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Cultura e spettacolo

Circolo Pertini e Archivi della Resistenza hanno ricordato l’anarchico Serantini

Iniziativa su Franco Serantini

La Sala della Repubblica di Sarzana ha ospitato ieri l’incontro su Franco Serantini promosso da Circolo Pertini e Archivi della Resistenza. Il convegno, aperto dal presidente del Circolo Pertini Nicola Caprioni e da Alessio Giananti, coordinatore degli Archivi della Resistenza, ha poi visto l’intervento di Mario Grassi, il popolare “Celè” e infine del professor Michele Battini, insigne storico con un curriculum di docenze invidiabile (Scuola Normale di Pisa, Columbia University di New York, Ecole Normale Superieure di Parigi e altro). Battini ha presentato il suo ultimo libro “Andai perché ci si crede” edito da Sellerio Editore, che ricostruisce con un importante lavoro di ricerca la crudele morte di Franco Serantini, avvenuta a Pisa, il 7 maggio 1972.
Quel giorno Serantini, un ragazzo che aveva avuto veramente poco dalla vita, privo dei genitori aveva vissuto in orfanotrofio, studiava e conduceva una vita avara di risorse e soddisfazioni, andò a una manifestazione in Lungarno Gambacorti a Pisa, dove si doveva tenere un comizio dei neofascisti del MSI, che i giovani antifascisti volevano impedire, a causa delle continue violenze e di oltre 400 attentati di matrice fascista, che si erano verificati in quel periodo in Italia.
Serantini venne colpito duramente dalla polizia, con il calcio di un fucile gli crearono un vasto ematoma alla testa. Nonostante questo fu rinchiuso nel carcere di Don Bosco e per due giorni non ricevette cure e assistenza, nonostante lamentasse forti dolori alla testa. Il medico del carcere disse di non aver visto l’ematoma. Magistrati, guardie carcerarie, direttore del carcere, infermieri e poliziotti, nessuno intervenne, sino a che, tra atroci dolori, morì.
La direzione del carcere voleva seppellirlo con la massima fretta. Fu solo il solerte rispetto della legge da parte di un onesto funzionario del Comune di Pisa, che non diede in beneplacito alla sepoltura clandestina e frettolosa. Solo grazie al suo atto di attaccamento al dovere si deve il fatto che fu eseguita un’autopsia che rivelò la sconcertante verità
In conclusione un commovente intervento dello scrittore Maurizio Maggiani, che con il tono umano che sempre lo contraddistingue ha offerto al pubblico presente una riflessione sulla violenza, interrogandosi su cosa sia lecito e non lecito fare, quando la violenza arriva da apparati dello stato.

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