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Concorso infermieri, Opi: "Momento molto atteso, ma sembra che il Covid non abbia insegnato molto" - Citta della Spezia
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Concorso infermieri, Opi: “Momento molto atteso, ma sembra che il Covid non abbia insegnato molto”

OPI, Ordine delle professioni infermieristiche

“Domani entra nel vivo, con la prima giornata di prove a Genova, il concorsone ligure per Infermieri che come Ordini professionali abbiamo chiesto in Regione ad inizio 2021, per colmare le lacune che si sono create negli ultimi anni, lacune dovute sia alla uscita di molti colleghi dal mondo professionale con le opportunità previste da ‘’quota 100’’, sia per l’età media elevata di chi si trova in servizio, cosa che comporta frequenti limitazioni nella effettiva attività quotidiana”. E’ quanto si legge in una nota dell’Ordine professionali infermieri della Spezia che prosegue: “Per quanto riguarda questo concorso, la cosa fondamentale è entrare in graduatoria attiva come idonei, considerando le esperienze degli ultimi due concorsi, quando tutti coloro che avevano superato le prove, anche ben oltre i numeri indicati dai bandi di concorso stessi, sono stati assunti nelle Asl liguri. La natura stessa del concorso sembra meno selettiva del precedente (2017), quando venne effettuata anche una preselezione, in ragione delle oltre 12.700 domande che erano pervenute. Questa volta, le domande sono poco più di seimila, non ci sarà una preselezione e l’augurio è naturalmente che tutti trovino un posto utile, perché c’è un grande bisogno di questi professionisti: qui è il caso di aggiungere che il concorso avrà, come inevitabile conseguenza, ripercussioni non positive anche nella sanità privata”.

“Infatti, esattamente come avviene sempre in queste occasioni, molti infermieri delle strutture private cercano di accedere alla Sanità Pubblica che ha contratti con aspetti di maggior tutela: sin d’ora sollecitiamo la necessità di studiare passaggi normativi (anche regionali) che possano superare le barriere che impediscono una maggiore collaborazione fra il mondo del pubblico e quello della sanità privata – prosegue la nota -. Da tempo ricordiamo che ci sono infermieri che potrebbero portare la loro esperienza nel mondo delle Rsa, rinforzando le strutture e le attività, attraverso il superamento della esclusività dei dipendenti pubblici ( per coloro che lo desiderano, naturalmente).

Il Covid non sembra avere, da questo punto di vista, insegnato molto: se non si fanno interventi importanti, a livello nazionale, le difficoltà nel reperimento di professionisti non si superano; infatti, resta attualmente il grande problema dei numeri assoluti che mancano, come ricorda la Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche: sono oltre 65mila gli Infermieri necessari in Italia per colmare le richieste della migliore organizzazione. La conferma? Siamo ovunque lontani dai migliori standard nel rapporto infermiere/numero di assistiti (vedi ricerca internazionale RN4CAST, promossa anche dalla Università di Genova); siamo lontani dalla possibilità di disporre ovunque della figura, decisiva per alleggerire le sofferenti strutture ospedaliere, dell’infermiere di famiglia e comunità che prevede la Legge ‘’rilancio’’ 77/2000″.

“Sicuramente – prosegue la nota . serve rivedere molto nella attuale organizzazione; prendendo spunto da come in passato vennero superate situazioni simili, ad esempio riconoscendo seriamente il disagio sulle turnazioni H24, e aprendo a concrete prospettive di carriera per una figura che è sempre più centrale nelle scelte di Salute: qui ricordiamo il mancato riconoscimento delle specializzazioni, per le quali molti Infermieri sono già da tanti anni operativi, permettendo lo svolgimento di attività complesse, come le stesse Leggi dello Stato indicano (L. 43/2006), ma senza reali e concreti riconoscimenti contrattuali. Non sono opinioni di parte, ma fatti ed esperienze oggettive:  certe scelte possono solo ricadere a favore di tutti, valga l’esempio del Friuli che ha documentato come la attività dell’Infermiere di famiglia ha ridotto, in alcune realtà impiegate come test, gli accessi impropri (inutili) ai pronto soccorsi fino al 19 per cento”

“La introduzione di nuovi modelli organizzativi avrebbe ricadute importanti sui cittadini, non solo sui colleghi: l’auspicio è che insieme al concorso, che è un fatto prezioso e importante per la nostra Sanità regionale, arrivino (anche a livello nazionale) interventi strutturali per superare una situazione complessa, anche in vista della prossima uscita dal mondo del lavoro di tutti coloro (e sono parecchi) che erano entrati in servizio negli Anni Ottanta del XX secolo – conclude l’Opi -.Tornando al concorso, anche in questa circostanza, come ormai da tradizione, abbiamo svolto numerose serate di preparazione ed allenamento, nella speranza di avere aiutato i colleghi ad affrontare con fiducia le prossime prove: molti auguri a tutti i partecipanti, che porteranno certamente un importante contributo alla nostra Sanità regionale in termini di qualità e di quantità”.

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