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“Infermieri, un norma per libera professione nelle Rsa. L’ospedale? Questione di sopravvivenza”

L'Ordine delle Professioni infermieristiche della Spezia si rivolge ai candidati alle elezioni politiche.

OPI, Ordine delle professioni infermieristiche

Intervento dell’Ordine delle Professioni infermieristiche della Spezia rivolto ai candidati alle elezioni politiche

Nei giorni scorsi Barbara Mangiacavalli, presidente della FNOPI, la Federazione Nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (infermieri) ha lanciato un appello ai candidati alle elezioni del 25 settembre, dopo aver notato la scarsa presenza della Sanità nei temi di questa campagna elettorale, e la totale assenza dei temi della professione, visti nell’ottica di una maggior qualità per i cittadini.
Dopo avere ricordato che in tutta Italia gli infermieri sono quasi mezzo milione, Mangiacavalli ricorda alcuni aspetti che ormai, dopo tanti anni, sarebbero stati compresi con facilità forse anche dagli abitanti di altri universi.
Ad esempio, cita le poche esperienze nazionali dove esiste veramente un infermiere di famiglia strutturato (che è una altra cosa, rispetto alle pur importanti ‘cure domiciliari’): in queste realtà, l’accesso inutile ai pronto soccorsi, quello definito ‘improprio’, cala del 10% (medio) ; con dati che sfiorano il 20% (dati friulani, risalenti al 2013).
Responsabilità della politica è non avere introdotto ovunque questa figura, già annunciata nel 2002 dal Ministro della Salute Sirchia come ‘di imminente introduzione’ (conserviamo gli articoli originali in sede OPI).
I pronto soccorsi italiani, come sono concepiti oggi, sono ormai luoghi caotici, dove l’utente inevitabilmente attende molto, spesso perde la pazienza (i casi di aggressione infatti aumentano esponenzialmente) e nessuno immagina di cambiare veramente qualcosa, a parte le inutili introduzioni di nuovi codici colore di gravità, che lasciano esattamente come prima il numero dei (troppi) casi da trattare.
La sola cosa che può migliorare la situazione è evitare di mandare al pronto soccorso il malato fragile, cronico, spesso un anziano solo, senza piani di cura alternativi al soggiorno ospedaliero, cosa che non viene presa in considerazione: ma attenzione, oggi gli infermieri sono ormai talmente pochi che sarà complicato trovare il modo di attuare queste strategie di evidente importanza: la politica, qui, ha perso i treni buoni del passato.
E ora veniamo alla nostra realtà locale: nei giorni scorsi numerosi articoli hanno richiamato la situazione nelle RSA dello Spezzino, dove è un fatto certo la scarsa quantità di infermieri (in gran parte passati nel Pubblico con le assunzioni straordinarie, avute per effetto della pandemia).
Qui arriva il nostro appello alla politica: visto che non si riesce ad avere un cambio di rotta nazionale sulla formazione degli infermieri (oggi in calo, con numeri che confermano la scarsa attrattività del profilo per i giovani) vogliamo almeno fare qualche normativa per permettere, a quegli infermieri dipendenti pubblici che lo desiderano, di effettuare turni in libera professione, o altra forma riconosciuta seriamente sul piano economico, nelle RSA?
Non è una cosa nuova: sono già state fatte cose simili per le campagne vaccinali, ed oggi il presidio ospedaliero di Levanto, ad esempio, vede anche medici non dipendenti ASL effettuare turni notturni, con questa speciale forma di collaborazione: perché altrimenti non si saprebbe come fare a coprire i calendari dei turni.
Forse la qualità delle cure nelle RSA, dove si trovano i nostri anziani, è meno importante della copertura di turni di servizio in queste realtà?
Le poche cose fatte dalla politica in questi anni, sul tema, non hanno assolutamente risolto nulla e forse perfino creato qualche problema in più, come la sospensione delle procedure di verifica dei titoli e della conoscenza della lingua per i sanitari (di ogni qualifica, non solo infermieri) provenienti da Paesi esteri, vista la condizione di emergenza pandemica: come se, durante una epidemia, dovesse venire meno la sicurezza di tutti, pazienti e professionisti.
Se le varie ‘questioni aperte’ nazionali sono gestite tutte così, siamo sinceramente molto preoccupati, viste le evidenze odierne: sono sempre meno gli studenti dei corsi di laurea; sono sempre meno gli infermieri nelle realtà assistenziali (private, ma anche pubbliche); sono sempre più lontane quelle forme di moderna gestione dell’assistenza (dall’infermiere di famiglia agli ambulatori infermieristici di specialità, in grado di sostenere patologie croniche di bassa complessità) che potrebbero fare veramente la differenza: come avviene in ogni Paese normale (esperienze oggi non ancora sviluppate in Italia).
Infine, ma ci sembra di aggiungere la cosa più scontata e ovvia di tutte, il nuovo ospedale non è più qualcosa di ‘migliorativo’, come poteva ancora essere nel 1990, quando il sindaco Bruno Montefiori ne presentò – il 16 febbraio di quell’anno- il primo progetto nel Comune spezzino: oggi il nuovo ospedale è una questione di sopravvivenza strutturale e funzionale per la nostra Sanità; e lavorare nel vecchio S. Andrea è davvero difficile per tutti, e lo è ancor di più passarci le giornate da degente.
A tutti i candidati del territorio che vorranno incontrarci, come già fatto in passato, noi siamo disponibili in sede per un confronto su temi che a nostro avviso vanno spiegati con cura, e possibilmente ascoltati con attenzione.
Le nostre proposte, infatti, non sono per la promozione della categoria, ma per la promozione della salute di tutti, nessuno escluso.

Ordine delle professioni Infermieristiche della Spezia

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