convegno a livorno
|Per il Polo subacquea due milioni. Cossiga: “Ne servono 20-30”, Crosetto: “Risorse ci saranno”
“Il mio è un impegno non formale”, ha detto il ministro della Difesa intervenuto ad un convegno a Livorno sulla “Civiltà del mare”. Poco prima il presidente Aida aveva detto dello stanziamento attuale: “Ci si pagano solo i costi”. Il 9 giugno il taglio del nastro a San Bartolomeo.
“Per crederci veramente e per metterci in condizione di fare ciò che vogliamo fare, dalle start up alle grande aziende, al Polo nazionale della subacquea serviranno 20 o 30 di milioni. E non per un anno, ma per cinque o sei anni. Sennò l’Italia non riuscirà a cavalcare questa sua capacità”. Lo ha detto oggi Giuseppe Cossiga, presidente AIAD, Federazione aziende italiane per l’aerospazio, la difesa e la sicurezza, durante il panel pomeridiano del convegno “Civiltà del mare. Geopolitica, strategia, interessi nel mondo subacqueo. Il ruolo dell’Italia” che si è tenuto a Livorno.
Realizzato da Fondazione Leonardo-Civiltà delle Macchine e Marina Militare, in collaborazione con studiosi e ricercatori del Cnr e della Sapienza di Roma, l’incontro ha richiamato ricercatori e dirigenti d’azienda in occasione della presentazione primo Rapporto globale sul mondo subacqueo. Diversi riferimenti al nascente Polo nazionale della subacquea che il 9 giugno prossimo sorgerà ufficialmente accanto al Centro di supporto e sperimentazione navale a San Bartolomeo. Un ente di ricerca che dovrebbe coagulare tutte le ambizioni dell’Italia di recitare un ruolo di primo piano a livello mondiale in un ambito che, come sottolineato da molti relatori, vede una corsa internazionale come fu per lo spazio negli anni Cinquanta e Sessanta.
Per il nuovo polo di ricerca spezzino, gestito dalla Marina Militare, lo stanziamento al momento è di 2 milioni annui a decorrere dal 2023 “di cui 0,5 per la spesa di parte corrente relativa alle promozioni di attività e 1,5 per la spesa di investimenti connessa alle attività di ricerca e di potenziamento delle innovazioni”, recita il bilancio di previsione fino al 2025. Un decimo o un quindicesimo rispetto a quanto prospettato da Cossiga. “Una cifra con cui ci paghiamo costi fissi o poco più. Con due milioni non si fa niente”, ha tagliato corto il manager ed ex sottosegretario alla Difesa in uno degli ultimi interventi, ricordando poco prima come nel settore difesa siano stati investiti 1,3 miliardi di euro in ricerca e sviluppo solo durante il 2022.
Il progetto, che avrà importanti partner industriali, da Leonardo e Fincantieri, “sarà un incubatore di spin off e start up”, ha detto l’ammiraglio Enrico Credendino, capo di stato maggiore della Marina. “Credo rappresenti il punto di convergenza corretto degli interessi pubblici e privati e lo strumento migliore per attivare sinergie tra chiunque ne abbia interesse”, ha detto Tommaso Pani, campagne strategiche di Leonardo spa.
Stesso entusiasmo era stato espresso da Giovanni Indiveri, professore dell’Università di Genova e direttore del Centro interuniversitario di ricerca di sistemi integrati per l’ambiente marino: “Sarà fondamentale perché abbiamo ruoli complementari. Università e centri di ricerca sviluppano prototipi, ma nei nostri laboratori formiamo giovani, che poi lavorano nelle aziende, e ufficiali della Marina Militare”.
“Ci sarà un impegno profondo e concreto, alimentato da stanziamenti di bilancio da parte della Difesa – ha assicurato il ministro alla Difesa Guido Crosetto -. E la Difesa cercherà di essere un coagulante che possa mettere assieme piccole e grandi aziende e farci diventare attori mondiali in questo ambito. Lo sanno le imprese presenti: si riesce a sopravvivere come sistema industriale quando si compete con un livello tecnologico rilevante. E’ quello che vorremmo fare per questo settore. Il mio è un impegno non formale ad un impiego di risorse per fare da volano dell’economia italiana e renderla una delle prime al mondo in quello che sarà lo spazio del futuro”.




