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“Il riscaldamento globale è anche locale: a giugno superati tutti i record”

Intervista al meteorologo spezzino Andrea Corigliano che da anni registra con continuità i parametri alla base delle statistiche per l’analisi del clima e della sue variazioni, e lo fa nella sua casa delle Grazie: “Nei prossimi anni sarà sempre più evidente il cambiamento del regime delle precipitazioni, con l’alternanza tra fasi siccitose e fasi piovose, anche estreme, che va a destabilizzare la successione delle stagioni”. E sulla causa antropica di queste mutazioni è chiaro: ” Negli ultimi sessant’anni, la concentrazione di anidride carbonica ha continuato ad aumentare di 120 ppm, cioè ha avuto un incremento pari a quello che si è normalmente verificato durante un ciclo interglaciale che dura ben 100.000 anni”.

La questione climatica non doveva e non dovrebbe essere un tema del momento ma, semmai, il tema del secolo. E Andrea Corigliano, spezzino delle Grazie, di questa complessa materia è studioso e appassionato per studi, che lo hanno visto specializzarsi in Fisica dell’Atmosfera e Meteorologia, ed esperienze pratiche attraverso l’attività di meteorologo, che lo ha portato anche a collaborare con il colonnello Giuliacci. Particolarmente versato sul fronte della divulgazione, non a caso è docente alle scuole superiori, ha scritto per Ronca Editore un’opera in otto volumi sulle scienze del tempo che unisce all’approfondimento disciplinare una capacità comunicativa che nasce non solo da una passione per la materia, ma anche dalla consapevolezza dell’importanza del conoscere per affrontare le sfide che i cambiamenti climatici pongono alla nostra società e a tutti noi cittadini. Gestisce un profilo Facebook (qui il collegamento) molto seguito a livello nazionale.

Professor Corigliano, lei registra con continuità i parametri che sono alla base delle statistiche per l’analisi del clima e della sue variazioni, e lo fa nella sua casa delle Grazie. Con la chiusura delle registrazioni del mese di giugno, nel suo profilo lei ha lanciato un allarme; ci può spiegare di cosa si tratta?
“Il mese di giugno di quest’anno è stato il più caldo almeno degli ultimi ventidue anni, cioè da quando ho iniziato la registrazione delle principali grandezze atmosferiche. Con una temperatura media di 24.84 °C è stato battuta di 0.6 °C la temperatura media del mese di giugno del 2003 che chiuse a 24.24 °C. Questo nuovo primato non è stato tanto determinato dal raggiungimento di temperature record, ma da una lunga sequenza di giornate più calde del normale, ben 28 su 30. In questa lunga serie prendono posto 19 “notti tropicali”, cioè con temperature minime uguali o superiori a 20 °C (nel 2003 furono 16) e 8 “giorni caldi” con temperature massime uguali o superiori a 30 °C (nel 2003 furono 5): in media ne dovremmo contare rispettivamente 7 e 3 e quindi possiamo dire che quest’anno le “notti tropicali” e i “giorni caldi” sono quasi triplicati. Fa anche riflettere poi che quattro dei cinque mesi di giugno più caldi si siano verificati negli ultimi cinque anni.

Possiamo dire che tutto questo conferma le ‘previsioni’ degli organismi più autorevoli in materia riguardo alla modifica del clima per mano dell’uomo? In quale scenario tra quelli prefigurati dall’IPCC (Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico) ci stiamo posizionando?
“Sì, certamente. Partendo dalla scala globale, per arrivare a quella nazionale e locale si evince molto chiaramente la tendenza, nel corso degli ultimi decenni, ad avere un’accelerazione del
riscaldamento del nostro pianeta, indotto dalle emissioni sempre più massicce di gas climalteranti in atmosfera. Attualmente l’obiettivo prefissato sarebbe quello di contenere l’aumento della temperatura media globale entro 1.5 °C, un valore di anomalia che verrebbe raggiunto nel 2040 se continuassimo a emettere gas serra allo stesso ritmo attuale. Adesso, lo scarto positivo della temperatura rispetto all’era preindustriale è arrivato a 1.1 °C”.

Se le cose stanno in questo modo, quali effetti potremo immaginarci di subire nei prossimi anni anche a livello del nostro territorio?
“Secondo i climatologi, la tendenza è quella ad avere mediamente periodi più caldi e ondate di calore più frequenti e più lunghe, con riduzione degli intervalli di tempo che intercorrono tra un
record e l’altro. Un altro aspetto riguarda anche il cambiamento del regime delle precipitazioni, con l’alternanza tra fasi siccitose e fasi piovose, anche estreme, che va a destabilizzare la successione delle stagioni. In particolare, questa tendenza è e sarà più evidente nelle zone del pianeta, come il Mediterraneo, che sono definite “hot spot” del cambiamento climatico, cioè aree caratterizzate da un’alta vulnerabilità ed esposizione agli effetti del riscaldamento globale.

Tutti ci confrontiamo con altre persone, direttamente o tramite i social. Cosa possiamo dire a coloro che si ostinano a negare la causa antropica di queste mutazioni?
“Credo che sia sufficiente sapere che attualmente la concentrazione di anidride carbonica in atmosfera è arrivata a 420 parti per milione (ppm), il valore più elevato almeno degli ultimi 800.000 anni. Intorno agli anni ’60, raggiungendo le 300 ppm, abbiamo raggiunto la soglia di concentrazione che il nostro pianeta ha conosciuto, nel corso di questo lungo periodo, solo quando è uscito da ciascuna delle ultime otto glaciazioni. Negli ultimi sessant’anni, questa concentrazione ha continuato ad aumentare di 120 ppm, cioè ha avuto un incremento pari a quello che si è normalmente verificato durante un ciclo interglaciale che dura ben 100.000 anni: questa netta accelerazione non può quindi che essere di natura antropica”.