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"la nostra fortuna è avere una grande pianura alluvionale"

“Siccità? Per il futuro pensiamo a vasche d’accumulo e tutela del fiume e della piana”

Gianpiero Brozzo è responsabile Gestione Impianti acque potabile / Risorse idriche / Controlli di qualità acque presso ACAM Acque S.p.A: "In periodi siccitosi come questo anche le perdite accentuano la crisi della fornitura e quindi l’attività di ricerca e di riparazione contribuiscono a risolvere o ridurre i problemi". E sul rischio inquinamento: "Il caso di Bolano degli anni ‘80 è emblematico: allora nella piccola area industriale di Ceparana avvenne uno sversamento di composti clorurati che raggiunse la falda, rendendola inutilizzabile, tanto da necessitare la costruzione di altri pozzi. A distanza di decenni la falda continua a essere contaminata".

Confluenza fiumi Magra e Vara

L’eccezionale ondata di siccità che sta interessando una buona parte dell’Europa ha coinvolto anche la Liguria ed il territorio spezzino. La Regione ha chiesto ed ottenuto lo stato di emergenza idrica, che dovrebbe servire ad affrontare una piaga che il nostro territorio, tipicamente ricco della risorsa per eccellenza, l’acqua, forse non ha mai conosciuto a questi livelli. Città della Spezia pone il tema e chiede ad uno dei massimi esperti locali, l’idrogeologo Gianpiero Brozzo, responsabile Gestione Impianti acque potabile / Risorse idriche / Controlli di qualità acque presso ACAM Acque S.p.A. (Gruppo IREN), di aggiornarci sullo stato delle cose.

Dottor Brozzo, ci può spiegare da dove nasce la favorevole condizione della nostra città riguardo alla disponibilità d’acqua? Da dove arriva la nostra acqua potabile?
“La nostra fortuna è quella di avere una pianura alluvionale, quella del Magra-Vara, tra le più grandi della Liguria. A partire da Caprigliola sul Magra e da Piana Battolla sul Vara il fiume nel tempo ha formato un deposito di ghiaia continuo in profondità e potente (ovvero dallo sviluppo notevole, sino ad una profondità di circa 30 metri) che funziona da grande serbatoio dell’acqua. In pratica l’acqua è libera di filtrare nel sottosuolo e da qui scorre lentamente verso il mare con una velocità di alcune decine di  metri al giorno. E’ da questa riserva d’acqua che ci approvvigioniamo con i nostri pozzi”.

Quali sono i limiti delle nostre riserve? Qual’è la situazione attuale?
“Pur in condizioni di estrema siccità come quest’anno il bacino sotterraneo da cui attingiamo è talmente esteso che al momento possiamo dire di essere ancora in una situazione di equilibrio, ovvero l’acqua prelevata non supera quella apportata di continuo dalla superficie. Certamente, se le condizioni climatiche in futuro ci riservassero ondate di calore e siccità più frequenti e magari intense, si potrebbero creare condizioni in cui anche il nostro sistema di approvvigionamento rischierebbe di entrare in crisi”.

Regione Liguria ha invitato i Comuni a realizzare delibere per la limitazione dei consumi, a seconda delle condizioni locali. In provincia della Spezia alcuni enti si sono già mossi (Monterosso, Ortonovo, Castelnuovo Magra, ….) altri no, compreso il comune capoluogo. Come mai queste differenze?
“Diversi territori presentano diversi caratteri, per cui certi comuni della Val di Vara come della Riviera che si alimentano da sorgenti locali possono andare incontro a problemi di maggiore portata. Ci sono ad esempio dei bacini sotterranei che si preservano maggiormente perché il tratto sorgentizio è particolarmente stretto, per cui l’esaurimento della risorsa è più lento. Altri no. Per cui ogni situazione va analizzata nello specifico. Quest’anno ad esempio siamo stati costretti a portare acqua in alcuni acquedotti della Val di Vara tramite cisterne che si riforniscono dai pozzi di Padivarma e Brugnato (anche qui si tratta di piccole pianure alluvionali, ma preziose per la capacità di accumulo)”.

La distribuzione della nostra acqua non è duale, ovvero abbiamo solo una fornitura, quella potabile, per tutti i servizi. Ne risulta quindi che annaffiando un giardino, lavando un’auto o semplicemente facendo una doccia usiamo della preziosissima acqua potabile … Al di là di eventuali misure amministrative, quali sono i consigli che si sente di dare alla cittadinanza?
“E’ ovvio che in periodo di siccità occorrerebbe ridurre al minimo l’utilizzo di acqua per usi diversi da quelli che necessitano di acqua potabile. A regime invece si potrebbe pensare a creare riserve d’acqua, in specie di quella piovana, tramite bacini o vasche che potrebbero essere consortili, o anche individuali. Bisogna ricordare che prima che esistessero gli acquedotti così come li conosciamo noi, tutte le case rurali possedevano cisterne per l’accumulo. Il sistema potrebbe funzionare ancora”.

Guardando al futuro: come favorire la ricarica delle falde in modo da avere sempre più riserve per i periodi di penuria? Come garantire ai nostri fiumi il deflusso minimo vitale che garantisca la permanenza di habitat acquatici e specie, responsabili tra l’altro della funzione autodepurativa del fiume che garantisce acque pulite alla foce, e quindi in mare?
“Come dicevo, aumentare la capacità di accumulo funziona sia a livello locale che territoriale. Tutto quello che favorisce la penetrazione dell’acqua nel suolo, come anche ciò che ne rallenta il deflusso, serve a alimentare le falde, che rappresentano la nostra riserva di migliore qualità. Mantenere le superfici permeabili, rallentare lo scorrimento delle acque dei nostri fiumi e torrenti, sia tramite interventi sugli alvei, ma ancora meglio lasciando spazio al naturale divagare del corso d’acqua con conseguente formazione di anse e meandri, sono tutte azioni che favoriscono la ricarica”.

In uno scenario indotto dal cambiamento climatico, in cui ondate di calore e periodi siccitosi saranno sempre più frequenti, quali sono i cambiamenti strutturali che dovremo intraprendere? Come risolvere la criticità della perdita d’acqua lungo la catena di distribuzione, per una provincia spezzina in cui viene calcolata addirittura al 54% (dato ISTAT per la provincia Spezzina)?
“In periodi siccitosi come questo anche le perdite accentuano la crisi della fornitura e quindi l’attività di ricerca (controllando ad esempio la differenza tra l’acqua immessa nella rete e quella che arriva ai serbatoi) e di riparazione contribuiscono a risolvere o ridurre i problemi. Acam acque spesso interviene in questi casi: ad esempio negli ultimi 3 anni si sono realizzati interventi di manutenzione e ristrutturazione delle opere di presa pari a circa 3 milioni di euro. Diverso il discorso per le grandi condotte, come quella che da Fornola va a rifornire la città della Spezia. Qui siamo di fronte a impianti che risalgono agli anni 40, e le perdite sono consistenti. Gli interventi necessari sono sicuramente costosi, ma esistono già i progetti, si tratta di recuperare i finanziamenti. Certamente tali opere potrebbero rientrare tra quelle finanziabili tramite il PNRR”.

Le nostre riserve d’acqua possono essere considerate una “garanzia sulla vita”, uno dei grandi privilegi del vivere in questi luoghi …  Esiste un rischio inquinamento che potrebbe andare a minare questa preziosa risorsa?
“Purtroppo si, ed il caso di Bolano degli anni ‘80 è emblematico: allora nella piccola area industriale di Ceparana avvenne uno sversamento di composti clorurati che raggiunse la falda, rendendola inutilizzabile, tanto da necessitare la costruzione di altri pozzi. A distanza di decenni la falda continua a essere contaminata, e questo ci deve far riflettere sull’importanza di prevenire simili accadimenti preservando il nostro principale acquifero che fornisce acqua alla nostra città in quantità e qualità ma è molto vulnerabile”.

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