LA REDAZIONE
Scrivici
PUBBLICITÀ
Richiedi contatto
Cinque opere mancate (purtroppo o per fortuna)

Prima della cattedrale

Città della Spezia ospita l'ultimo dei cinque approfondimenti su altrettante occasioni architettoniche mancate dalla nostra città, tra gli anni Trenta e Cinquanta. Alla scoperta di quel che poteva essere e non è stato.

Il colle dei Cappuccini nel 1933 (fig.1)

La lunga storia della cattedrale di Cristo Re dei Secoli ha inizio nel febbraio del 1929 quando, per volontà del Vescovo mons. Giovanni Costantini, venne indetto un concorso nazionale, che avrebbe visto la partecipazione di centotredici tra architetti e ingegneri, con ottantanove progetti. Nello stesso anno, per volontà di papa Pio XI, la chiesa di Santa Maria Assunta di piazza Beverini era stata titolata “Chiesa abbaziale – pro Cattedrale” fino a quando non fosse stata costruita quella nuova, con l’intento di celebrare la recente annessione della diocesi di Luni (1927) – dopo quattro secoli di rifiuto da parte dei sarzanesi – e l’affermazione che Spezia stava vivendo come capitale della Marina italiana, centro commerciale e industriale in continuo sviluppo e punto di riferimento per tutta la gente di Lunigiana. Fino al 1929, nella realtà dei fatti, Santa Maria Assunta era considerata dagli spezzini più vecchi la “vera” cattedrale, già da una cinquantina d’anni; e tale sarebbe rimasta per un’altra cinquantina, vale a dire fino al 1975, anno della consacrazione dell’attuale cattedrale. Sarebbero passati ben quarantasei anni dal concorso del 1929 alla consacrazione della chiesa, senza che venisse mai realizzato il progetto vincitore.

Il colle dei Cappuccini nel 1933 (fig.1)

Negli anni Trenta l’amministrazione era ancora alla prese con ulteriori interventi di sbancamento del colle dei Cappuccini e dell’omonima batteria – voluta nel 1857 dall’amministrazione militare piemontese – allo scopo di predisporre la spianata che avrebbe ospitato la nuova cattedrale e di incrementare lo sviluppo urbanistico del centro città in direzione dei nuclei abitativi di San Cipriano e di Migliarina, già allora in fase di ricostruzione. Lo sbancamento, iniziato nel 1926, venne protratto fino all’inizio della seconda guerra mondiale. Una foto del 1933 (fig.1, qui sopra) documenta perfettamente lo stato dei lavori – con tanto di bastione della batteria – oltre a presentare un panorama irripetibile che vede spiccare, isolati come modellini tra la terra smossa, il Palazzo del Governo (Franco Oliva, 1928, oggi sede della Prefettura) e il Grattacielo Bibbiani (Raffaello Bibbiani e Giorgio Guidugli, 1927), il primo grattacielo eretto in città.

Degli ottantanove progetti, esposti al pubblico per quindici giorni nel grande salone dell’albergo Croce di Malta, la Giuria Artistica ne sceglie quattro, realizzati da altrettante coppie di architetti e ingegneri edili: i veneziani Brenno Del Giudice e Dante Cadorin; il bolognese Giuseppe Vaccaro assieme al napoletano Cito Di Filomarino; il milanese Tommaso Buzzi e il genovese Luigi Carlo Daneri; i romani Vincenzo Pilotti e Domenico Sandri. Li stessi, da regolamento, sarebbero stati poi invitati al Concorso di secondo grado per presentare una versione tridimensionale del progetto. Questa seconda fase del concorso, cui corrispose una seconda mostra, si concluse con la vittoria del progetto della coppia Del Giudice-Cadorin.

Progetto vincitore per cattedrale della Spezia (fig.2)

Nella fototeca dell’Archivio Renato Righetti sono conservate le foto di plastici relativi ai quattro progetti selezionati durante la prima fase del concorso. Le stesse foto furono pubblicate nel 1932 sulla rivista del sindacato nazionale fascista degli architetti. Nella traduzione da disegno a plastico, i progetti selezionati avrebbero presentato varianti notevoli, soprattutto nel progetto vincitore e in quello della coppia capitanata da Giuseppe Vaccaro – firma più prestigiosa del concorso – che negli stessi anni realizzava il Palazzo delle Poste di Napoli, capolavoro assoluto del razionalismo italiano. Dando una rapida occhiata alle foto dei plastici, quindi alle versioni definitive dei progetti, notiamo come nel progetto vincitore (fig.2, vedi sopra) prevalga la retorica tutta rinascimentale delle varianti progettuali messe in campo nel Cinquecento per il cantiere di San Pietro in Vaticano. Mentre nel plastico di Vaccaro (fig.3, vedi sotto), un eclettismo colto e senza tempo esprime l’interesse per una monumentalità scarna e geometrica: innestando le cupole del San Marco di Venezia sulla porta di Ishtar di Babilonia, l’architetto bolognese sembra anticipare quel gioco postmoderno della citazione del passato, slegata da vincoli filologici o celebrativi.

Cattedrale, il plastico di Vaccaro

Alla luce di quello che poteva essere, ancora nel 1930, l’assetto architettonico e urbanistico della piazza sottostante, viene da pensare che la cattedrale progettata da Vaccaro – più che quella di Del Giudice e Cadorin – avrebbe probabilmente adempiuto allo scopo per cui fu commissionata. Ben altra configurazione si sarebbe tuttavia manifestata durante gli anni Trenta, con la costruzione della Casa del Fascio (Franco Oliva, 1933, oggi sede del Comune) e con la costruzione del Palazzo degli Uffici Governativi (Giorgio Guidugli, 1938, oggi sede dell’Agenzia delle Entrate). 

Negli anni successivi al conflitto, il fermento della ricostruzione portò nuovamente l’attenzione sul problema della nuova cattedrale. Del vecchio progetto Del Giudice-Cadorin, vincitore del concorso del 1929, fu realizzata soltanto la cripta. Pare fosse stato lo stesso Del Giudice a ritenere il proprio progetto ormai obsoleto rispetto alla configurazione architettonica che la piazza sottostante aveva assunto nel corso dei vent’anni successivi al concorso. il progetto vincitore venne perciò accantonato a favore di un altro, commissionato nel 1956 ad Adalberto Libera, esponente di spicco del Movimento Italiano per l’Architettura Razionale (M.I.A.R.), noto soprattutto per la costruzione di Villa Malaparte a Capri. Libera sviluppò inizialmente due soluzioni molto simili nelle linee generali. Poco dopo iniziò ad avvalersi della collaborazione del più giovane collega Cesare Galeazzi – architetto spezzino allievo del già citato Oliva – che avrebbe portato a termine il progetto solo nel 1975 – a dodici anni dalla scomparsa di Libera e a sei anni dalla posa della prima pietra – alla presenza del Vescovo mons. Giacomo Stella.

Si può dire pacificamente che il progetto Libera-Galeazzi era talmente avveniristico per gli anni Cinquanta che quando, vent’anni dopo, venne finalmente compiuto, faceva ancora la sua figura. Da che sono al mondo ho sentito fare qualunque commento sulla cattedrale della nostra città. Nemmeno oggi, a 47 anni dalla consacrazione, gli spezzini sono coralmente convinti della loro cattedrale. La situazione peggiora negli occhi dei forestieri. Durante un concerto di Elio e le storie tese, tenutosi il primo maggio 2000 in piazza Europa, Elio, indicando la cattedrale domandò al pubblico spezzino: “ma cos’è quel carrucolone lì?”.

La cattedrale di Cristo Re

Ritengo che nella visione di insieme di piazza Europa, il Cristo Re dei Secoli sia un valido elemento di soluzione urbanistica, e che sia la conclusione più degna possibile per una piazza che fin dall’inizio della sua costruzione non ha mai smesso di ribadire la propria tendenza ad una monumentalità metafisica, ad una purezza geometrica, ad un’organicità di fondo che, se non è stata raggiunta, è per ‘colpa’ di un altro edificio, ovvero il palazzo sede della Camera di Commercio, lo stesso di cui tratto nel primo (clicca qui per rileggerlo) di questi cinque articoli su altrettante opere mancate, purtroppo o per fortuna: cinque tappe che hanno inizio e fine in quel teatro di sperimentazioni architettoniche che è piazza Europa.

Bibliografia:

Croci e fasci: Der italienische Kirchenbau in der Zeit des Faschismus, Monzo L., De Gruyter, Berlino 2021

La Chiesa Cattedrale della Spezia e il suo Capitolo: Cristo re dei secoli, a cura di Orengo F., Sarzana 1998

Adalberto Libera – L’architettura come ideale, Quilici V., Officina Edizioni Roma 1981

Architettura – Rivista del Sindacato Nazionale Fascista Architetti, gennaio 1932

Mostra del concorso nazionale per la cattedrale della Spezia : catalogo ufficiale, a cura di Costa G.A., La Spezia 1930

Archivio Righetti, a cura di Bertonati G., Biblioteca Speciale d’Arte e Archeologia della Spezia

Più informazioni