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Sindacati sul piede di guerra

Enel, in attesa delle gare per la demolizione scongiurata la cassa integrazione per l’indotto. Ma i dubbi sul futuro riguardano tutti

Non si diradano le nuvole che occupano l’orizzonte del futuro dei dipendenti della centrale Enel della Spezia e dei lavoratori dell’indotto.
Nel tavolo per il monitoraggio dell’emergenza Ucraina che si è svolto nei giorni scorsi, infatti, i sindacati hanno ottenuto solo alcune rassicurazioni rispetto al presente e al domani e hanno avanzato una serie di richieste per le quali chiedono risposte con fatti concreti.
“Dall’annuncio di Starace del 2015 di chiusura dei gruppi a gas nel 2015 e di quello a carbone entro il 2021, nonostante l’iniziativa sindacale abbia chiesto a tutti gli stake holder di essere protagonisti nella riconversione produttiva dell’area Enel siamo ancora all’anno zero in merito alla condivisione e alla realizzazione di  progetti concreti,  nonostante il settore energetico ed ambientale  sia quello di maggior attrazione degli investitori e del Pnrr. Zero come le future occupazioni stabili a regime rispetto ai progetti ora presentati. Non possiamo perdere altro tempo. Servono fatti e non parole… Ripartiamo dal tavolo istituzionale che è lo strumento più efficace per ritrovare la centralità della comunità spezzina e delle sue potenzialità produttive nel processo di riconversione dell’area. Il sindacato di categoria, come è sempre stato, e pronto a fare la sua parte”. Lo dichiara Paolo Musetti, segretario provinciale Filctem Cgil, lanciando un ennesimo appello alla condivisione delle scelte da parte dell’azienda.

Nel giro di 7 anni, ovvero da quel 2015 citato da Musetti, si è passati da 70 ettari di aree occupate dalla produzione a carbone, 240 dipendenti diretti e 160 lavoratori dell’indotto a una prospettiva tendente allo zero. Stando ai piani di Enel, infatti, dopo dismissione, demolizione e bonifica verranno realizzati nuovi insediamenti produttivi con batterie e pannelli solari entro il 2025 per un utilizzo di superficie pari a 40 ettari ma livelli occupazioni decisamente bassi. Resta tutto da definire, invece, il cammino che potrebbe portare alla realizzazione della hidrogen valley auspicata dal mondo industriale locale.

Oggi, invece, i dipendenti diretti occupati nel presidio e messa in sicurezza dell’impianto sono circa 40 e quelli distaccati nella centrale a carbone di Civitavecchia fino a fine anno sono 18. Non è chiaro quanti dipendenti diretti e quanti dell’indotto possano essere impiegati nella operazioni di dismissione, demolizione, bonifica e realizzazione dei nuovi impianti.

Per il personale Enel i sindacati chiedono di impegnare al massimo le risorse presenti sia sulle attività di smontaggio e riallestimento, sia sulle ricollocazioni nelle altre società del gruppo che permettono una mobilità limitata o pendolare al personale, compreso lo smart working e nel prossimo settembre inizieranno i colloqui tutto il personale spezzino (compreso quello distaccato a Civitavecchia) per raggiungere questo obbiettivo.

Per non rendere strutturale l’apporto dei lavoratori della Spezia nelle altre realtà produttive i sindacati hanno richiesto al tavolo nuove assunzioni nella Generazione Enel di 45 di “operatori della transizione energetica” con il compito specifico di supportare l’attuale emergenza e la transizione dalle energie fossili verso le rinnovabili.

“Questo è un importante obbiettivo, raggiunto anche grazie alla nostra iniziativa sindacale che, insieme alla richiesta della puntuale applicazione dello statuto della persona per le criticità che si sono riscontrate nel percorso di utilizzo dei colleghi di La Spezia verso Torre Nord, può mitigare e dare un quadro di riferimento più definito per il ritorno delle risorse da Civitavecchia e la loro stabilizzazione nelle realtà aziendali di maggior interesse sia dal punto di vista logistico che professionale”, aggiunge Musetti.

Per i lavoratori dell’indotto, che sono una cinquantina e sono in attesa dell’attribuzione  delle gare di demolizione dell’impianto, si è scongiurato l’immediata cassa integrazione conseguente al minor utilizzo delle prestazioni lavorative causate dalla fine del funzionamento del gruppo 3 a carbone ed è in corso fra i sindacati confederali e di categoria un confronto con Confindustria per gestire la situazione puntando alla massima reintegrazione delle attuali risorse nelle future lavorazioni prevedendo anche attività di formazione mirate al conseguimento delle professionalità necessarie”.

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