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L'intervista

“Posidonia importante per cambiamento climatico, non ancorare in siti non autorizzati e non addensare imbarcazioni nello stesso punto”

Città della Spezia incontra la biologa marina Chiara Lombardi, ricercatrice dell’Enea di Santa Teresa, ente che ha sempre operato anche al riguardo del nostro arcipelago. Dalle sue parole deduciamo l’importanza degli habitat marini di Palmaria, Tino e Tinetto, e di conseguenza della loro tutela.

Chiara Lombardi

Ha fatto notizia la risposta fornita dal Comune di Porto Venere all’Associazione Posidonia in merito al mancato riposizionamento della boa che dovrebbe segnalare il confine nord occidentale dell’Area di Tutela Marina del Parco Regionale (quello posizionato poco al largo della Punta di San Pietro). Da tempo trasportata via da una mareggiata particolarmente intensa, la boa non viene ripristinata a causa della mancanza di finanziamento dedicato. Diventa perciò difficile per i fruitori capire dove si applica il regolamento del Parco e per i controllori farne applicare le regole. D’altronde i regolamenti esistono per un motivo, ed in questo caso è importante conoscere quali siano i valori che vengono tutelati dall’area protetta e perché sia importante applicarne le regole. Ci rivolgiamo quindi ad una scienziata del mare, la biologa marina Chiara Lombardi, ricercatrice dell’Enea di Santa Teresa, ente che ha sempre operato anche al riguardo del nostro arcipelago. E, dalle parole della nostra esperta, deduciamo l’importanza degli habitat marini di Palmaria, Tino e Tinetto, e di conseguenza della loro tutela. La funzione del Parco in questo è fondamentale ed è quindi fortemente auspicabile che si recuperino tutte quelle risorse materiali, economiche e umane che permettano di avere un’Area Protetta all’altezza dei valori che contiene.

Dottoressa Lombardi, sappiamo che il canale di Porto Venere ospita una habitat di interesse, la prateria a Posidonia (si legga qui l’intervento dell’associazione omonima), e proprio in quel tratto compreso tra la Punta Beffettuccio e quella della Secca è vietato l’ancoraggio di natanti e imbarcazioni. Ci può spiegare l’importanza di questo habitat e il senso della norma? Come sta il nostro posidonieto e che fare per salvaguardarlo?
“La prateria di Posidonia che si trova nel canale di Porto Venere è quanto rimane del posidonieto che nel passato caratterizzava l’intero Golfo. Posidonia oceanica, meglio chiarirlo, non è un’alga ma una fanerogama (pianta superiore), endemica del Mediterraneo. Come tutte le piante è caratterizzata da radici, fusto, foglie – che spesso troviamo spiaggiate al Secco a formare un morbido tappeto- e genera fiori e frutti (le olive di mare). Posidonia è un habitat naturale di interesse prioritario (1120, Direttiva Habitat 92/43 CEE) la cui conservazione – recita la direttiva- richiede la designazione di aree speciali di conservazione (ed infatti fa parte del SIC della Palmaria) ed è inserito nella Red List della IUCN . L’ Allegato V della Direttiva Quadro per le Acque (WFD, 2000/60/EC), considera poi le fanerogame marine elementi di qualità biologica e specie chiave nell’identificazione dello stato ecologico delle acque costiere, poiché particolarmente sensibili ai disturbi antropici. Tra questi impatti troviamo, ad esempio, l’ancoraggio sul Posidonieto, che creerebbe danni diretti su foglie, fusti e radici, oltre agli impatti sulla biodiversità associata all’habitat a Posidonia. Inoltre occorre considerare che ancoraggi massivi e ripetuti su substrato sabbioso, dove spesso si trova la pianta, porterebbero alla sospensione di sedimento nella colonna d’acqua con conseguente intorbidimento ed effetti sulle capacità vitali della specie, che si troverebbe in sofferenza a causa della riduzione della luce necessaria a compiere la fotosintesi clorofilliana. Non ultima, la Direttiva Europea sulla Strategia Marina (MSFD, 2008/56/CE), in un’ottica di gestione sostenibile dell’ambiente marino include l’analisi della qualità ecologica delle praterie di Posidonia per il raggiungimento del buono stato ambientale (GES – Good Environmental Status). Il Posidonieto dell’Isola Palmaria è una prateria importante per l’ATM e per tutto il Golfo, che richiede attenzione, tutela e protezione, proprio per il raggiungimento di un buono stato ambientale, ma soprattutto per
lo sviluppo di future strategie di gestione di adattamento e mitigazione al cambiamento climatico. Proprio per la sua posizione, un canale di navigazione, si è conservata fino ad oggi essendo infatti nel sito vietato l’ancoraggio e trovandosi molto vicina ad una spiaggia che mantiene un carattere fortemente naturale. Questi due aspetti, sia il divieto di ormeggio in prossimità nella prateria che la conservazione della naturalità della spiaggia del Secco, sono fondamentali nel favorire il mantenimento di questo habitat naturale di interesse prioritario anche nel futuro. Le fanerogame marine sono infatti riconosciute come ecosistemi chiave dell’oceano perché in grado di fornire servizi per il benessere della Natura e quindi anche dell’uomo (Costanza, 2017). Tra questi servizi (di regolazione del clima, culturali, di approvvigionamento e supporto) (Skea et al. 2021, Bindoff et al. 2019, IPCC AR6 Reports), Posidonia li svolge tutti e le è stato attribuito un valore economico che deriva proprio dalla sua protezione. In particolare, uno studio condotto da Vassallo e coautori nel 2013 sulle praterie del Mar Ligure, attribuisce a Posidonia un valore
economico di 172 euro m- 2 anno -1 complessivo per i diversi servizi ecosistemici che svolge.”

L’Area di Tutela Marina comprende anche tutta la parte sommersa della falesia della Palmaria sino ad includere le isole del Tino e del Tinetto. Ampia parte della regolamentazione è riservata alle attività di immersione subacquea. Sappiamo che quei fondali rocciosi attirano tantissimi appassionati; ma quali sono gli elementi di valore ecologico e naturalistico delle pareti sommerse? E perché è importante attenersi alle regole, nel senso di quali sono i comportamenti da tenere per poter godere di queste bellezze senza rischiare di alterarne le caratteristiche? 
“L’ATM di Portovenere e delle isole racchiude degli ecosistemi preziosissimi del Mar Mediterraneo. Le peculiari caratteristiche del Golfo, sia per la conformazione del fondale, che per la circolazione marina e la vicinanza con il fiume Magra, fanno si che diverse specie che caratterizzano il coralligeno, normalmente presente tra i 25 e i 150 m di profondità, si trovino già intorno ai 15 m. Anche il coralligeno delle isole con gli organismi che lo caratterizzano tra cui alghe corallinacee, coralli, spugne, briozoi, policheti, molluschi, responsabili della formazione di meravigliose architetture sommerse che offrono spazio e riparo a tantissime altre specie di pesci ed invertebrati, forniscono servizi ecosistemici (regolazione, culturali, di supporto); quindi ci aiutano quotidianamente, attraverso il normale svolgimento delle loro funzioni vitali, a rendere il nostro mare un posto migliore. Per cui è fondamentale, non solo perché ci troviamo in ATM ma ovunque nel nostro Golfo e nel mare in genere, avere un comportamento rispettoso nei confronti della fauna e flora marina, evitando ancoraggi in siti non autorizzati, non addensando numerose imbarcazioni in uno stesso punto e limitando l’uso del motore, non toccando nulla quando facciamo il bagno o andiamo in esplorazione. Ciascuno dei piccoli organismi che si trova lì sotto alla nostra barca sta facendo qualcosa di importante per noi e per il nostro futuro.

Infine: il Regolamento disciplina anche l’attività di ricerca scientifica, cui lei ed il suo Ente vi dedicate da anni. Ci può sintetizzare quello che si sta facendo al riguardo e la sua importanza?
“ENEA è presente del Golfo della Spezia con il Centro Ricerche Ambiente Marino da circa 50 anni e da sempre si occupa del monitoraggio dell’ambiente marino e dei suoi ecosistemi. Oggi, anche all’interno dell’area di Tutela Marina, ENEA conduce studi ed osservazioni per monitorare lo stato di salute del mare e dei suoi ecosistemi in relazione al cambiamento climatico. In particolare, il Parco Naturale Regionale di Porto Venere è all’interno della Rete LTER (Rete Ecologica di Lungo Termine) con il macro Sito del Mar Ligure Orientale grazie al monitoraggio condotto da ENEA sull’alga corallina Ellisolandia elongata – referente per il macrosito Mar Ligure Orientale (LTER_EU_IT_107). LTER studia gli ecosistemi, le loro le dinamiche ed evoluzione, le relazioni tra biodiversità e funzionalità ecologica, la qualità delle acque, la produttività, il ruolo della disponibilità di risorse, gli effetti dell’inquinamento e dei cambiamenti climatici. Il secondo tipo di attività che conduce ENEA è legata al monitoraggio fisico chimico dell’ambiente marino condotto in diversi siti del Golfo e quindi anche all’interno dell’ATM. Qui ENEA ha delle stazioni di osservazione fisse, in cui sono posizionate sonde e sensori che acquisiscono dati in continuo (temperatura, ossigeno, salinità, pH), a cui si affiancano campagne di misura mensili.”

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