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"Non si lavora per oziare con il reddito di cittadinanza? Un'odiosa menzogna" - Citta della Spezia
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La cgil smentisce gli imprenditori (vip e non)

“Non si lavora per oziare con il reddito di cittadinanza? Un’odiosa menzogna”

La Camera del Lavoro ha raccolto i dati spezzini per trarre le sue conclusioni. "La maggior parte di coloro che percepisce il reddito alla Spezia sono povere o poverissime e grazie a quello strumento riescono a sopravvivere. Solo una minima percentuale sono quelli che potrebbero essere ricollocati in ambito lavorativo".

Fabio Quaretti, Luca Comiti e Giorgia Vallone

“Alla Spezia l’impatto del reddito di cittadinanza sulla ricerca di lavoro è del tutto trascurabile. Ed i numeri lo dimostrano”. Dopo mesi passati a raccogliere dati, la Camera del Lavoro cittadina è pronta a dire la propria in merito alla vera o presunta, a seconda delle opinioni, competizione tra stipendio da lavoro e sostegno economico dello Stato. In particolare il reddito di cittadinanza, bandiera della politica economica del Movimento Cinque Stelle, il partito che ha ottenuto la maggioranza relativa alle ultime due elezioni nazionali. La polemica, come è noto, è partita da alcuni vip attivi nel settore della ristorazione e della ricettività – dallo chef Alessandro Borghese all’imprenditore Falvio Briatore -, con rimbalzi e riprese locali.

Così la CGIL della Spezia ha scelto le sue fonti – lo stesso ufficio economico di CGIL Liguria, Il Ministero del Lavoro, l’osservatorio INPS sul reddito di cittadinanza e l’Osservatorio del cambiamento sociale 2020 del Comune della Spezia – per lanciare un’opera di debunking. “I dati che abbiamo raccolto sfatano la narrazione che viene fatta da più parti, per la quale le persone non accetterebbero offerte di lavoro perché preferiscono percepire il reddito di cittadinanza – ha detto il segretario generale Luca Comiti -. La maggior parte di coloro che percepisce il reddito alla Spezia sono povere o poverissime e grazie a quello strumento riescono a sopravvivere. Solo una minima percentuale sono quelli che potrebbero essere ricollocati in ambito lavorativo”.

Ogni mille spezzini sono 37 quelli coinvolti nel reddito di cittadinanza secondo i dati del 2021. Escluse le province autonome,  secondo l’analisi del sindacato, la provincia della Spezia si piazza in una fascia medio bassa su base nazionale. Gli estremi sono Belluno, con 11 su mille, e Napoli, con 202 su mille. “L’età media del percettore spezzino è di 37,1 anni. Questo taglia già una buona fetta dei cosiddetti stagionali del turismo, che includono soprattutto ragazzi tra i 18 ed i 35 anni – sottolinea Giorgia Vallone, segretaria Filcams -. Sono 2.573 i nuclei famigliari che ne usufruiscono, per 5.497 persone. La media del contributo è pari a 524,70 euro per  famiglia, che da noi in media è composta da due persone. Il 53% di questi nuclei ha una persona minore o inabile al lavoro al suo interno”.

Reddito di cittadinanza (CGIL)

Nel restante 47%, ovvero 1.363 nuclei familiari, si potrebbe teoricamente individuare chi starebbe a casa, preferendo “l’ozio” ad un impiego. “Ma gli spezzini in cerca di lavoro oggi sono 9.355 a fronte di 86.628 occupati. I neet, ovvero chi non studia e non cerca lavoro e ha tra i 15 ed i 29 anni, sono 6.273 – continua Vallone -. Sarebbe forse il caso di occuparsi di loro innanzitutto, chiedendoci cosa stia facendo la politica in questa provincia per reinserirli nel circuito”. Tra chi ha la possibilità di lavorare, molte volte non si trovano competenze per essere reimpiegati, sottolinea la CGIL. “La firma del patto per il lavoro non ti garantisce di essere spendibile sul lavoro, servono azioni concrete per le politiche attive – insiste Comiti -. E’ vero che ci sono anche zone grigie, in cui lavoro nero e reddito di cittadinanza convivono. Ma chiaramente in quei casi c’è la complicità di un datore di lavoro che incentiva questo tipo di distorsione”.

Reddito di cittadinanza (CGIL)

“Il nostro è un osservatorio privilegiato, perché ci occupiamo degli aspetti fiscali, previdenziali, assistenziali, delle vertenze e delle trattative – spiega Fabio Quaretti, responsabile organizzativo CGIL -. Conosciamo la realtà e sentire ristoratori che fanno pagare una tavolata spende quanto viene percepito come reddito di cittadinanza da alcune delle famiglie di cui abbiamo parlato, è qualcosa che mette i brividi”.

La conclusione del sindacato è un’altra. “Non si trovano lavoratori nella ristorazione, perché vengono spesso sfruttati negli orari e pagati male. Negli scorsi giorni è arrivato da noi un pizzaiolo con 13 anni di professionalità alle spalle, che chiedeva una casa perché non può più permettersi di vivere in un bed and breakfast e si vergogna ad andare sul posto di lavoro senza essersi fatto una doccia”. A rendere il tessuto fragile, la scarsa dimensione delle stesse aziende.

 

Fabio Quaretti, Luca Comiti e Giorgia Vallone

 

In merito agli appelli degli imprenditori del settore, il giudizio è netto. “Serve a poco dire ‘io pago 1700 euro al mese eppure e non trovo’. Bisogna sapere se chi offre il lavoro applica i contratti nazionali e se rispetta i turni di riposo. Se in quella cifra non sono compresi i giorni di pausa e si lavora 12 ore al giorno, il problema non è trovare un cuoco per l’estate. Il problema è che di cuochi ne devi assumere due per tenere quei ritmi”.

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