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Cinque Terre pronte per l’avvio della stagione. Il reportage di CDS tra piccoli ritardi, scorie del Covid e ristoratori in cerca di personale

Alle Cinque Terre si sta già assaporando l’inizio della stagione estiva. Tra lavori in corso non ancora ultimati e i soliti ritardi dei treni, i borghi si preparano ad accogliere i primi turisti provenienti da tutto il mondo. Per adesso il numero di visitatori è ancora contenibile e la presenza delle forze dell’ordine è un fattore marginale. CDS, come ormai da tradizione, ha fatto un sopralluogo prima che la stagione inizi ufficialmente con il week end di Pasqua.

Si parte alle 10.25. Dopo qualche minuto di coda per acquistare la card giornaliera per il 5 Terre Express, che ha partenza ogni trenta minuti, saliamo sul treno e notiamo che il monitor degli arrivi/partenze segnala un ritardo di 10 minuti. Non è ancora il tempo dell’estate, perciò si riesce a trovare posto a sedere e a scambiare quattro chiacchiere col vicino. Sono soprattutto gli italiani ad avere ancora addosso il piumino o la giacca mentre i turisti, specie gli americani, sono già a mezze maniche e qualcuno sfoggia addirittura i primi bermuda. Tre ragazze provenienti dall’Ohio dicono che per loro è un bene che ci sia ritardo, altrimenti avrebbero perso il treno dopo l’inutile fila fatta in biglietteria. Infatti, racconta Jessica “la card per le Cinque Terre si compra presso l’apposito infopoint ma noi lo abbiamo saputo solo dopo la coda, quando siamo riuscite a parlare con la biglietteria, e siamo dovute correre da un’altra parte della stazione. Non ci sono indicazioni o per lo meno non le abbiamo viste”.
Comunque, il treno parte e l’aria che si respira a bordo è quella della vacanza e la voglia di evadere dalla quotidianità è tanta. Ci sono molte famiglie e coppie, ma anche gruppi di amici che vogliono trascorrere un fine settimana all’insegna del divertimento. Tra loro anche qualche lavoratore che, ancora assonnato, si nasconde tra i turisti per recarsi sul luogo di lavoro.
Gli sbadigli mattutini si fanno stupore quando dopo la galleria, a sprazzi, si inizia a intravedere il mare. Le nostre amiche americane sono già in piedi, a bocca aperta, pronte a scattare foto con i loro smartphone ancora da dentro il treno, impazienti davanti a tanta bellezza; qualche bambino indica il mare come fosse una creatura magica e si gira verso la mamma per assicurarsi di non stare sognando. Di contro, i giovani che vanno a lavorare, sonnecchiano e qualcuno di loro si ritrova a battibeccare con il controllore perché privo di biglietto.
Una volta scesi a Riomaggiore i lavoratori tagliano rapidi per il passaggio pedonale decorato dal murale polimaterico “Sequenza della Memoria” di Silvio Benedetto, mentre i visitatori passeggiano spensierati e si scattano selfie di fronte al mare, pronti per far colazione in un bar e addentare un pezzo di focaccia. Qualcuno, memore della pandemia da Covid-19, ha ancora indosso la mascherina Ffp2 e si muove vigile per la stazione, alla ricerca della giusta strada da intraprendere per il proprio itinerario. C’è chi dal porticciolo segue il sentiero per scendere alla spiaggia rocciosa e trovarsi dinanzi all’acqua cristallina e chi invece decide di salire in paese, ammirando i colori delle case tipiche dello stile ligure e per soffermarsi a prendere una boccata d’aria nella piazza della chiesa. Il ragazzo al deposito bagagli affianco al bar della stazione ci conferma che la stagione non è ancora iniziata ma che c’è già una buona affluenza turistica.
Ne approfittiamo per fare colazione, inzuppando un pezzo di focaccia nel cappuccino, con la speranza che qualche turista ci veda e impari in fretta le buone maniere.
Continuiamo l’itinerario nella tappa di Manarola: borgo arroccato su un ripido promontorio di roccia scura e bagnato ai suoi piedi dal mare. Qui l’autoparlante ricorda a tutti che è vietato oltrepassare la linea gialla della banchina ferroviaria e di fare attenzione alla possibile presenza di borseggiatori. In un attimo qualche occhiata diffidente si aggira tutt’intorno e allora si decide che è più prudente adagiare borse e zaini sull’addome piuttosto che sulla schiena. Incontriamo una coppia di bergamaschi che sta aspettando il bus per raggiungere Volastra e poter intraprendere il sentiero che porta a Corniglia. Sono amanti dei sentieri e per loro non c’è niente di più salutare di un trekking: “Qui siete fortunati perché oltre a poter camminare e respirare aria buona basta girare un po’ la testa per godere anche di una buona vista. E che vista!”.
Anche se non si direbbe, sono soprattutto le persone più attempate, che sfoggiano qualche ciocca argentata tra i capelli, ad addentrarsi, scarpe da trekking e rampini alla mano, su per le altitudini dei borghi. I giovani preferiscono aggirarsi tra il dedalo dei caruggi e lasciarsi trasportare dal profumo del soffritto che esce dalle cucine, pronti a sostare qualche minuto in fila per poter assaporare una bruschetta ricoperta dal famoso pesto e accompagnarla da un buon bicchiere di vino.
Noi ci dirigiamo verso la stazione. Sono le 12 e 30 e un certo languorino colpisce anche noi. Allora proviamo un po’ di invidia verso una comitiva di cinesi che, pranzo al sacco, ascolta attenta la narrazione di una guida su questi meravigliosi borghi. Per noi può bastare un tramezzino e siamo di nuovo in viaggio dopo gli “accademici” 10 minuti di ritardo.

Qualche nuvola si aggira minacciosa su Corniglia ma nessuno sembra farci caso. Questo borgo è l’unico che non è situato sul mare ma si innalza tra vigneti e terrazzamenti liguri con muro a secco. I turisti si fermano ad aspettare la navetta che li porterà in paese (il biglietto per la navetta è compreso nella card 5 Terre Express), mentre altri si avviano a piedi e invece che seguire i tornanti stradali salgono per la Scalinata della Lardanina (377 scalini). Corniglia è veramente uno spazio unico che conserva ancora quei tratti tipici della riviera ligure, un spazio immacolato e misterioso, tra le case color pastello e le antiche trattorie che attirano i turisti attraverso gli aromi provenienti dalle cucine e che si diramano per i vicoli. Mentre scendiamo degli escursionisti francesi intraprendono il sentiero che porta a Vernazza, ma sono di poche parole, e noi comprendiamo questa sana fretta. Il clima è gioviale e anche quella nuvola che era passata poco prima per accoglierci è andata via lasciando spazio a un caldo sole. La tranquillità fa da padrona ed è bello sentir parlare tra loro vicini di casa di questioni giornaliere, così, tanto per ricordarci di far ancora parte di questo mondo. Intanto la navetta è arrivata in paese e l’autista sembra quasi sorpreso di essere riuscito a trasportare così tante persone in salita. Noi leghiamo la felpa in vita e dopo aver degustato un buon caffè in uno dei bar del paese scendiamo per continuare con la prossima tappa: Vernazza.
In treno notiamo una maggiore affluenza di turisti. Questa volta è in orario. Ci sono dei retaggi della pandemia che si riflettono nelle nostre abitudini: alcuni indicano l’igienizzante per le mani affisso vicino alle porte ad amici e parenti mentre altri si muniscono di mascherina e insistono perché anche la moglie e il figlio la indossino. Arrivati a Vernazza l’odore della frittura ci avvolge e ci guida giù per Via Roma fino al porticciolo. Anche qui ci sono dei lavori di completamento della riqualificazione della viabilità e la parte iniziale della strada è praticamente divisa in due. Ad ogni angolo si trova un bar, un ristorante o una gelateria. Ma l’attrazione di maggior successo rimane sempre il mare. Un gruppo di turisti americani ci dice che sta per andare a visitare il Palazzo Doria per poter avere una vista a 360 gradi sul borgo. Anche noi, prima di ripartire, in un momento di sana nostalgia, andiamo a sederci su uno scoglio, a destra della terrazza panoramica, dopo la caletta che ospita i gozzi dei pescatori, e ci facciamo trasportare dal dolce suono del mare.
A Monterosso c’è già un fiume di gente e, seppur i Lavori di Prolungamento Sottopasso, Realizzazione Vano Scale e Ascensore, non ci sono problemi di viabilità. Il sole è alto e la giornata è delle migliori. Qualche gabbiano plana sul mare e decide di farsi un bagno lontano dalla confusione. Manco a dirlo anche qualche giovanissimo decide di imitarlo tuffandosi in acqua per fare il primo bagno dell’anno. I locali sono già attivi e molti ristoratori ci dicono di essere ancora alla ricerca di personale per la stagione estiva. Sulla spiaggia i teli da mare sono già distesi e, se verso il Gigante si sta festeggiando un matrimonio e la musica suona, a Monterosso vecchia si può passeggiare tra le bancarelle o degustare un gelato. Nel tornare indietro, passando per la galleria pedonale e nel leggere qualche verso di Montale, ci rendiamo conto che questa giornata sta ormai volgendo al termine. In passeggiata, appena il mare incrementa il suo battito e il profumo della salsedine ritorna, siamo costretti a soffermarci ancora un istante, rallentando il passo, rapiti da tanto splendore. Il mare sembra uno specchio frantumato in mille pezzi, che risplende di oro e di argento. Davanti a tanta bellezza il resoconto giornaliero non può che essere positivo, con la speranza che i lavori sparsi per i borghi siano ultimati entro l’inizio della stagione estiva quando le migliaia (e migliaia) di turisti invaderanno le Cinque Terre.