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Sprugoleria

Sprugoleria

Amico scoglio, compagno di estati e ricordi

Gli scogli

Su tutta la stampa, nazionale e locale, quotidiana e periodica, cartacea e on line, è apparsa una notizia che ha dell’incredibile, così stupefacente che i più autorevoli e accorti commentatori invitano alla prudenza prima di lasciarsi andare a facili illusioni.
Hanno smesso di sparare? No, purtroppo. Di quello non si avverte traccia. Che è successo allora, qual è questa notizia che da qualche giorno nei giornali circola con insistenza e alla cui diffusione le televisioni danno una buona mano grazie alle rubriche meteo? Dunque, sembra ma mai fidarsi, che il caldo stia per fare (a ea l’oa, dicono tutti) la sua ricomparsa sulla scena, ma non più saltuaria bensì costante e pure pare che Don Helios lassù alto nel cielo torni a sorridere alle cose giù in basso. Animati dalla buona nuova, nelle case sprugolotte si comincia a fare il cambio degli armadi e, contemporaneamente, si tornano a prendere d’assalto gli arenili dove si vedono folle intente alla muta della pelle comodamente sdraiate sugli appositi lettini, simbolo nell’epoca moderna della tintarella non lampata.

Ma una volta, quando a evimo fanti, non era così. L’asciugamano che si usava per il bagno nella vasca di casa, andava bene anche come materasso per il dopo bagno nelle onde. Con la sabbia era una soluzione possibile ma quelli che come me sono dell’altra sponda prima di stendere il telo a terra giravano a cercarsi un bel sasso lungo e più o meno liscio su cui accomodarsi e distendersi al sole come una léssoa che sta immobile sotto i raggi limitandosi a girare il capino a destra e a manca. Facevamo così anche noi ma non per vedere chi c’era intorno ma unicamente per limitare, se possibile, l’ustione mentre ci cuocevamo come una salsiccia nel barbecue. E sì, perché me a son de scogio, della sponda occidentale del mare nostrum.
Appena il treno delle Cinque terre ci scaricava nella seconda, calavamo nella distesa di sassi di ogni forma e dimensione che formavano quella che eufemisticamente chiamavamo spiaggia seguendo i dettami del vocabolario che la definisce “costa bassa costituita da sabbia”. Dato che i ciottoli hanno in comune il possesso di punte aguzze, ci accomodavamo all’istante al di sopra di una mega roccia dotata di superficie ampia sì da permettere la sistemazione dell’intero gruppo e, cosa ben più importante, sufficientemente levigata per essere usata come lettino ante litteram. I massi di quel tipo erano chiamati scoglioni, parola che veniva pronunciata separando la lettera iniziale dalle successive ed era dizione che ci inorgogliva perché trasgrediva, aggirandola, l’educazione impartita.

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