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Siccità, prime ordinanze anti spreco ma lo Spezzino regge bene

A Levanto, Framura e Riccò stop al lavaggio delle auto, all'annaffiamento dei giardini e alle piscine. "Misure standard, ma in anticipo di un paio di mesi", spiega Marco Casarino, direttore dell'Ato idrico spezzino. La falda di Ressora, che serve il capoluogo, non desta preoccupazione. Il Canale Lunense si prepara: "Per ora l'acqua c'è, ma in futuro servono bacini di raccolta", dice il direttore del consorzio Corrado Cozzani.

Il Canale Lunense (2017)

L’ultima pioggia è di oltre tre settimane fa e, a sua volta, interrompeva una striscia di venti giorni di sole. La siccità morde lo Spezzino come il resto d’Italia ma, a differenza della crisi che si registra nell’altra parte della Liguria, qui la situazione dell’approvvigionamento idrico è ancora sotto controllo. Tre comuni – Levanto, Framura e Riccò del Golfo – hanno emesso ordinanze anti spreco, con cui si vieta l’uso dell’acqua potabile per lavare le auto, annaffiare i giardini o riempire le piscine. Ma sono più o meno misure standard.

“Se solitamente vengono adottate tra fine agosto ed inizio settembre, la differenza è che quest’anno sono arrivate in alcuni casi con due mesi di anticipo”, sottolinea Marco Casarino, direttore dell’Ato idrico EST Provincia della Spezia. “Riguarda comuni che hanno acquedotti alimentati tramite sorgenti, che mostrano maggiori sofferenze. Per quanto riguarda i pozzi, relativi ai due fiumi principali, Magra e Vara, non ci sono ad oggi preoccupazioni tali da indurre ad adottare provvedimenti di restrizione alcuna. Certo è che, rispetto altri anni, la curva che conduce ad eventuali problematiche, mostra un andamento precoce”. Le ordinanze non sono in ogni caso un puro pro forma, perché “la somma di tanti comportamenti individuali ha un loro peso”.

Per quanto riguarda la Spezia, che da sola ha circa metà di tutti gli utenti serviti in provincia da Acam Acque, la situazione è praticamente standard. “Il livello della falda di Ressora è buono e non presenta alcuna alterazione significativa – sottolinea Casarino -. E anche laddove ci fosse una perdurante assenza totale di precipitazioni, abbinata ad un eventuale iperconsumo dovuto al turismo, quello che preleviamo dal Magra per uso potabile è solo una parte del tutto”.

Marco Casarino

 

In particolare, a dover “tirare la cinghia” potrebbe essere il Canale Lunense, opera da cui dipende buona parte dell’agricoltura della Val di Magra, con i suoi circa 26 chilometri di tracciato principale che diventano 180 chilometri contando le terminazioni secondarie, snodate al confine tra Liguria e Toscana. “Il livello del fiume Magra è ai limiti, ma l’acqua per l’irrigazione c’è ancora – spiega Corrado Cozzani, direttore del Consorzio di bonifica e irrigazione del Canale Lunense -. I dati che abbiamo a disposizione lasciano presagire una situazione simile a quella che si era verificata nel 2017. Per ora c’è allerta, ma non c’è razionamento”.

Lo scopo è, in ogni condizione, garantire il prelievo dell’acqua dal fiume senza impattare sull’ecosistema del corso d’acqua stesso. L’esperienza di cinque anni fa ha insegnato come fare. Tra le tecniche già sperimentate c’è quella di creare una serie di sbarramenti locali in modo da alzare il livello e arrivare a sommergere le 76 bocchette di presa una dopo l’altra. Ma nei prossimi anni, il Consorzio spera di poter finalmente avviare la costruzione dei due invasi individuati a Santo Stefano e Castelnuovo, per gestire proprio periodi come questi.

Corrado Cozzani, direttore del Consorzio

 

“Il primo andrebbe ad alimentare direttamente il Canale Lunense, il secondo sarebbe dedicato alle linee secondarie – illustra Cozzani -. Per adesso i finanziamenti del governo sono tesi alla ristrutturazione delle linee e quindi all’efficientamento. E’ fondamentale non sprecare l’acqua, ma anche aumentare quella a disposizione. Il fatto che dopo cinque anni stiamo affrontando una nuova siccità significa che questi non sono più fenomeni così sporadici”.

I due invasi individuati sono due cave di argilla dismesse. L’ex cava Filippi, tra l’Aurelia e la collina castelnovese, e l’ex cava che serviva la Ceramica Vaccari con il suo materiale di grande purezza. Potrebbero contenere milioni di metri cubi di acqua, da accumulare durante gli inverni piovosi e rilasciare a seconda del bisogno durante il periodo secco. Perché non basta un acquazzone estivo per fare la differenza da queste parti. “Il Magra non fa bacino – dice Cozzani -, è notoriamente veloce a riempirsi e altrettanto veloce a svuotarsi”.

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