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Siccità sulle Apuane. Il Cai della Spezia rinuncia alle gite in quota del progetto “Aquile goffe”

La tragedia avvenuta sulla Marmolada ha sconvolto il Paese, gli occhi restano puntati sui cambiamenti climatici. Il capo stazione del Soccorso alpino e socio del Cai della Spezia Emanuele Stefanelli: “Alla Capanna Granara l’acqua manca già è una situazione che ogni anno si verifica ma ad agosto inoltrato, la stiamo verificando con un mese di anticipo. Quest’anno rinunciamo al progetto che prevede di portare in quota persone inesperte. In montagna troppi rischi e crepacci aperti”.

L’Italia resta con il fiato sospeso per la tragedia avvenuta sulla Marmolada dove, a seguito del distaccamento di un blocco di ghiaccio, si cercano tredici dispersi e hanno perso la vita sette persone, otto sono in ospedale e due risultano in condizioni gravi.  Una tragedia immane che fa puntare gli occhi all’alta quota e alle cime di tutta Italia, un tempo, imbiancate. Una situazione che deve far riflettere sugli stravolgimenti climatici che attraversano tutto il globo: il ghiacchio che si scioglie, l’acqua che invade e travolge intere città. Chi ama e vive la montagna in modo sostenibile riconosce questo rischio. Alessandro Bacchioni presidente del Cai della Spezia ribadisce: “E’ un tema che va affrontato”.

Girando per lo Spezzino e volgendo lo sguardo alla Lunigiana le quote non raggiungono l’altezza delle Dolomiti ma la preoccupazione c’è, soprattutto per l’assenza d’acqua. A fare un punto della situazione capo stazione del Soccorso alpino di Carrara e Lunigiana e socio del Cai della Spezia è Emanuele Stefanelli che spiega: “In questo momento, sulle nostre cime, gli unici rischi sono legati dall’assenza di acqua. Un esempio è Capanna Garnerone dove normalmente non ha acqua verso metà agosto, già oggi si riscontra questa assenza, con più di un mese di anticipo. Sicuramente potrebbero verificarsi colpi di calore, caldo eccessivo. L’ultimo intervento ha riguardato una persona che ha avuto forti crampi per la disidratazione. In merito ai crolli possono verificarsi ma non sono dovuti al caldo”.

I fatti della Marmolada devono far riflettere e in particolare alla Spezia è già stata adottata una scelta, amara e dovuta anche ai cambiamenti climatici,  volta alla sicurezza. “Ogni anno in un progetto che si chiamava ‘Aquile goffe’ assieme ad Alessandro (Bacchioni, NdR), dove siamo stati sul Gran Paradiso e  sul Monte Rosa-  conclude Sefanelli – . Il progetto consisteva nel portare in quota persone che non avevano esperienza. Quest’anno rinunciamo per diversi motivi: non ci sono state nevicate in inverno e la situazione sui quattromila metri è disastrosa con crepacci aperti e non alimentati da nuova neve. Questi sono pericoli oggettivi e la Marmolada ne è un esempio. In questo periodo ci sono pericoli enormi, quello che è avvenuto sulle Dolomiti potrebbe avvenire anche in altre realtà”.