progetto base blu
|Il Capo di Stato Maggiore: “Ho visitato Tolone, sembra un altro pianeta”
“Ma noi ci stiamo adeguando”, ha detto l’ammiraglio Credendino in audizione alla commissione Difesa della Camera, con riferimento al progetto Base Blu che riguarda anche la Spezia. “Al momento non abbiamo tutte le risorse che serviranno”. C’è poi l’aspetto dei lavoratori civili, la linfa vitale degli arsenali. “Abbiamo in dotazione tremila infrastrutture con un importante debito manutentivo. Gli arsenali sono strutture strategiche per il Paese e sono importanti fattori economici per la Spezia, Taranto e Augusta”.
“Ho visitato Tolone e sembra di essere su un altro pianeta, ma noi ci stiamo adeguando. Abbiamo un piano di adeguamento delle basi navali che ci doterà di un parco moderno. Al momento non abbiamo tutte le risorse che serviranno”. Sono le parole pronunciate dal Capo di Stato maggiore della Marina militare, l’ammiraglio Enrico Credendino, in audizione di fronte alla commissione Difesa della Camera. Il riferimento è al piano Basi Blu, che per la Spezia dovrebbe significare circa 350 milioni di euro di investimento e anni di lavori per ammodernare la Darsena Duca degli Abruzzi e gli approdi Varicella e Scali.
L’ufficiale ha parlato per oltre un’ora delle esigenze della Marina Militare nel quadro geopolitico di un Mediterraneo “turbolento” e animato da una “costante competizione tra i Paesi rivieraschi”. Sempre più importate il protagonismo della Turchia. “La Marina Turca sta crescendo in maniera esponenziale, arriveranno 60mila uomini nei prossimi anni, quanto la somma di Italia e Francia assieme – ha illustrato l’ammiraglio -. Saranno la prima marina della Nato, così come oggi sono il primo esercito della Nato. Noi abbiamo la necessità di avere una presenza bilanciata. Gli americani ci chiedono di prendere un ruolo di leadership nel Mediterraneo”.
Secondo le stime commissionate dal suo predecessore, l’ammiraglio Cavo Dragone, diventato nel frattempo Capo di Stato Maggiore delle forze armate, il personale della Marina Militare dovrebbe essere portato a 35-39mila unità. “Il personale è la mia priorità assoluta – ha detto Credendino -. Essendo sottodimensionati, molti equipaggi non hanno il tempo del recupero psicofisico. Questo avviene soprattutto nei primi anni di carriera ed è chiaro che in questa fascia avvengono le fuoriuscite”. Il riferimento è alla media molto alta di transiti dalla carriera militare a quella civile che si registra in Marina.
C’è poi l’aspetto dei lavoratori civili, la linfa vitale degli arsenali della Spezia, Taranto e Augusta. “Dovremmo poter disporre di 9mila unità civili – ha spiegato l’ammiraglio -. Ne abbiamo 4.700 e con il blocco del turnover stanno raggiungendo tutti assieme l’età pensionabile. Al 1° gennaio 2028 saranno 3.500. Oggi abbiamo carenze dell’85% tra i dirigenti, del 44% tra i tecnici e del 28% sugli amministrativi. Il che ha un forte impatto soprattutto sugli arsenali”.
Poche maestranze per capannoni vuoti, questa è la realtà odierna dell’arsenale marittimo spezzino. “Abbiamo in dotazione tremila infrastrutture con un importante debito manutentivo. Gli arsenali sono strutture strategiche per il Paese e sono importanti fattori economici per la Spezia, Taranto e Augusta. Scontano un debito tecnologico. Ad oggi non riusciamo a mantenere in efficienza il parco infrastrutturale”.











