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Un tavolo tecnico per la viticoltura, Marcesini: “Regolarizzare i vigneti non iscritti”

Il levante ligure a Vinitaly 2022
Il vice-presidente della Regione Liguria e assessore con deleghe all’Agricoltura Alessandro Piana, e il dottor Riccardo Jannone, responsabile settore Politiche Agricole, hanno incontrato, presso l’azienda La Felce a Luni, i membri del Consiglio d’amministrazione del Consorzio per la tutela dei Vini DOP e IGP Colli di Luni, Cinque Terre, Colline di Levanto e Liguria di Levante, il presidente Andrea Marcesini e il direttore Giorgio Baccigalupi. Durante l’incontro i viticoltori hanno consegnato nelle mani dell’assessore un documento che sintetizza le problematiche e le richieste del settore. Piana ha risposto con l’impegno di costituire un tavolo tecnico regionale sulla viticoltura, coinvolgendo il Consorzio e le associazioni liguri di categoria.
Abbiamo chiesto al presidente del Consorzio Andrea Marcesini quali sono le loro richieste.
“Il tavolo tecnico che abbiamo sollecitato e che a partire dal Levante, da Luni, coinvolgerà tutto il comparto vitivinicolo della Liguria, ha l’obiettivo di poter lavorare insieme ai funzionari regionali e i rappresentanti politici per trovare soluzioni utili a far crescere e consolidare le aziende vitivinicole di tutta la nostra Regione. Sono fiero, quindi, di poter dire che l’impegno del CdA del nostro Consorzio ha portato a questo risultato. Il futuro del vino ligure riparte da qui.”
Cosa vi aspettate? 
“Il tavolo è sicuramente necessario. Il rischio è che se non si interviene opportunamente molte delle aziende attive oggi a breve non esisteranno più. Per questo già da tempo abbiamo messe nero su bianco quali sono le questioni da affrontare. Ora è il momento di lavorare insieme per dare risposte. Ogni anno la Regione emana un bando destinato alle aziende già riconosciute che intendono impiantare nuovi vigneti. Si tratta di terreni non produttivi che possono essere anche vecchi coltivi abbandonati o particelle incolte dove viene messa a dimora nuova vigna. Le autorizzazioni che vengono date, però, sono pochissime. In ottemperanza ai regolamenti comunitari, per la concessione di nuovi impianti viticoli viene assegnata ad ogni Regione, per ogni annualità, l’1% della superficie vitata regionale. Complessivamente in Liguria questa è di circa 1.700 ettari, grosso modo le dimensioni di una sola grande azienda presente in altre Regioni dove la superficie vitata è molto più estesa e la coltivazione dell’uva molto più facile viste le caratteristiche morfologiche. Ciò vuol dire che ogni anno la Liguria può autorizzare solo 17 ettari di nuovi impianti viticoli. Tale superficie è assolutamente insufficiente rispetto alla richiesta complessiva regionale che raggiunge i 150 – 200 ettari cioè 10 – 15 volte di più. 
I regolamenti comunitari sono molto difficili da cambiare, lo abbiamo visto anche in altri settori, cosa si può fare?
“Questo meccanismo penalizza i viticoltori liguri intenzionati ad ampliare le proprie aziende e anche i giovani che vorrebbero intraprendere l’attività vitivinicola. Se consideriamo poi che ogni anno molti coltivatori, sopratutto anziani, abbandono la loro attività e le superfici vitate perse non vengono reintegrate con nuove autorizzazioni, la superficie coltivata a vite in Liguria rischia un’ulteriore contrazione. Uno dei motivi della introduzione del sistema delle autorizzazioni a livello comunitario è quello di “tenere sotto controllo il potenziale produttivo mantenendo e incoraggiando la competitività delle imprese agricole”. Il Decreto (n.935 cel 2018) che deriva dalla direttiva europea stabilisce, quindi, che il limite massimo alla domanda di una singola azienda è pari a 50 ettari. E’ chiaro che è stato disegnato basandosi su realtà diverse dalla nostra. Applicato alla Liguria diventa distruttivo per le nostre imprese agricole e toglie ogni possibilità di crescita. La Liguria non si può permettere di perdere superfici vitate e una qualche elemento correttivo può non compromettere equilibri sulle produzioni a livello nazionale in considerazione della assoluta ininfluenza quantitativa.”
Come si potrebbe invertire la rotta ed evitare che la Liguria perda progressivamente superfici coltivate a vite, anzi le incrementi?
“Noi proponiamo di avviare tutte le vie legali possibili per aggiornare lo schedario viticolo (una sorta di catasto n.d.r.), regolarizzando i vigneti non iscritti ove sussista la possibilità di documentarne l’attività produttiva mediante foto storiche e quant’altro, dando così la possibilità ai viticoltori di poter vendere le uve e o produrre vino da commercializzare anche su questi terreni. Ci sono tante particelle che sono produttive da tanto tempo, ma non sono iscritte allo schedario viticolo e quindi non possono essere utilizzate per produzioni aziendali. Ce ne sono molte, soprattutto condotte da anziani che magari hanno poca dimestichezza con la burocrazia e per questo non le hanno mai regolarizzate. Quando il vecchio contadino smette di lavorarci, per non lasciare che le vigne vadano perduta e il terreno in rovina, le cederebbe o le vorrebbe affittare, ma non si può fare perché non sono censite. Quei terreni vanno estirpati senza possibilità di reimpianto. Questo vuol dire, soprattutto in certi contesti terrazzati una grave perdita, non solo in termini economici e di occupazione, ma anche per la stabilità idrogeologica. Ciò che chiediamo, quindi, è che la Regione dia nuovamente la possibilità di usufruire della regolarizzazione tardiva: che sia possibile inscrivere vigneti non censiti allo schedario viticolo dimostrando che sono storicamente produttivi. La questione è tale che merita sicuramente l’avvio, da parte dei funzionari regionali competenti, una scansione della reale superficie vitata regionale e un confronto con quella censita a catasto vitivinicolo per valutare il recupero delle superfici esistenti ma non censite. Se questo è un punto essenziale, in alcune zone della Liguria diventa cruciale. In territori come il Parco Nazionale delle Cinque Terre dove non vi sono alternative alla coltivazione della vite, sia per la redditività della produzione e lo sbocco di mercato, sia per le caratteristiche agronomiche ed ambientali, la viticoltura  l’unica garanzia per la conservazione dei terrazzamenti che rappresentano gran parte del valore paesaggistico apprezzato da milioni di turisti”.
Per queste aree che sono anche Patrimonio dell’Umanità o fanno parte del programma UNESCO “Uomo e Biosfera”, come Luni, è possibile pensare a delle soluzioni ad hoc?
“Per ovviare al fenomeno dell’abbandono si potrebbe sfruttare la normativa della Viticoltura Eroica consentendo, così, una derogare ai limiti e ai vincoli imposti alla realizzazione di nuovi impianti viticoli. Ciò favorirebbe il recupero di vigneti e il ripristino dei terrazzamenti con la possibilità di offrire una concreta opportunità di avviare nuove iniziative imprenditoriali e consolidare quelle esistenti. Senza dimenticare, però, che nelle Cinque Terre la salvaguardia del paesaggio richiede la costante manutenzione dei muri a secco. Opere fondamentali, ma molto onerose; per questo riteniamo necessario lo stanziamento di fondi per favorirne il mantenimento e il ripristino.”
Di cos’altro discuterete al tavolo tecnico?
“Vogliamo dare il nostro contributo anche su altri punti importanti. In particolare: sui parametri per accedere ai fondi del Piano di Sviluppo Rurale che sul nostro territorio penalizzano anche aziende importanti; sull’applicazione delle misure dei contributi relativi all’Organizzazione comune mercato del vino (OCM), destinati al miglioramento della qualità della filiera vitivinicola (estirpazione e reimpianto di vigne per migliorare la qualità del prodotto oppure attrezzature di canina, ma non riconosciuti per le attrezzature agricole e soprattutto per aumentarne i limiti di spesa che oggi arrivano a un massimo 12.500 euro mentre in altre realtà come la Toscana vanno da un minimo di 15.000 sino a un massimo di 200.000).”
Un tavolo che potrebbe essere anche la sede dove concertare attività di promozione?
“Sicuramente. Per noi è necessario lavorare tutti insieme affinché sia possibile rendere più stretto il legame tra viticoltura, turismo, gastronomia. Riteniamo fondamentale pertanto individuare degli strumenti e delle iniziative finalizzate a far sì che i ristoratori della regione inseriscano nei loro listini anche vini liguri e che lì sappiano proporre e raccontare. Inoltre sarebbe opportuno sviluppare l’enoturismo grazie a una norma diversa da quella che disciplina l’agriturismo. Tale normativa, infatti, prevede requisiti che non tutte le aziende del settore possono rispettare, se non con investimenti onerosi. Ciò che vorremmo è trovare una regola che dia la possibilità alle aziende vitivinicole di poter svolgere le attività contemplate dall’enoturismo, cioè organizzare degustazioni presso la propria sede, visite guidate nei vigneti, eventi promozionali, strumenti fondamentali ai fini di una efficace commercializzazione e valorizzazione non solo del prodotto, ma del territorio.”
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