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in occasione delle celebrazioni dei giorni scorsi
|Migranti della Cittadella portano la statua di san Venerio
Si sono svolte nei giorni scorsi alla Spezia e all’isola del Tino le feste annuali in onore di San Venerio, patrono del golfo. Quest’anno uno degli aspetti messi in evidenza dalle celebrazioni è stato quello dell’”accoglienza”. Il momento più significativo, sotto questo punto di vista, è stata la tradizionale processione dalla cattedrale di Cristo Re al molo marittimo, dove la statua lignea e la reliquia del santo sono state recate per raggiungere via mare Porto Venere. Sospesa nel periodo della pandemia, la processione è ripresa come in precedenza, al termine della Messa solenne vigiliare presieduta dal vescovo Luigi Ernesto Palletti. Ebbene, quest’anno la statua di Venerio, realizzata a suo tempo dallo scultore spezzino Teofilo Raggio, è stata portata in processione da un gruppo di ragazzi e di giovani migranti, ospiti a Pegazzano della “Cittadella della pace”, struttura della diocesi affidata alla Caritas. Alla “Cittadella”, diretta da Laura De Santi, i giovani migranti preparano la propria vita futura, anche sotto il profilo della formazione e del lavoro, nel Paese che li ha accolti e nel quale si stanno rapidamente integrando. Alla celebrazione in cattedrale erano presenti una ventina di “ospiti” della “Cittadella”, provenienti da diversi paesi africani, quali il Camerun, la Costa d’Avorio ed altri. In maggioranza cristiani, avevano insieme a loro anche alcuni giovani di religione musulmana, che si sono alternati anch’essi nel portare la statua in processione come segno di riconoscenza e di rispetto per la comunità spezzina e per il suo santo patrono. San Venerio, del resto, come aveva sottolineato il giorno precedente Egidio Banti nella conferenza tenuta nell’antica pieve a lui dedicata, può ben essere definito un “santo dell’accoglienza”. La tradizione secondo la quale il monaco eremita accendeva fuochi sull’isola del Tino, donde il suo riconoscimento quale patrono dei guardiani di faro, indica infatti un impegno di aiuto e di accoglienza per chi giungeva nel golfo dal mare, e la stessa cosa va detta per lo “scoglio del diavolo”, sul quale la parrocchia “Stella Maris”, per volontà dell’allora parroco padre Emanuele Viana, volle fosse collocata una piccola statua della Vergine. Lo “scoglio del diavolo”, in genere coperto dalle onde, indicava appunto un pericolo per chi arrivava via mare e non un segno di rifiuto o di difesa verso possibili “nemici” esterni. Le celebrazioni sono state coordinate anche quest’anno dall’associazione “Pro Insula Tyro”, alla quale si deve, sin dagli anni Cinquanta del secolo scorso, il rinnovo delle venerazione per Venerio nel golfo spezzino e in tutta la diocesi. (di Giuseppe Savoca)



