Las Pezia Calling
|Chiamata 13 – “Demilitarizzare La Spezia”: censura alla mostra “Giacomo Verde. Liberare l’arte dagli artisti”
Il 17 luglio 2022, i Collettivi Dada Boom e Super Azione hanno ritirato le opere e gli oggetti prestati dal Museo Popolare Giak Verdun per la mostra “Giacomo Verde. Liberare arte da artisti” al CAMeC. Questa decisione è stata presa in seguito alla cancellazione della scritta “Demilitarizzare La Spezia”, che capeggiava su due pareti di una delle sale espositive, avvenuta il 12 luglio 2022. La cancellazione è stata comunicata agli interessati via PEC dal Comune della Spezia. Il fatto è stato denunciato con una lettera dal curatore Luca Fani (ex curatore, come si definisce) della mostra e con la realizzazione di un video da parte dei due collettivi, dove viene anche documentata la performace finale, durante il disallestimento, di Alessandro Giannetti. Questa censura non è qualcosa che succede per sbaglio, ma è la diretta conseguenza di anni, in cui le velleità della città di diventare un polo culturale sono state rimpiazzate da una visione di dubbio gusto, che la vuole dormitorio delle Cinque Terre e che spera di sopperire alla crisi economica convertendo i cittadini in camerieri, affitta camere e pulisci camere, senza analizzare o considerare appieno le caratteristiche economiche e sociali in cui la città stessa è cresciuta.
Dal punto di vista culturale, nonostante tutto quello che di buono avviene in città – una mostra strepitosa di Jacopo Benassi alla Fondazione Carispezia in Via Chiodo; le proposte teatrali della compagnia Scarti (che sono da poco diventati Centro di produzione dal MIC); le serate di Poetry Slam sull’Albatros attraccato in passeggiata Morin organizzate dai Mitilanti; l’associazione Mammaiuto che miete premi a livello nazionale e internazionale, solo per citare alcune delle cose avvenute in questi ultimi mesi, di altro ho scritto nella mia rubrica “Le migliori intenzioni”, che tengo da circa quattro anni su CDS – la nostra città non è appassionata di cultura.
Figurano come direzione del progetto della mostra, Eleonora Acerbi e Cinzia Compalati, conservatrici del CAMeC, la cui professionalità in questa occasione si esprime nel non sapere cosa succede durante una performance prevista per l’inaugurazione e cosa viene esposto nella mostra stessa e quindi nell’accettare di buon grado la cancellazione della frase e il ritiro degli oggetti dell’installazione di cui era parte e che completava il percorso espositivo, che – ero presente all’inaugurazione – è un felice esempio (immagino non per merito loro) di capsula del tempo: si possono esperire pratiche artistiche vivide tra anni novanta del secolo scorso e primi del XXI secolo, che oggi sono quasi dimenticate o che hanno perso quella forza dissacratoria con cui erano adottate in quegli periodo, ma che oggi possono essere recuperate e che, per come sono andate le cose, sembra proprio il momento giusto per farlo.
Il ritiro delle opere e degli oggetti da una delle sale del centro spezzino è una pagina nera, che passerà sotto silenzio, che non causerà nessun problema ai funzionari dell’amministrazione pubblica, che non temono nessun licenziamento o tirata di orecchie, ma che ci sprofonda, se ancora ce ne fosse bisogno, in un baratro dal quale difficile sarà sollevarsi. Questa situazione è da imputarsi alle passate gestioni delle istituzioni culturali spezzine, cui si aggiungono gli anni dell’amministrazione attuale, poco attenta a queste problematiche tanto da non ritenere necessario istituire, anche in questo nuovo mandato, l’Assessorato alla cultura.
“Demilitarizzare La Spezia”, è un ottimo progetto per la città. Quello che rende la nostra città speciale, anche dal punto di vista urbanistico ed economico, è la sua storia militare dall’Arsenale, alla Terni con i suoi cannoni, all’OTO Melara con i suoi carrarmati. Quando tutto questo sarà finito, auspico un Aquafan – una mia idea, diffido chiunque dall’appropriarsene in futuro – nei bacini dell’Arsenale, quegli stessi bacini ritratti in alcuni disegni da Agostino Fossati, quale testimone di quello che avveniva durante l’escavazione del golfo, che dava concretezza alle necessità belliche di Camillo Benso Conte di Cavour in funzione del sogno di riunire l’Italia sotto la dinastia dei Savoia, e che viene ritenuto, per miopia storica, pittore che rappresentava una visione romantico-bucolica della città.
Forse, dopo una bella scivolata dentro il mare, con il sottofondo delle urla di gioia dei bambini e degli adulti, forse dopo un gelato e una pizza consumati dentro i bacini che servono oggi per fare la manutenzione delle navi da guerra, tra cui anche la gloriosa Amerigo Vespucci, forse solo allora, si potrà sperare in un destino diverso per la nostra bellissima città.
P.S. Non mi ero accorta che in questi giorni, mentre scrivo 20 luglio 2022, ricorre l’anniversario del G8 di Genova. Qui è possibile vedere Solo limoni, 2001, un film di Giacomo Verde con la voci narranti di Verde e di Lello Voce, dedicato a quelle tremende giornate.








