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Partito democratico

Orlando: “Nei collegi uninominali gli elettori non sprechino il voto su chi non ha alcuna possibilità di vincere”

Nel marzo 2018 Andrea Orlando giunse al voto da ministro della Giustizia uscente. Oggi le ultime pratiche sbrigate a poche ore dalla fine della campagna elettorale sono quelle proprie del titolare del dicastero del Lavoro e delle Politiche sociali. Nel mezzo sono corsi un governo Lega – Cinque stelle, l’incarico da vice segretario nazionale del Partito democratico, una pandemia e un governo a trazione Cinque stelle – Pd. Poi, con l’arrivo di Mario Draghi la terza chiamata al governo. Oggi Orlando si presenta come capolista per il collegio proporzionale ligure alla Camera dei deputati, in una posizione che dovrebbe consentirgli di ritornare a Roma, dove ormai si orienta e si muove con assoluta confidenza. Nelle ultime settimane ha alternato le ultime incombenze da ministro con la campagna elettorale sul territorio, incontrando il mondo economico, le parti sociali e i cittadini lungo tutto l’arco ligure.

Domenica correrà come capolista alla Camera, un seggio sicuro in un panorama che sembra però premiare decisamente il centrodestra. Che peso dà ai sondaggi? Il centrosinistra può regalare delle sorprese?
“Di sicuro non c’è niente, ci sono buone probabilità. Ma Shimon Peres diceva che i sondaggi sono come i profumi: vanno annusati, ma non bevuti. Credo sia molto vero. Oggi siamo di fronte a una società molto fluida in cui le persone si spostano anche nei loro orientamenti culturali e in una fase di grandissima confusione anche per l’incertezza che si è venuta a determinare con la pandemia e la guerra, tant’è che nei sondaggi accanto ai pronostici favorevoli alla destra ci sono numeri importanti per quel che riguarda gli indecisi, coloro che dichiarano che non andranno a votare. Ma secondo me saranno meno: è tendenza frequente negli ultimi anni che all’ultimo momento un certo numero di persone va alle urne e sballa i pronostici. L’ultimo Paese europeo in cui è successo è la Germania dove la Spd doveva essere il terzo partito e invece è risultato il primo, vincendo le elezioni. I pronostici favorevoli sono stati molto enfatizzati dalla destra per una ragione molto semplice: non mobilitare gli elettori di centrosinistra e gli indecisi che potrebbero votare per il centrosinistra. Può esserci qualche sorpresa, come è accaduto negli ultimi anni. Al di là del fenomeno Meloni, che indubbiamente c’è, credo che la destra non stia sfondando e che molto sia in realtà un effetto di vasi comunicanti all’interno del centrodestra: Fratelli d’Italia sta spolpando Lega e Forza Italia. Vuol dire che nei collegi uninominali, dove vince chi arriva primo, la partita è ancora aperta. Dobbiamo provarci e rompere la narrazione che l’esito sia scontato, qui come nel resto d’Italia”.

Da tempo le questioni sociali sono uno dei suoi cavalli di battaglia in prossimità delle elezioni. Temi che evidentemente toccano gli italiani, ma che non sembrano pagare a livello elettorale…
“Credo che qui si sconti anche il fatto che i temi sociali per troppo tempo non sono stati messi al centro della battaglia politica della sinistra. Lo sono stati altri, come la tenuta democratica, la difesa dei diritti civili… cose molto giuste, ma il tema del riscatto, della lotta alle diseguaglianze – che sono più complicati rispetto a dare la colpa a qualcuno, cercare un capro espiatorio o mettere gli ultimi contro i penultimi – è una interpretazione che necessita di una costanza, di un’organizzazione, di un lavoro politico che finalmente è iniziato. Noi oggi abbiamo un programma che mette al centro questi temi, con proposte chiare come il salario minimo per contrastare il lavoro povero, il superamento dell’attuale normativa del mercato del lavoro a favore di contratti più stabili, il rafforzamento del welfare, una difesa senza tentennamenti della sanità pubblica… Il fatto di essere tornati a occuparci di questi argomenti in maniera continuativa, come ho fatto anche nella mia ultima esperienza da ministro, darà i suoi frutti, ma li darà nel tempo. E’ chiaro che quello che si è rotto 20 o 30 anni fa non si ricompone nell’arco di sei mesi. Ci aiuta molto l’esperienza della pandemia, durante la quale si è dimostrato che avere una sanità pubblica, un sistema di ammortizzatori sociali e di strumenti a sostegno delle fasce più deboli non solo ha fatto la differenza, ma è stata anche una condizione per mantenere una coesione sociale che è interesse di tutti, anche di chi non ha bisogno di quegli strumenti”.

Le larghe intese sono naufragate, sia con il M5S che con il terzo polo. Lei, che anche alle ultime amministrative ha lavorato molto per mantenere l’alleanza con i Cinque stelle, vede comunque la possibilità che si possa riprendere il discorso dopo il voto?
“Credo che quel lavoro sia stato un lavoro importante, comunque. Vorrei ricordare che ha favorito anche un’evoluzione del profilo del Movimento cinque stelle, che era genericamente una forza anti-sistema, mente oggi si definisce progressista. Contesto questa accezione perché in verità questo profilo è ancora tutto da confermare e conquistare: avendo governato con Salvini il M5S ha compiuto anche scelte reazionarie ed è una forza che ancora oggi fa leva più sul tema di misure assistenzialiste che di riscatto sociale, come dovrebbe fare una forza compiutamente progressista. Però anche soltanto il fatto che abbiano superato quell’affermazione secondo cui non erano né di destra né di sinistra, è frutto di un’evoluzione politica che noi abbiamo provocato. Nei collegi dove la destra può vincere siamo gli unici a poterla fermare. Il voto al Pd è la condizione per riaprire un dialogo, mentre lo sparpagliamento del voto rischia di creare solamente una catena di recriminazioni”.

Ambiente, Giustizia e Lavoro. Tre dicasteri importanti per tre esperienze di governo che l’hanno consacrata tra le figure più importanti del panorama politico nazionale. Nel 2018 fu candidato in Emilia, cosa significa ripresentarsi ai suoi concittadini, andare a fare volantinaggio al Favaro per chiedere nuova fiducia…?
“Ho continuato ad abitare a Fossitermi, non sento questo scarto di collocazione ambientale. Ho continuato a vivere la mia vita, i miei amici sono a Spezia e non devo ambientarmi nuovamente al contesto. Ritorno politicamente perché l’allora dirigenza del Pd nel 2018 preferì altre candidature sul territorio, candidandomi in un’altra regione: oggi non nascondo che sono contento di poter tornare nella mia città, anche per dedicarmi in modo più continuativo, come ho cercato di fare nel collegio di Parma dove sono stato eletto, perché credo di aver maturato competenze, conoscenze, relazioni che possono essere utili se messe al servizio della città”.

La sanità è stato il tema elettorale delle ultime amministrative. Oggi si parla solo di flat tax, influenze russe e Pnrr. L’argomento per gli spezzini si deve circoscrivere ai botta e risposta in Consiglio regionale?
“I liguri hanno una ragione in più per votare il Pd e battere la destra: impedire la privatizzazione della sanità che sta avvenendo in chiaro dove si stanno facendo le gare per assegnare gli ospedali ai privati e in modo strisciante dove si stanno facendo crescere le liste d’attesa. In questa situazione chi può si va a curare nelle cliniche private, chi non può smette di curarsi. La privatizzazione della sanità non è una cosa che avverrà, è una cosa che sta già avvenendo. Dare un colpo politico alla destra significa impedire e battere questo progetto”.

Reddito di cittadinanza e salario minimo. L’opinione del ministro del Lavoro e delle Politiche sociali uscente.
“Il salario minimo è un’urgenza assoluta: credo ci siano settori e ambiti nei quali non si riesce più a far fronte al problema del lavoro povero con il contratto. Perché non c’è il sindacato, perché i contratti che le sigle riescono a spuntare sono molto fragili e quindi c’è bisogno di una norma che dica che i migliori contratti vanno applicati a tutti, settore per settore, ed è quello a cui stavo lavorando e su cui s’era trovata un’intesa con le parti sociali. Poi c’è bisogno di una norma integrativa che dica che comunque non si può lavorare sotto una certa soglia definita per legge. E penso sia ragionevole parlare di 9, 50 – 10 euro all’ora, una somma alla quale arrivare attraverso un percorso di concertazione con le forze sociali. Ma l’ordine di grandezza è grossomodo questo.
Sul reddito di cittadinanza va detta una parola chiara. Sono state fatte modifiche che disincentivano ogni forma di abuso. Per esempio, c’è una banca dati che fa decadere automaticamente il percettore se ci sono precedenti penali e c’è la norma che prevede che se non rispondi alla seconda chiamata di proposta di lavoro perdi il reddito. Al reddito di cittadinanza, però, sono state date colpe che il reddito non ha. Questo lavoro di verifica lo si può fare solo se esistono delle politiche attive del lavoro: se non ci sono Centri per l’impiego che funzionano, non puoi verificare se il cittadino ha ricevuto o meno la proposta di lavoro. L’idea che si potesse risolvere con i navigator è stata una stupidaggine. Oggi abbiamo un investimento enorme di 5 miliardi dal Pnrr sulle politiche attive del lavoro e questo investimento consentirà di limitare il rischio assistenziale del reddito di cittadinanza. Il tutto tenendo conto che due terzi delle persone che percepiscono il reddito di cittadinanza non sono occupabili e che all’interno del terzo dei cosiddetti occupabili ce ne sono molti a bassissima occupabilità per condizioni personali, titolo di studio o residenza. Perché se vivi in un contesto dove la disoccupazione è al 40 per cento è abbastanza complicato trovare lavoro… Il meccanismo disincentivante sta entrando in moto: le Regioni hanno già attivato il programma Gol – Garanzia occupabilità lavoratori, con già 300mila persone prese in carico dai Centri per l’impiego e saranno 600mila entro fine anno. Quando il meccanismo entrerà a regime molte delle distorsioni che ci sono state verranno superate”.

L’appello agli spezzini per scegliere il centrosinistra invece di centrodestra, M5S o terzo polo.
“Questa legge elettorale mette in chiaro un punto. E’ discutibile, andava cambiata, ma impone che nei collegi uninominali non c’è la medaglia d’argento o di bronzo: chi arriva primo prende il collegio, chi vota per il secondo o il terzo butta via il voto. Nel collegio uninominale per la Camera hanno possibilità di elezione Montebello o il candidato del centrodestra, non ci sono altri che possono vincere. E solo chi viene eletto contribuisce a costituire la maggioranza a livello nazionale. Se poi una persona non vuole sostenere le forze politiche che sostengono il candidato del centrosinistra metta una croce, l’unica che si può fare, direttamente sul nome del candidato del centrosinistra. L’importante è che non si sprechi il voto su candidati che non hanno nessuna possibilità di vincere. Per cui l’unico modo di sconfiggere la destra per tutto il campo di forze che non si riconosce in essa è votare il Pd. E in Liguria ancora di più per lo stato in cui versa la sanità nella regione più anziana d’Italia. Ci sono ragioni nazionali per questo voto: perché credo che non siamo di fronte a un centrodestra ma a una estrema destra, che rischia di governare il Paese e allontanarci dall’Unione europea e mettere in discussione i diritti civili conquistati in 70 anni. Inoltre abbiamo visto che non nascondono di vedere nell’Ungheria di Orban un modello. In più abbiamo ragioni tutte regionali, come lo stato degli ospedali e delle Asl. Questo bisogna tenerlo presente al momento del voto”.