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Il nuovo mister ai raggi x

Il primo giorno di Luca Gotti, l’ex prof universitario che ha vinto un’Europa League e ora cerca la salvezza con lo Spezia

La storia di un allenatore figlio d'arte, la gavetta, il ruolo da secondo e la carriera svoltata a Udine. Gli studi, la professione, la versatilità tattica: “Sono io ad adattarmi ai calciatori, non il contrario”.

Luca Gotti è il nuovo allenatore dello Spezia. La notizia è nota da diverse settimane ormai, ma da oggi il tecnico entra ufficialmente in carica, scaduto il suo contratto con l’Udinese: firma un accordo biennale e sarà presentato questo pomeriggio alle 16.30 nella sala conferenze del centro sportivo “Ferdeghini” che ha già visitato nel corso del mese di giugno. Cinquantaquattro anni compiuti, Gotti allena dal ’98, anno del suo ritiro dopo una carriera da calciatore di provincia in piccole piazze tra Serie C e campionati minori. La sua prima avventura in panchina al Milan, nel settore giovanile, prima di iniziare a farsi le ossa in Veneto, tra Montebelluna, Pievigina e Bassano. Dopo una parentesi con la Primavera della Reggina, ecco la chiamata della Nazionale, per sedere sulla panchina della selezione Under 17, dal 2006 al 2008, dove incontra vari calciatori che faranno parecchia strada negli anni successivi: Bertolacci, Politano, Borini, Santon, Paloschi e quel Mattia Destro, che avrebbe potuto ritrovare proprio allo Spezia ma che invece affronterà da avversario nel prossimo campionato. Poi il Treviso e la Triestina da primo allenatore e l’incontro con Roberto Donadoni, che aveva conosciuto durante l’anno al Milan e di cui sarà il vice per quasi dieci anni tra Cagliari, Parma e Bologna, sempre in Serie A.

Luca Gotti

LA GAVETTA

Ama lo sport e soprattutto il calcio, che ha studiato a lungo anche viaggiando in giro per l’Europa e che però è stato anche un suo tarlo ad un certo punto della carriera. Dopo la parentesi negativa di Trieste aveva pensato di mollare, ritrovando sé stesso nella confort-zone del ruolo di vice di Donadoni, a cui sarà legato fino al 2018. Chi lo conosce lo racconta come un uomo mite, dalla grande educazione e con il phisique du role del professore. Non a caso, da laureato in Pedagogia e Scienze Motorie, Gotti è stato davvero professore, tra Padova e l’Università Cattolica di Milano, sempre con un occhio di riguardo verso i giovani, con cui ha saputo costruire un rapporto raro di empatia ed emotività. Rispetto, disciplina e fiducia sono tre elementi su cui il tecnico punta molto e che cerca di trasmettere alle sue squadre, con cui ha sempre creato un grande rapporto di unità d’intenti.

Luca Gotti

LA VITTORIA IN EUROPA LEAGUE E LA BELLISSIMA PARENTESI UDINESE

Dopo la parentesi con Donadoni, Gotti entra a far parte dello staff di Maurizio Sarri, di cui diventa il vice nell’avventura in Inghilterra al Chelsea. Insieme trionfano in Europa League, nella finale-derby di Baku contro l’Arsenal, ma dopo l’addio ai Blues Sarri non lo riconferma nel suo staff alla Juventus, e Gotti torna in Italia, ad Udine, su espressa richiesta dell’allenatore Igor Tudor che lo vuole come vice. Ma Tudor in Friuli dura giusto qualche mese, prima dell’esonero, e la panchina della prima squadra viene affidata proprio a Gotti, che però accetta l’incarico solo ad una determinata condizione: la promessa di essere rimpiazzato il prima possibile. Gotti infatti non vuole essere primo allenatore: lo dice chiaramente in uno dei primi post partita dal suo insediamento, spiegando di aver trovato negli anni un equilibrio nel ruolo di vice e di non essere interessato a guidare una squadra come tecnico in prima. I risultati, però, vanno a sfavore del Gotti-vice e premiano il Gotti-allenatore, che viene confermato come tecnico dell’Udinese per tutta la stagione e ottiene una comoda salvezza, valorizzando diversi giocatori, in primis Rodrigo De Paul, a cui affida le chiavi della squadra, valorizzandolo come mai prima di allora. Il ruolo di primo allenatore inizia piano piano a calzare a pennello su Gotti, che decide così di proseguire con la seconda fase della sua carriera, venendo confermato anche per l’anno successivo come allenatore dell’Udinese.

Luca Gotti

I MODULI E FILOSOFIA DI BASE

Il 3-5-2 è sempre stato il modulo che ha usato di più, ma non è vincolante, almeno a sentire parlare il tecnico. “Sono io ad adattarmi ai calciatori, non il contrario”, aveva detto in fase di presentazione a Trieste, dimostrandolo anche nella fase finale della sua avventura ad Udine, prima dell’esonero, quando modificò la difesa a tre in una retroguardia a quattro per dare più pericolosità ed equilibrio ai friulani, senza però grande fortuna. Le fasce sono una delle chiavi del gioco di Gotti, ma anche la fisicità della squadra rappresenta un aspetto importante: difesa rocciosa, mediani di grande fisico e un giocatore di grande qualità che leghi il centrocampo e l’attacco, formato per lo più da punte molto rapide e capaci di fare male in profondità, modalità di gioco che potrebbe rilanciare alla grande M’Bala Nzola, non un killer sotto porta ma bravo a lavorare di reparto, a far salire la squadra e soprattutto molto rapido in campo aperto. Per Luca Gotti quello spezzino potrebbe essere un crocevia importante: la sua carriera 2.0 rinata a Udine è stata la base, con la maglia bianca il tecnico cercherà di confermarsi e continuare con il percorso di crescita imbastito dalla proprietà Platek, con un gruppo giovane e ambizioso ancora una volta alla caccia della salvezza.

Luca Gotti

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