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L'intervista

Non solo la tartaruga di Levanto: ecco come il clima incide sulla nostra fauna

Città della Spezia intervista Luca Braida, il maggior esperto di rettili e anfibi della nostra provincia, sull'episodio della settimana scorsa e sulle possibili correlazioni. "Qualsiasi azione che rallenti il deflusso delle acque meteoriche e di superficie concorre a preservare gli ambienti umidi".

La deposizione di uova nella spiaggia di Levanto da parte di un esemplare di Caretta caretta, la tartaruga marina più comune nel Mar Mediterraneo e unica specie a nidificare sulle coste italiane, ha destato notevole sorpresa ed entusiasmo. L’evento è in effetti eccezionale: secondo caso mai registrato in Liguria, da parte di una specie che si riproduce prevalentemente nel Mediterraneo orientale e centrale, ma che da alcuni anni sta espandendo il proprio areale di nidificazione verso nord. Un evento che non è passato inosservato e che merita un approfondimento scientifico. Città della Spezia per questo incontra Luca Braida, amegliese, naturalista erpetologo che collabora con Università di Genova e Parco Montemarcello Magra-Vara, uno dei maggiori conoscitori di anfibi e rettili della nostra provincia.

Dottor Braida, cosa c’è dietro a questa notizia? E’ solo un fatto positivo, o bisogna interpretarlo come un effetto del cambiamento climatico in atto?
“Le deposizioni di Caretta caretta in Mar Ligure e alto Tirreno sono state messe in relazione all’aumento della temperatura delle acque del mare. Infatti è plausibile che questi rettili tentino di trovare nuovi spazi più freschi ove deporre le proprie uova. Mi viene in mente (per rimanere dalle nostre parti con osservazioni che tutti possono fare) l’aumento dei gechi sui muri delle nostre abitazioni. E’ ipotizzabile infatti un’espansione dell’areale verso nord da parte delle specie più termofile (amanti delle alte temperature) che ‘approfittano’ della situazione a loro più favorevole”.

Il punto della spiaggia in cui la tartaruga marina ha deposto le uova

A parte la causa antropica, per il resto il fenomeno è solo positivo, o si nasconde in tutto questo qualche pericolo che ci sfugge?
“Certo vedere i nidi delle tartarughe marine è emozionante e fa piacere, però ci deve anche far riflettere. In molte specie di rettili la determinazione del sesso del nascituro è fornita dalla temperatura del nido: ad esempio in molte tartarughe temperature basse danno origine a maschi mentre alte temperature danno origine a femmine; in alcuni sauri (lucertole) avviene il contrario. Per cui si possono realizzare squilibri nella frequenza di un sesso rispetto ad un altro, con i problemi che ne conseguono”.

Immaginiamo che in altri gruppi animali siccità e aumento delle temperature creino problemi anche maggiori…
“Se alcuni rettili possono beneficiare temporaneamente dell’aumento delle temperature, ci sono specie che proprio se la passano male. Ad esempio gli anfibi sono in drammatica
rarefazione. Chi è più attento si ricorderà dei numerosi rospi che fino a pochi anni fa si vedevano attraversare le strade nelle serate di pioggia… ormai sono una rarità. Certo i cambiamenti climatici non sono l’unica causa del declino degli anfibi: ad esempio il modo in cui si è gestito il territorio è sicuramente negativo da questo punto di vista. L’abbandono o la mancata gestione delle piccole raccolte d’acqua in campagna causa la scomparsa di specie che stanno diventando rarissime, come l’ululone appenninico della Val di Vara.”

Tartaruga marina (Caretta Caretta)

Cosa si potrebbe fare allora per favorire la presenza degli anfibi e di conseguenza di tutte le specie a loro legate?
“Come dicevamo prima la gestione delle piccole raccolte d’acqua e il loro incremento sul territorio: lavatoi, pozze, laghetti da giardino (senza pesci rossi però). In passato mi sono occupato, proprio in Val di Vara, di alcuni progetti (con Parco e Università) per la salvaguardia degli anfibi e una parte importante era la costruzione e il mantenimento di queste raccolte d’acqua. Un bell’esempio, molto funzionale, è il Centro Emys di Leca di Albenga dove le testuggini palustri liguri vengono riprodotte e allevate al fine di ripopolamento”.

Quindi?
“Quindi, più in generale, si può dire che qualsiasi azione che rallenti il deflusso delle acque meteoriche e di superficie concorre a preservare gli ambienti umidi (e la fauna ad essi associata) ed a mantenere un maggiore tenore di umidità anche nei periodi di siccità: realizzare una buona gestione forestale, garantire spazio a torrenti e fiumi nel loro divagare, con una ricca dotazione in vegetazione ripariale, sono forme di gestione che non solo tutelano gli habitat, ma hanno anche importanti ricadute sulla nostra qualità di vita, ora ed ancora di più in futuro”.

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