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Vaira: "Oss, quando mancano i titolari spazio alle riserve" - Citta della Spezia
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Referente sanità della coalizione di centrosinistra

Vaira: “Oss, quando mancano i titolari spazio alle riserve”

Franco Vaira
“Diceva un noto politico che “a pensar male si fa peccato ma spesso ci si indovina”; ripensando alla nota vicenda dei 120 operatori socio-sanitari (OSS) che hanno recentemente perso il loro posto di lavoro in ASL 5, mi viene, in effetti da pensare male.
Ricostruiamo la vicenda: circa 20 anni fa, l’allora Presidente della Regione Liguria, Biasotti (eletto dal centrodestra), decide di dare in appalto privato (in gergo “esternalizzare”), il servizio degli OSS.
Più recentemente, anche a seguito di un cambio di rotta degli indirizzi legislativi,  si torna all’antico e la Regione Liguria decide di bandire un concorso pubblico per “internalizzare” gli OSS.
In sintesi, dopo 19 anni di lavoro come dipendenti di una cooperativa, 158 persone, per la maggioranza donne, età media intorno 50 anni, sono state costrette ad affrontare un concorso pubblico per poter essere inserite nell’organico dell’ASL (o come si dice in gergo tecnico, per essere internalizzate).
Problema (direi tragedia!): attuato il concorso, consistente in un test orale a quiz multipli, ben 120 di loro non lo passano, prova evidente che  il test non era parametrato al livello culturale e alle competenze realmente richieste a questi operatori.
In conseguenza di ciò i 120 OSS perdono il loro posto di lavoro e vengono sostituiti da altri, che hanno superato la prova concorsuale.
Partono i ricorsi degli OSS; nel Marzo scorso il TAR rigetta il loro ricorso su presunte irregolarità concorsuali ed ora si attende l’esito del ricorso al Consiglio di Stato che, qualora fosse accolto, rispedirebbe i 120 OSS in corsia e lascerebbe a casa i vincitori di concorso (che nel frattempo hanno iniziato a lavorare in ASL 5).
Parallelamente la Regione Liguria delibera (Marzo 2021) la figura dell’operatore socio-sanitario con formazione complementare in assistenza sanitaria (OSS FC). Tradotto: la Regione Liguria inserisce la figura dell’OSS FC nel Repertorio regionale delle professioni, organizza dei corsi di formazione di 400 ore (fra teoria e pratica) riservati agli OSS vincitori di concorso e dopo un ulteriore test di esami rilascia un attestato che consente loro di svolgere funzioni infermieristiche.
In sostanza: L’OSS FC, secondo questa delibera, conserva le attribuzioni di base di un OSS, come l’assistenza a pazienti non autosufficienti, la cura della loro igiene, la loro vestizione e mobilizzazione, ecc., ma, in aggiunta, può partecipare a percorsi diagnostici (ad esempio il rilevamento di parametri vitali) e somministrare terapie, sia in ambito infermieristico che ostetrico (!). La delibera specifica, alla voce “competenze” che l’OSS FC deve essere in grado di coadiuvare il personale ostetrico/infermieristico nell’attività di assistenza primaria.  E fra le “conoscenze” indispensabili c’è, addirittura quella della gestione delle terapie per via endovenosa!
I documenti regionali spiegano che il provvedimento “nasce per far fronte alle crescenti esigenze di assistenza sanitaria nelle strutture sanitarie…” e confessa che “ad oggi solo un numero limitato di Regioni ha attivato tali percorsi”.
In questi giorni, nel silenzio generale, questo Corso di  formazione è partito anche nella nostra ASL. Immagino che, a breve, conseguentemente, non saranno più gli infermieri a distribuire le terapie ai ricoverati, ma degli OSS speciali, diciamo dei pseudo-infermieri.
E’ chiaro ora perché sono stimolato a “pensare male”?
Non sarà che tutta questa vicenda nasconda una strategia? Sfoltire i rami secchi (mi si passi il termine), assumere  OSS più giovani e probabilmente culturalmente più preparate, assegnare loro competenze diagnostiche e terapeutiche, sopperire in questo modo alla carenza di infermieri e ostetriche.
Una sola domanda: ma siamo sicuri che questa sia la strada da seguire? Oggi, per fortuna, si diventa infermieri con un faticoso percorso di studio di 3 anni, che prevede 5.400 ore di formazione (fra teoria e pratica) e a cui si accede solo con un diploma di scuola secondaria superiore.
Si sceglie invece una scorciatoia (oltretutto sotto-pagata),  si inventa la figura di un pseudo-infermiere a cui affidare realmente la vita di una persona dopo appena 400 ore di insegnamento!
Perché senza un’adeguato back-ground culturale e senza un’adeguata specifica formazione il rischio di errore è altissimo. E, in questo caso, a pagarne le conseguenze sarebbero i pazienti.
La rilevazione dei parametri vitali (pressione arteriosa, saturazione dell’ossigeno ematico, ecc.) è un’operazione complessa e delicata; ancor di più la somministrazione di terapie.
Anche questo è il segnale di un governo fallimentare e pericoloso della sanità regionale e spezzina a cui ci opporremo con tutti le nostre forze”.
Franco Vaira
Referente Sanità della coalizione di centrosinistra a sostegno di Piera Sommovigo Sindaca.
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