…mi scusi commissario: perché?”
“così…” Viglietti torna al silenzio come un cane bastonato
“no, dai scusami! È che sono distrutto: avere conosciuto il padre, come ti ho raccontato, avergli dato speranze. Ieri ci sono stato, per evitare il peggio. Non so se ho fatto bene. Abbiamo parlato per mezz’ora, non certo come si fa in un’indagine. Alla fine gli ho chiesto se ha un fratello, una sorella in un’altra città. Mi ha detto di sì. Gli ho consigliato di andarci, di non fare il caparbio. Non può restare lì, dove la ha avuta con sé come lei era: viva, era sua figlia. Non so se mi darà retta…”
“non si preoccupi commissario: capisco. Non è successo niente, davvero”
“grazie Sandro. Quell’imbecille patentato!”
“vuole che lo seguiamo, lo torchiamo?”
“no, lascia perdere: quello ha scatenato tutto. Tutto. Ma non c’entra niente. Quelli come lui pensano solo a ciò che hanno tra le gambe e nel portafoglio: non sanno intraprendere guadagni strani, mettersi con delinquenti di razza, uccidere: sanno solo fare del male senza pensarci, senza accorgersene…” rincuorato dalla pacificazione con Riccardo, Viglietti decide che è meglio prendere il genovese finché è caldo:
“e…le modalità della morte?” Riccardo sospira un po’, fa un mezzo sorriso professionale:
“vediamo Viglietti: sei un ragazzo intelligente”
“bah…”
“partiamo dalla convinzione che non sia stata uccisa prima e poi trasportata, ok?”
“ok”
“e che non ci sono segni né una postura di lotta”
“già”
“procediamo: com’era la postura?”
“tranquilla”
“sì, certo: l’effetto della ketamina si è sciolto presto e nel frattempo è morta, per cui ha abbandonato il suo corpo come se dormisse. Ma io dico, verso dove era la postura?”
“verso il mare!”
“bravo, e quindi se un assassino professionista -come lo ha definito Paros- ha fatto le cose così efficacemente e presto, senza essere avvistato, da dove proveniva?”
“commissario…dal mare!”
“vedi che sei intelligente? e…come?” Viglietti si concentra incuriosito ma non riesce a azzardare niente, Riccardo continua:
“sott’acqua”
“un sub!”
“sì”
“ma allora era roba importante, a livello di mafie, di interessi grossi!”
“infatti. Ho contattato i tuoi amici del Bistracci…”
“no, commissario, amici…”
“eh, dai! Amici della Lietta Siro, la Fazio”
“mmm”
“e poi la mia amica marinaretta della Capitaneria: droni, vedette, binocoli, radar…sai che al molo da noi c’è sempre roba grossa”
“sì”
“ebbene non ho ancora risposte, ma son sicuro che qualcuno prima o poi mi telefona perché c’era un gommone non identificabile da cui all’ora del delitto si vede una figura nera buttarsi in acqua di schiena”
“ah” Viglietti continua a tacere, ma i suoi occhi e le sue mani nervose sulle cosce dicono: e poi?”
“quello arriva non visto davanti al faro, dove lei era stata attirata con un inganno. Purtroppo col padre non usava il proprio cellulare personale, che a quest’ora sarà privo di batteria e di sim, disintegrato chissà dove. L’assassino esce dall’acqua, è un professionista: le spara la prima siringa nel punto giusto, la ketamina fa effetto, lui esce a terra, recupera la prima siringhetta, le caccia a mano – a questo punto Borachia fa una smorfia di nausea e dolore – la seconda, letale, nello stesso identico punto della prima, il tutto nel giro di un minuto. E se ne torna sott’acqua. Che ne pensi?” c’è un po’ di silenzio, poi Viglietti risponde
“che lei è il nostro commissario, della nostra anticrimine”
“dici?” fa Borachia mentre l’auto supera la parte sud della tenuta di San Rossore…
_ . _
Quelle città strane, come per altri aspetti la Città d’altronde, che nessuno trova più strane perché tutti sono abituati a vederle così. Ma le sono, strane: perché hanno due anime, due volti. I viali immensi, lucidati davanti al mare, che accolgono palazzi altrettanto lucidi: istituzioni, eventi, divise, regole assurde e inflessibili vicino a grandi professionalità, a odi e amicizie irrisolvibili e indissolubili; l’inizio della vita adulta, che ti può portare in mezzo al mare (“il tuo mare, Dio, è così grande…la nostra nave così piccola…”), o tra guerriglieri con un’altra pelle, un altro Dio, decisi e arrabbiati. Arrabbiati con te.
E poi i vicoli, le stradine antiche, le scuole ormai destinate a morire ma sempre severissime e produttive, affiancate dalla palazzina perennemente vestita di bandiere rosse, dove è iniziato tutto; quel tutto a cui nessuno fa più caso…
Fortunatamente non ci sono acquirenti.
“Buongiorno signora”
“Buongiorno: dica” Riccardo tira fuori il distintivo facendo attenzione a evitare gesti bruschi, presuntuosi e imperiosi
“mi spiace disturbarla: fortunatamente è libera: se arriveranno clienti aspetterò in silenzio” lo sguardo della signora è diffidente: mezza età, i capelli crespi tinti di nero tradizionale, come cinquanta sessanta anni fa era d’obbligo per le mature, peraltro -se glielo avessero permesso i bacchettoni- decisamente ancora piacenti ed efficienti; occhi piccoli ma non minuscoli, scuri, “foìni” come direbbero dalle parti di Riccardo; il camice bianco le avvolge il seno evidente, di giusta misura, tra il camice e il seno una maglia istoriata da rose non pacchiane
“sono il commissario anticrimine della ……: se crede può telefonare alla questura di Livorno per chiedere conto della mia visita” la donna si impossessa del distintivo che il commissario le sta porgendo, lo guarda a lungo
“dica pure, va bene così”
“la ringrazio molto: lui è il mio collaboratore, l’ispettore Viglietti” Sandro accenna un sorriso e un buongiorno con la testa
“ditemi…”
“innanzitutto non siamo qui per lei; meno che mai dal punto di vista del lavoro…sì, insomma: permessi, tasse, sicurezza. Solo qualche informazione che non la riguarda direttamente” la donna appare leggermente sollevata, attende con lo sguardo; Riccardo tira fuori il cellulare:
“conosce questa ragazza?” la donna ha un moto per nulla nascosto di interesse:
“certo! Certo: è ….”
“esatto. Come l’ha conosciuta?” (evidentemente da giornali non-locali o conoscenze trasversali non ha già saputo niente)
“era una nostra apprendista…tutto regolare, eh; era apprendista di laboratorio, come Sonia” la donna accenna al laboratorio dietro al bancone, nel retrobottega. Riccardo sta pensando al sapore di morte che tra poco si descriverà in quel posto: così pulito, pieno di arte, dolcezze, bontà che fanno contenti, colori della natura…; in quel momento spunta dal retrobottega una negretta in camice, con un vassoio di paste che inizia a posizionare per il pubblico: statura giusta, tondetta, gentile, graziosa; fa il suo lavoro senza guardare la signora e i nuovi arrivati
“lei è appunto Sonia: avevano iniziato insieme. Ma…cosa è successo?” Riccardo aspetta qualche secondo, scuote un poco il capo:
“la ragazza è stata uccisa, al molo della ……”
“mio Dio…no!” Sonia volta il capo, terrorizzata, ingoia le lacrime e le parole, fugge in laboratorio
“che altro può dirci, signora?”
“mio Dio…poco: è venuta qui, ha accettato il contratto, le regole. Era brava sia di là che al banco. Poi un giorno mi ha detto che voleva andar via: le chiesi come mai, niente di che:devo andare, rispose”
“dove abitava?”
“in un convitto di suore, qua vicino, per risparmiare; d’altronde non aveva un fidanzato, e neanche ambizioni in tal senso, mi è parso”
“dopo aver lasciato il posto, dove abitava?”
“non lo so, non ho saputo più niente: zero assoluto. Mi è diaspiaciuto ma dopo un po’ non ci ho più pensato”
“con Sonia, andavano d’accordo?”
“avevano legato molto, da subito; senza che questo le distraesse dal lavoro” c’è molto silenzio
“ma perché l’hanno uccisa…chi?”
“non lo sappiamo. Spero di poter dire:non lo sappiamo ancora”
“mi dispiace non esservi utile di più; vi assicuro: è stata una cosa così…mi è dispiaciuto perché era brava e educata, ma tutto qua”
“non si preoccupi. Mi faccia un favore se può: può concedere un minuto a Sonia: la aspettiamo fuori, sul marciapiede di fronte alla pasticceria”
“certo. Posso farvi un piccolo omaggio?” Riccardo e Sandro accarezzano le paste con gli occhi, tornano bambini, rivivono anni in pochi secondi, sentono i sapori; poi Riccardo risponde:
“no: grazie. Davvero! Arrivederci”
La ragazza arriva subito, visibilmente triste e scossa: li raggiunge e saluta con un cenno del capo
“scusa davvero il disturbo: tu sai qualcosa di più: magari poco, ma qualcosa di più, vero?” la ragazza annuisce incerta
“quando possiamo vederti senza metterti in difficoltà? Poche domande: quello che ci dici ci starà bene, promesso” la ragazza ci pensa a lungo
“alle tredici entro in pausa, venite in vicolo….: c’è un bar modesto: io abito sopra. Parliamo lì, per strada”
“sta bene, grazie”
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“avevate fatto amicizia, vero?”
“sì”
“sai tutto di perché era venuta via dal suo paese, vero?”
“sì”
“non la avevi più sentita?”
“no: non dava il suo cell a nessuno, neanche a me; però mi aveva detto: stai bene, non mi dimentico di te: mi farò viva io” la ragazza scoppia in pianto, Borachia e Viglietti attendono, rispettosi e pazienti
“dov’era andata?”
“non lo so…però…”
“però?”
“però: io non vi ho detto niente, ma due giorni prima di licenziarsi aveva parlato a lungo, fuori del bancone, con una cliente ricca, col marito ricco voglio dire, che viene di frequente, e a cui era molto simpatica; una che era rimasta colpita dal fatto che lei sapesse le lingue, soprattutto il giapponese”
“sai il nome, l’indirizzo?”
“sì”
“Sandro, memorizzali…; e perché la padrona non ce lo ha detto”
“mah! forse non ci aveva fatto caso: la signora ci intratteneva spesso, per spiegarci i tipi dei chili di dolci che dovevamo portarle: ora qui, ora là…posti di lusso: magari la padrona stava servendo altri. Ma io invece ci feci caso perché quel giorno quella signora non ci ordinò niente: aveva consumato un piccolo bignè e un caffè lì da noi, in pasticceria…”
“bene: sei stata indispensabile. C’è altro che ti sembra importante: storie strane, uomini…?”
“no. No”
“ok grazie ancora. Se ti viene in mente qualcosa, questi sono i nostri numeri personali” la ragazza afferra il bigliettino
“lo prenderete, quello che l’ha ammazzata?”
“Quello? Quella? Quelli? Certo non ci proveremo per sport.”
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Non è stato difficile trovare un ispettore alla questura di Livorno che conosca l’avvocato marito della “ricca signora”, né spiegare tutto al marito perché convinca la moglie a ricevere i nostri due a casa, un’oretta prima di cena, con discrezione, evitando convocazioni e impieghi di tempo. Una casa come i due se l’aspettavano; ad aprire la porta la filippina che s’aspettavano, col grembiulino che s’aspettavano, che li fa accomodare in una sala come se l’aspettavano, dove la signora, magra di palestra come se l’aspettavano, ostentando una mise finissima ma non ostentata -come si aspettavano- un volto che cancella le rughe che si riescono a cancellare, e per nulla quelle più potenti e dispettose, finalmente compare. Un caso Moro, un maxi processo di mafia, la desertificazione a due passi, un Afghanistan, un isis, un Trump… e sono ancora così: non te smove ‘na cannonata! Pensa Riccardo. Viglietti è meno elaborato ma lasciamo perdere. Pochi convenevoli, asciutti ma non altezzosi; un po’ di piagnistei sul destino della ragazza; poi:
“ditemi: che volete sapere?” Borachia si schiarisce la voce
“ci risulta, signora, che lei abbia avuto un colloquio con la ragazza fuori del bancone della pasticceria, due giorni prima delle dimissioni dal lavoro” la signora ci pensa un po’ su: tutta scena
“sì, è corretto”
“ci può rivelare il contenuto senza problemi?”
“sì -menomale che ha un marito avvocato e intelligente pensano i due poliziotti– le avevo proposto, visto che sapeva il giapponese molto bene, di lavorare per il Saggio…”
“il chi?!?”
“il Saggio: il mio -non solo mio: ci va un sacco di gente- consigliere spirituale: una squisitezza d’uomo, ormai per me indispensabile”
“ah! E questo saggio…”
“non sa molto bene l’italiano, e…consigli spirituali, in inglese…capite…” i due si guardano un po’, poi Viglietti fa un atto di insubordinazione, seguito da un asciutto silenzio
“magari anche i discepoli, le discepole, non si trovavano molto bene in inglese…” ci pensa Borachia a uscire d’imbarazzo
“e la ragazza?”
“disse subito di sì: le prospettai venti euro a incontro: in un mese poteva farne tremila facilmente:più del triplo dello stipendio da apprendista dolciaria”
“ah! Venti su quanto a incontro singolo scusi?”
“no ma quelli furono aggiunti per la ragazza”
“ok, ok…allora mettiamola così: quanto prende il Saggio ad incontro?” la signora abbassa la voce
“cento…all’incirca”
“all’incirca?
“alcuni di noi lasciano qualcosina di più: ne vale la pena, vi assicuro!”
“non abbiamo dubbi…”



