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Troppa confusione

La scuola alle prese con contagi, contatti e mascherine Ffp2. I dirigenti: “Come possiamo sapere se uno studente è positivo?”

Il terzo autunno dell’era pandemica è iniziato proprio oggi, mentre in Liguria le classi hanno iniziato a riempirsi una settimana fa. E proprio nelle ultime ore è stato archiviato dalla Regione Liguria il primo bollettino con aumento dei casi, dopo settimane di cali in serie. Il nesso tra la ripresa delle lezioni e la risalita dei contagi non sembra avete basi solide, visto che nella provincia spezzina gli under 18 positivi sono poco più che una ventina, niente in confronto a quanto accadeva solo un anno fa, quando c’era peraltro l’obbligo di indossare la mascherina in classe.
Quel che è certo, invece, è che i dirigenti scolastici sono preoccupati, soprattutto perché non c’è sufficiente chiarezza sui passaggi da mettere in atto in caso di positività.
Il tracciamento e la gestione dei casi, attività cui le scuole hanno adempiuto con grande senso di responsabilità nel corso dei recenti anni scolastici, sono ancora una volta elementi di criticità.
Non è chiaro, per esempio, come possano le scuola venire a conoscenza della positività di un alunno al Covid-19, se non tramite autodichiarazione dello studente o dei familiari, visto che dai ministeri non ci sono disposizioni in tal senso nei confronti delle Asl e anche Asl 5, contattata da CDS, ha confermato l’impossibilità di fornire informazioni sensibili su chicchessia.
Come si devono comportare allora i dirigenti scolastici? Come possono fornire le mascherine Ffp2 ai contatti stretti se non c’è un’ufficialità della positività dei compagni? E la disponibilità di queste mascherine rientra nelle linee guida che invitano gli istituti alla prontezza (readiness)? Gli interrogativi sono molti, compreso quello su quale sia la circolare o la nota da seguire.

“Le scuole non riescono a tracciare i contatti – conferma Andrea Cornetto, presidente dell’Associazione nazionale presidi spezzina -. Al momento i casi sono pochi, ma ci sono disposizioni ondivaghe. Nessuno si auto-segnala in caso di tampone positivo e le scuole non possono chiedere alle famiglie dati sensibili sui loro figli. In questo modo c’è il rischio che con la ripresa delle lezioni e degli assembramenti in classe ci sia una nuova impennata dei contagi nei prossimi giorni”.
Stando a quanto appreso il Vademecum illustrativo delle note tecniche concernenti le indicazioni finalizzate a mitigare gli effetti delle infezioni da Sars-CoV-2 in ambito scolastico, nei servizi educativi per l’infanzia e nelle scuole dell’infanzia, per l’anno scolastico 2022 -2023 in merito alla gestione di contatti con casi positivi, si afferma espressamente che “non sono previste misure speciali per il contesto scolastico. Si applicano le regole generali previste per i contatti di casi Covid-19 confermati come indicate da ultimo dalla Circolare del ministero della Salute n. 019680 del 30/03/2022 Nuove modalità di gestione dei casi e dei contatti stretti di caso Covid-19“. Forse però non è stato tenuto in sufficiente considerazione il fatto che gli studenti sono l’unica categoria che vede decine di individui rimanere per ore e ore all’interno della stessa stanza.
Gli effetti del Covid sembrano sempre meno incisivi, soprattutto tra i giovani, d’accordo. Ma la positività è comunque un rischio per amici fragili e parenti anziani, oltre che fonte di divieti e scocciature per intere famiglie. Prudenti o no, conviene comunque arrivare a capirci qualcosa di più.

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