Temi del giorno:
Le nuove indagini del commissario Borachia
|Outget
Prima puntata.
Prima puntata.
“vado un po’ fuori…”
“ma fa caldo!”
“non eccessivamente…”
“ma qui c’è l’aria condizionata!”
“per l’appunto: incomincia a darmi fastidio”
“così tanto?!? e poi dove vai?”
“mmm…una parte delle fioriere al centro è all’ombra: le hanno fatte apposta per offrire un sedile, no? Son qui davanti, mica scappo!”
“come vuoi…”
L’outlet è molto migliorato dal rientro dal covid in poi. Nato circa vent’anni prima in una zona di campagna a quaranta minuti d’auto per la strada normale -piena di curve e di autovelox, ma anche di alberi e variazioni di paesaggio, se uno si sa godere con calma questi aspetti (se no, un quarto d’ora di autostrada torrida e insignificante, dopo mezz’ora per raggiungere la bretella e l’imbocco, è l’alternativa…)- collocato in una conca caldissima, col suo parcheggio gratuito immenso, aveva subito costituito un must per certe coppie e certe famiglie, ma non fino a scadere nella funzione decerebrante di passeggiata finedomenicale anche senza comprare nulla, come accade nel tempio consumistico della Città, tanto per rovinare la Primavera, il Natale e -come dicono le/gli analfabete/i di ritorno- “quant’altro”. Ha negozi notevoli disposti su un cardo spazioso con le fioriere appunto al centro, di tutti gli oggetti e di tutti i tipi, vetrine ben curate; solo … diciamo che i primi anni dopo l’apertura, nonostante iniziative pubblicitarie davvero notevoli (tra cui concerti gratuiti di cantanti molto noti), il materiale, la sua varietà, la sua estetica non erano di prima scelta, e quando lo erano, il risparmio rispetto ai prezzi “normali” di città risultava, considerati gli spostamenti, il caldo, la noia dei mariti e le possibili delusioni, irrisorio.
Riaperto il lucchetto del covid, la faccenda era migliorata: gestori e commesse più competenti e gentili, offerte davvero vantaggiose, roba bella. E poi, vicinissimo, un grande esercizio di cibo locale, crudo o già pronto, veramente genuino.
Certo, d’estate Riccardo concedeva una sola visita, rigorosamente in giorno feriale, di mattina, per amore di Gloria: una volta scelto il rinnovamento delle sue Suede, era tutto un accompagnarla, uno stare al gioco, un parlare insieme…ma a volte un po’ di respiro gli ci voleva.
Trova posto, Riccardo, sul sedile della fioriera quadrata più all’ombra, e si avvede solo un po’ dopo che, sul lato accanto al suo, diciamo un tre quarti indietro, una persona anziana di sesso maschile ha avuto la stessa idea. L’uomo indossa una camicia a righe non brutta, neanche elegante, tenuta fuori da jeans stazzonati ma dal colore uniforme; completano il tutto i sandali che moltissimi uomini maturi o piùchematuri portano d’estate sui piedi nudi. Fate Montale già anziano, un po’ più magro, un po’ più semplice, meno cattivo e antipatico, e più o meno ve lo sarete immaginato.
Riccardo lo guarda e non dice niente. Per un po’ quello fa lo stesso; quindi con un sorriso a labbra chiuse e non strette domanda:
“prende un po’ di fresco?”
“anche lei, pare…”
“sì. Mi sa che lei accompagna qualcuno” Riccardo sorride e sospira:
“eh, già… la mia compagna”
“è quella là, dentro il negozio di vestiti?”
“così sembra”
“complimenti: è molto graziosa…mi permette di dirlo? potrei essere suo padre!”
“prego: anch’io la penso allo stesso modo:…cioè, che è molto graziosa…”
“viene spesso qui?”
“quasi mai. E lei?”
“Più o meno tutti i giorni…” Riccardo lo guarda incuriosito. L’uomo prosegue, come se iniziasse una storia:
“abito in un paese qua sopra, qua vicino. Nelle stagioni di mezzo me la faccio anche a piedi, con calma; se no, ho un vecchio motorino, che comunque funziona benissimo”
“ah…” l’uomo solleva un po’ di più il sorriso agli angoli della bocca, sempre senza aprirla:
“si sta chiedendo come mai vengo sempre qui se ho un paese più fresco tutto mio, vero?”
“beh…”; c’è un po’ di silenzio fra i due
“sa che anch’io ho una figlia? Cioè: mi scusi, ho una figlia graziosa come la sua compagna. Non so se devo dire ho o avevo. Viva è viva…” Riccardo sente che a questo punto deve dire che è successo? E invece chiede, senza un perché:
“è per questo che viene qui da solo?” l’uomo lo guarda serio, come grato per aver fatto la domanda giusta
“sì, per questo” questo cosa?!? si sta chiedendo Riccardo
“non sta con lei volentieri? Non si trova bene in paese?”
” con lei stavo benissimo; e comunque ora non c’è. In paese ci sono nato, la casa è mia, so come viverci…” Riccardo scuote impercettibilmente la testa incuriosito, quasi a scusarsi di non capire bene. L’uomo ne approfitta per togliere dal sostegno la gamba accavallata, frugare un poco nella tasca posteriore, trarne il portafoglio e da lì una fotografia. Riccardo si sta chiedendo se fa così con tutti, o se è un momento di particolare ispirazione. Non ha mai simpatia per gli attaccabottoni vittimisti, ma questo gli sembra una persona seria:
“questa è mia figlia”
un mezzobusto che indossa una camicia rosa molto pallida, una rotondità per nulla pesante, appena accennata, forse accentuata dalla pettinatura a caschetto castano scuro, tonalità ripresa dagli occhi molto spontanei e teneri, in contrasto con la bocca quasi severa che riesce appena ad accennare un sorriso
“bella persona”
“già. Sua madre morì quando aveva sedici anni. Ora ne ha venticinque”
“le mancherà”
“certamente” Riccardo si fa convinto che chiedere notizie sulla vicenda della sua attuale assenza non sia la strada giusta, che preferisce sapere di più sulla persona umana che ha davanti
“lei…lei lei -fa indicando l’interlocutore con un gesto pacato della mano, come un direttore d’orchestra che apra l’intervento di uno strumento sorretto dalla nota continua degli archi in sottofondo- cosa fa, se è lecito; come se la cava?”
“lavoravo qui, in una falegnameria (qui,o il taglio degli alberi, o la loro trasformazione in porte, finestre mobili è una delle attività più diffuse nda) questo mi ha procurato una pensione piccola ma sicura. Ho anche un bell’orto: una volta ci lavoravo di più, vendevo anche delle primizie, ora lo uso per me. Mia figlia mi aiutava, era contenta di farlo” si ferma per un po’
“che altro faceva, per se stessa o per…aiutare lei?”
“a scuola, fino alla maggiore età, era bravissima: l’inglese non aveva segreti per lei, ma non c’erano materie che non sapesse riinsegnare dopo averle capite. All’università non è voluta andare: dava lezioni private, faceva traduzioni; a fine mese non tirava su male”
“una ragazza di valore”
“direi proprio di sì” c’è un po’ di silenzio, quindi l’uomo continua
“poi -ride poco impercettibilmente scuotendo la testa- aveva anche un altro passatempo, a cui non mi concedeva assolutamente di partecipare…”
“?”
“un po’ di anni fa, quasi per scherzo, avevamo comprato a una sagra una capretta: lei la prese subito sotto la sua protezione; non la mandavamo sola in giro: temevamo animali, temevamo si perdesse, venisse rubata o subisse dispetti. Mia figlia ogni sera, senza alcuna eccezione, la portava a brucare”
“e dove la portava?”
“Ah, non so: non ne abbiamo mai parlato. Superati i confini dell’orto intorno alla casa, ci sono vari sentieri: erba da capre si trova, dalle nostre parti, dappertutto”
“l’animale risentirà della mancanza”
“credo di sì, anche se non lo dà molto a vedere: io cerco di farla ruzzare e di nutrirla come posso: non ero il suo preferito, ma mi riconosce e è abbastanza tranquilla; faceva -e continua a fare- del bel latte: in parte lo vendo al caseificio di qui: il formaggio di capra è molto ricercato; a parte che fa bene davvero, poi ci sono le mode nutrizioniste…” (in effetti quel caseificio è piuttosto attivo e in attivo). Riccardo guarda un po’ da un’altra parte, riflette, poi:
“capisco…ha mai provato, non perdendola d’occhio, a lasciarla un po’ andare alla stessa ora in cui la ragazza la portava a pascolare?”
“sinceramente no: sa, le capre saltano, s’inerpicano…io incomincio a essere anziano”
“se una sera capitassi da lei, me lo lascerebbe fare?” l’uomo ci pensa un po’ su:
“beh, lei è molto gentile; ma io non la conosco”
“già, mi scusi tanto: mi chiamo Borachia, faccio il commissario di ps all’anticrimine della Città” l’uomo ha un moto di aumentato interesse, un improvviso sussulto:
“allora potrebbe aiutarmi”
“volentieri. Ma sua figlia è maggiorenne, notizie brutte non ne abbiamo: può fare quello che vuole. Posso fare tentativi per conto mio, nei ritagli di tempo, ma nient’altro”
“me li farò bastare: l’importante è non rassegnarsi”
“ma perché la ragazza se ne è andata?”
“oh, questo di preciso non lo sa nessuno”
“Non s’è fatta più viva?”
“sì, sì sì! Quasi subito: innanzitutto ha lasciato un biglietto, al mattino presto, mentre dormivo: papà scusa mi allontano da casa: non preoccuparti, ti telefono presto… Poi è stata di parola: mi ha chiamato a meno di 24 ore dalla sua partenza: mi ha detto che non aveva una ragione ben precisa, che non dovevo né temere per lei né angustiarmi, che mi avrebbe richiamato spesso; che sarebbe tornata per farmi felice: cercava una realizzazione, un’autostima, un miglioramento sociale e economico…”
“e da dove chiamava? Da dove chiama di solito?”
“ecco: non si sa: chiama sempre con numero “sconosciuto”, e spesso all’improvviso, dopo avermi interrotto e fatto raccomandazioni con infinito affetto, butta giù”
“mmm…” fa Borachia
“uno dei giovani del paese, di quelli che hanno studiato, un giorno mi disse che conosceva uno dei vostri; cioè non proprio dei vostri, della …….: che magari per una volta un favore tramite lui me lo avrebbe fatto, ma niente di più. In effetti è stato così: portandogli il mio telefonino con l’ultima chiamata, nei giorni immediatamente successivi alla partenza stabilì che aveva telefonato da Marina di Pisa. Questo tizio era gentile quanto basta, ma piuttosto rigido e sbrigativo. Aspetti, si chiama…si chiama…” con una naturalezza e sicumera quasi umoristiche Riccardo fa:
“Bistracci…”
“esatto! Lo conosce vedo!”
“diciamo di sì, come i gatti conoscono i cani e viceversa”
“dissapori?”
“ma no, si figuri! Qualche interpretazione diversa del proprio mestiere. Forse più colpa mia che sua, ma questo non lo dica a nessuno” l’uomo riesce debolmente, ma non falsamente, a sorridere ancora
“come mai preferisce riposare qui che in paese?” l’uomo sospira un po’:
“in effetti c’è più fresco in paese, l’aria è più buona lì. E’ che non mi va di essere compatito, o di ricevere domande, anche se lei adesso si stupirà di questo” Riccardo sorride senza farlo vedere: ricordi strani del liceo: il padre che faceva scappare il figlio per la sua durezza, e poi per autopunirsi si spaccava la schiena a zappare una terra ingrata. No, qui è tutta un’altra cosa
“non mi stupisco affatto: c’è chi fa domande per giudicare secondo un copione fritto e rifritto, chi non ne fa mai, chi per spettegolarci su poi, e chi le fa a ragion veduta: io ho la presunzione di appartenere a questa razza qua”
“credo anch’io” fa l’uomo
A questo punto la Gloria si catapulta fuori dal negozio: regge tramite le apposite grucce due vestiti con una mano, uno con l’altra. Rallenta un poco moderatamente stupita che Riccardo abbia attaccato conversazione:
“volevo vederli alla luce naturale! Che ne dici? Volevo anche un parere…” Riccardo assume un sorriso di scherno affettuoso:
“comprali tutti e tre, no?”
“esagerato!”
“ma perché? L’estate è ancora lunga…: se ti piacciono! Ho conosciuto questo signore: l’ho scocciato finora”
“niente affatto: il dottore è molto simpatico, poco invadente”
“lei sui vestiti che dice?”
“ah no! Tra moglie e marito…”
“già! Su: va’ a pagare che poi ci rinfreschiamo. Beve qualcosa con noi?”
“no, grazie: io bevo un quartino del nostro a ogni pasto, e nient’altro”
“non abbiamo parlato necessariamente di vino, o di alcool…”
“no, davvero: vi ho occupati abbastanza, penso sentiate il bisogno di una pausa tutta vostra: non faccio complimenti”
“come vuole. Senta: posso fotografare la foto di sua figlia? Permette?” l’uomo ritira fuori l’immagine e la porge a Riccardo, che la sistema sul sedile ligneo della fioriera, la inquadra col suo smartphone e la ritrae al meglio possibile
“allora buona serata, a presto”
“buona serata”
“potrò dunque rifarmi vivo per la capra? Qual è di preciso il suo paese? E lei dove abita?”
“è …… : lei va verso la chiesa, a fianco alla chiesa, sulla sinistra guardandola, c’è un vicolo: una cinquantina di metri e la strada si riallarga: la mia è la prima casetta, abito lì”
“d’accordo. E…a che ora portava, sua figlia, in giro la capra?”
“circa le sei di sera”
“E da quant’è che è partita…”
“tra un mese saranno tre anni”
“allora buona giornata, e arrivederci”
“arrivederci”
Riccardo e Gloria si sono concessi una bibita, e sono tornati in città ovviamente per la strada normale. C’è stato molto silenzio tra loro.
“tu che ne pensi? dice lei a lui
“penso che la faccenda non mi torna”
“perché? Una persona non può partire? Cambiare ambiente? Prendersi una boccata d’aria?”
“non una che va d’accordissimo col padre non noioso che ha bisogno di lei. Non così all’improvviso. Non una che poteva andare in Città o altrove quanto le pareva. Non una che sa le lingue e per anni non le ha usate per girare il mondo, o per trovare un lavoro specifico. Non una che telefona con numero coperto. Non una…”
“va bene, va bene! E allora?”
“e allora niente: è maggiorenne, sa badare a se stessa: non c’è niente da vedere”
“no, eh?” Gloria cammina avanti più veloce, raggiunge il grande esercizio pieno di cibarie: il cartello all’interno parla chiaro: NON SI FANNO PANINI. Acquista sei crocchette di carne e patate, un etto di testa in cassetta nostrale, un pezzo di pane cotto al forno; continua a camminare più veloce, mentre Riccardo la segue quasi divertito. Attraversa la strada principale, infuocata; sceglie due pesche dal verduraio, s’incammina lungo il muretto del paese, all’ombra; poggia gli acquisti sul muretto, dove si interrompe, a ridosso di un’osteria: chiede se può avere una caraffa di vino bianco e due bicchieri, torna con le prede, offrendo a Riccardo -che non si fa pregare- di consumare gli acquisti seduti sul muretto.
Il viaggio di ritorno passa in silenzio. Quando scendono dall’auto è metà pomeriggio, il sole e il cielo limpido sono gli stessi, eppure chiunque che abiti nella Città li saprebbe distinguere: come direbbe Orazio: quello di campagna, e quello di città… Addirittura, nel teatro greco e poi romano c’erano due porte, e il pubblico sapeva per convenzione che se un personaggio arrivava da una veniva dalla campagna, se dall’altra dalla città.
Trovato posteggio, lungo la strada per casa Gloria bofonchia qualcosa:
“come dici?” fa Riccardo
“non c’è niente da vedere, tranne che volerci vedere più chiaro, no?”
Riccardo aveva resistito giusto tre giorni, non di più. Poi, sulle cinque della sera aveva detto alla sua squadra che si allontanava da solo; al telefono, aveva detto lo stesso a Gloria. Ora ha guidato con calma, cercando di pensare ad altro. Ha trovato la casa. L’uomo lo saluta senza sorpresa, con cortesia moderata.
“posso offrirle qualcosa?”
“no, grazie: un po’ di tempo l’ho guadagnato, ma non posso giocarmelo” senza far menzione della capra, l’uomo conduce Riccardo da lei. L’animale è tranquillo, sembra un po’ triste. L’uomo le lega al collare una corda molto lunga, porge la corda a Riccardo:
“prego” la capra è dotata del tipico campanello al collo; Riccardo si avvia lasciando poca corda alla capra per la sua passeggiata libera. L’animale si incammina. Appena i due sono fuori visuale, Riccardo stacca il campanello dal collare, e se lo mette in tasca. Incomincia a mollare sempre più corda. Come aveva pensato nei giorni precedenti, finge di dimenticarsi della capra, guardando altrove. L’animale prende vari sentieri: sembra avere le idee chiare. I due giungono a una radura dove erba e arbusti non mancano, e la capra sembra gradire; Riccardo spinge lo sguardo oltre il breve prato, dove -come succede spesso da queste parti- la vegetazione e gli alberi si interrompono, lasciando spazio alle rocce più nude, più dure, più grigie. Probabilmente questo fenomeno è un’eredità di tempi primitivi: nelle parti nude (o denudate) si erano cercate grotte sacre per lo sciamano, o costruite strutture in pietra grezza i cui pezzi si sorreggevano e inzeppavano l’uno con l’altro: i ritrovamenti non mancano, secondo le ricerche di appassionati artigianali ma preparati, in contatto con storici universitari di quelli seri. Da queste postazioni si dominano via via le valli sottostanti, mentre nei fitti boschi adiacenti sono state ritrovate, accanto a polle o a ruscelli presenti a decine nel territorio, statue stele incontroveribili: il simpaticissimo mezunemunius , probabilmente, anche se non lo dice nessuno “il dio in mezzo al bosco dell’acqua”, così come ricca d’acqua era la città di Nemausus, oggi Nimes. D’altronde, il nome stesso del luogo in cui Riccardo ora si trova dovrebbe significare “vicino all’acqua”…
Riccardo lega la capra a un tronco d’albero: lei-vista la lunghezza della corda- non sembra aversene a male e continua a brucare. Lo sguardo del commissario ha ora alla propria sinistra la grotta, alla propia destra una figura umana che osserva la valle sottostante, appollaiata sulla roccia. Sta fumando. E’ decisamente un bell’uomo giovane, un po’ trasandato e di primo contatto per nulla simpatico:
“una canna, a quanto pare…” l’uomo ha un moto di stizza rabbiosa, ma contenuta
” …… vuoi , tu?”
“vorrei un po’ di ospitalità e educazione” il giovane ridacchia:
“perché se no?”
“se no niente: l’educazione è sempre di chi la usa. Io ad esempio mi presento…” Riccardo tira fuori il distintivo. L’altro stringe la bocca come schifato, poi ridacchia scuotendo la testa:
“mi vuole arrestare per una canna? Qui? Senza testimoni?”
“nooo! Io mi occupo di altro. Però ho dei, come dire, cugini esperti in queste cose. Esagerati, eh, esagerati, sì: però quando si fan le cose, o si fanno per bene, o manco farle” il giovane sospira con meno ironia e più rassegnazione:
“insomma cosa vuole?” Riccardo estrae dalle tasche il proprio cellulare e cerca un po’:
“l’indagine che sto facendo è decisamente seria: la pregherei di tenerlo presente per tutto il nostro colloquio” l’altro tace, sguardo sufficiente e vago
“conosce questa signorina?” gli spiattella la foto del cell. sotto il naso, l’altro ha un moto impercettibile delle ciglia e del capo:
“no” Riccardo aspetta un poco, poi:
“senta, non è che io creda tanto a quei metodi della prossemica in interrogatorio, della psicologia…insomma ha capito. Però i miei corsetti li ho fatti: lei ora ha detto una bugia, come si dice a …… , cagà&spudà. Preferisce che chieda in paese se -anche poco- vi conoscevate, e poi ne tragga le conseguenze e la convochi in questura?” gli occhi di Riccardo scendono pian piano sulla mano sinistra dell’uomo, dove brilla agli ultimi raggi di sole una fede incontrovertibile; Riccardo incomincia a star male, perché mette in silenzio vicini quel tizio, e tutto ciò che sta pensando di lui, con quel paesaggio, la sua bellezza cruda e sincera, la storia che c’è dietro: storia di rocce, animali e persone umane. Poi prosegue:
“o che le capiti in casa e davanti a sua moglie le faccia le stesse domande di ora?” detto questo Riccardo è sicuro, sicurissimo dell’unica parola che sta pensando l’interlocutore: . . . . . . .!
“e allora perché me le sta facendo, ‘ste domande, se sa già tutto?”
“siamo al punto di prima, quando mi sono presentato: di solito quando si parla in due, poco o tanto, ci si conosce in due…”
“ah!” vista la tipologia della sua nuova conoscenza, l’uomo si morde la lingua per non aggiungere ma a me non interessa proprio conoscerla
“ricominciamo” fa Riccardo: “la conosce?”
“sì”
“stavate insieme?”
“se così si può dire…” oddìo lasciamo perdere! Pensa Riccardo
“quant’è che è sparita?”
“circa tre anni”
“perché è sparita?” l’uomo lo guarda diritto cercando di mostrargli tutta la verità della propria affermazione:
“n o n l o s o”
“in effetti la mia domanda era mal posta, mi scusi: cosa accadde nei pressi della sparizione di lei?”
“ci lasciammo”
“sia più preciso: come? chi fu a farlo? perché lo fece?” l’altro sospira profondamente
“la gente da che mondo è mondo si mette insieme e si lascia” anche Riccardo sospira profondamente
“ora mi sto arrabbiando: sa che cosa significa avere un commissario di polizia stimato (bontà loro) come nemico?”
“cos’è una minaccia?”
“una constatazione”
“la lasciai io”
“perché?”
“non mi andava più”
“seh… buonaseeera!!! La lasciò perché…com’è che si dice…era l’ora di sposarsi, di metter su famiglia: lei aveva programmato la sua vita perfettamente: sentirsi il bello del paese, scoparsi una ragazza innamorata con un cervello dieci volte il suo, farsi una famiglia con una meno intelligente di lei, e più disposta, che so…a non finire in Australia per sue realizzazioni serie, portandosi nel suo pedigree la conquista dell’intelligente originale. E intanto, ha sprogrammato la vita di una persona onesta e di valore” l’altro non aggiunge altro
“e le dirò una cosa: visto che ho una posizione di dominio-che le farà bene una volta tanto sentire-e che, anche se lei è più grosso, ho sempre seguito con fervore i nostri corsi di auto-difesa: lei è uno . . . . . . . ; e sì che io ne ho visti!” poi Riccardo si volta senza guardarlo, slega la capra e si avvia, dopo un ultimo sguardo alla valle che è quasi una promessa.
“tutto bene, dottore?”
“sì, è stata brava”
“per la…mia questione? Sa, è parecchio che mia figlia non si fa viva…”
“purtroppo niente. Ma mi sto facendo delle idee: per noi sbirri funziona così. Non me le chieda. E soprattutto non mi induca mai a darle illusioni. Mi scusi, devo andare; buona serata”
“buon rientro”



