Las Pezia Calling
|Chiamata 14 – “Affitto casa ammobiliata”. Il destino del CAMeC – Centro Arte Moderna e Contemporanea
Il 13 aprile 2023, si annuncia l’intenzione dell’amministrazione pubblica locale della Spezia di aprire “all’apporto di progetti e capitali privati” per la gestione del CAMeC Centro Arte Moderna e Contemporanea.
È la solita storia: qualora un settore o un luogo venga percepito come faticoso da gestire economicamente e progettualmente, si sceglie di affrontare la cosa appioppando il problema a qualcun altro (il privato). Un privato che non si sa perché dovrebbe farsi carico dell’impiccio, ma che probabilmente è già stato individuato dal pubblico e che, forse, pensa, il privato, di essere più competente del pubblico (e può anche essere nel caso della gestione del CAMeC). Non riflette, il privato, sulle difficoltà che incontrerà nel prendere l’incarico e non riflette, il pubblico, su cosa potrebbe succedere quando il privato si sarà stufato.
Si fa riferimento ai due fruttuosi affidamenti di “Centro Allende e Dialma Ruggiero, spazi culturali di aggregazione sociale affidati in gestione a privati per essere rilanciati e valorizzati” e quindi si prospetta lo stesso felice destino per il CAMeC. I distinguo tra le due operazioni andate a buon fine, con riscontri culturali sul tessuto urbano spezzino quasi diametralmente opposti, e il CAMeC mi sembrano lampanti: Centro Allende e Dialma Ruggiero sono edifici vuoti, il CAMeC non lo è, perché custodisce parte del patrimonio storico-artistico della Spezia. Quando la società SPAV fu costituita, se non ricordo male nel 2004, per gestire il CAMeC, i capitali della Fondazione Carispe, il privato di allora, si univano alle competenze amministrative e gestionali del Comune della Spezia. Il pubblico di allora e di oggi. La sinergia dei due enti si arricchiva della presenza di un direttore artistico rinomato a livello nazionale e internazionale, Bruno Corà, che garantì, per gli anni di durata del suo mandato e della società appunto che gestiva il centro, una programmazione in linea con un’istituzione italiana di buon livello. La SPAV era nata da una concertazione tra le due istituzioni per raggiungere un obiettivo comune: la creazione di un museo di arte contemporanea che ospitasse la Collezione Civica Premio del Golfo e la Donazione Giorgio Cozzani. Che fine fanno queste due collezioni, cui si aggiunge la donazione Ferruccio Battolini e altre donazioni meno note ricevute negli anni? Chi e come verranno gestite? Si affitteranno gli spazi a chi avrà le risorse economiche per fare mostre o eventi? Chi decide la programmazione? Chi gestisce il patrimonio cittadino? Il Dialma aveva comunque da sempre la funzione di dare spazio ai linguaggi artistici performativi e alla formazione, quindi, la sua funzione non è stata snaturata, anche se forse come dice Luca Basile, non è più la casa delle associazioni. Ma l’offerta rimane comunque alta numericamente e qualitativamente. Il caso del PIN è meno riuscito a mio parere, visto che il luogo si è trasformato in un bar/ristorante con poca, quasi nulla per molti mesi, rilevanza culturale. Entrambi i luoghi, comunque, sono di grande successo. Rimane il divario della rilevanza culturale del CAMeC rispetto alle due realtà cui lo si paragona e il fatto non sia un contenitore vuoto, ma custodisce opere d’arte, è un museo di arte moderna e contemporanea, ha una piccola biblioteca di libri legati alle mostre, un bookshop e raccoglie i documenti che dal 2004, forse anche prima, sono legati alla gestione di questo patrimonio CIVICO della Spezia. Quindi Dialma e Centro Allende affittati non ammobiliati. CAMeC, invece, come casa della cultura ammobiliata!
Lo so, questioni di poca importanza in una città che per sopravvivere si trasforma in un albergo diffuso con servizi di ristorazione e di accoglienza varia per i turisti che sempre più numerosi arrivano nel nostro territorio. Un territorio molto bello, ma che ormai è quasi irriconoscibile per chi ci è cresciuto e che ne viene respinto e allontanato in favore della, e dalla, folla estranea che ora lo popola. Se anni fa potevamo ancora dire, per consolarci della vita di provincia: “e va be, ma da noi c’è il mare”, oggi quel mare ci viene progressivamente negato a favore di uno sfruttamento turistico e commerciale, che rende difficile godere di luoghi che sentiamo nostri. Per questo motivo, dovremmo stare sempre più attenti a quanto ci viene tolto in termini di partecipazione culturale, sociale e di servizi (i musei, come le RSA, gli ospedali, le scuole, gli asili, le biblioteche, i cimiteri etc sono servizi che devono essere garantiti dall’amministrazione pubblica), perché sono indispensabili per i cittadini, su questi servizi si basa la scelta di andarsene o di rimanere, sono questi servizi che rendono una città contemporanea. Cancellare una voce dai passivi del bilancio, non risolve, non risolverà, un problema profondo di crescita e identità cittadina.






