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Il dibattito

Murati vivi: “Riappropriamoci dei tesori culturali sepolti in arsenale”

San Francesco Grande

“Le riflessioni di Piero Donati, sul recupero di San Francesco Grande e degli scavi a Porta Marola, dovrebbero far emergere almeno due elementi di discussione, poiché hanno il pregio di sottolineare quali potenzialità siano, purtroppo, ignorate nella nostra città, e quale cura e visione da anni manca nel nostro territorio ed hanno il merito di squarciare la cappa plumbea di ignoranza, riguardo alla storia cittadina, sottolineando come la necessità di riavvolgere la storia accompagni la narrazione che la città non nasca con l’Arsenale, ma questa struttura, oggi ai minimi termini in fatto di occupazione e di sviluppo, mantenga la superficie di occupazione territoriale dei suoi albori. Se l’economia spezzina ambisce ad assumere anche una vocazione turistica, tale non può essere declinata in un “mordi e fuggi” senza visione sistemica, o che magari contribuisca al più ad aumentare i livelli di inquinanti (come registrato da Arpal alcuni giorni fa in via San Cipriano, proprio di fronte allo scalo crocieristico), o peggio ancora che eluda la valorizzazione del patrimonio esistente”. Lo afferma in una nota l’associazione Murati vivi intervenendo in seguito alla proposta avanzata da Piero Donati su CDS per il recupero a fini culturali del complesso quattrocentesco di San Francesco Grande che si trova all’interno del perimetro arsenalizio (leggi qui).

“La cancellazione della storia della nostra città, lo svilimento (o addirittura l’ignoranza) dei suoi beni culturali più preziosi sono aspetti paradossali Un paradosso che nel complesso di San Francesco Grande i carabinieri dell’Arsenale, a cui ci pare improbabile ottenere una collocazione alternativa, siano ospiti del convento, mentre nella chiesa è allestito un deposito di vernici. Un paradosso che l’impianto e le fondamenta della chiesa di San Maurizio (epoca medievale) e del borgo originario marolino siano abbandonate in un’area adiacente ad un cimitero di navigli semi affondate. Due elementi che parlano di come le aree militari, bonificate, rappresentano un tassello importante per la nostra città, in relazione al fatto che oggi sono pressoché inutilizzate. Noi spezzini – proseguono dall’associazione marolina – non dobbiamo rassegnarci ad una città pseudo turistica, ad attendere estemporanee, seppur meritorie, iniziative come SpeziaOutdoor (5 anni or sono) o le iniziative del FAI (8 anni or sono). Ciò che oggi manca nella politica spezzina è la volontà politica di guardare al territorio ed alle sue ricchezze paesaggistiche, artistiche, culturali e storiche, con la sensibilità di chi ne coglie il bene comune, universale. In una realtà assai miope e deludente, quando il primo cittadino trova come capro espiatorio dei propri mancati obiettivi organi dello Stato, come le Sovrintendenze, e dove le forze politiche che lo sostengono non accennano a divincolarsi da simili strafalcioni, le parole di un funzionario che per 25 anni ha diretto tale struttura rendono, casomai ce ne fosse il bisogno, il re nudo. Io credo che si debba avere il coraggio di dimenticare l’oblio di nuovi moli e di un arsenale sempre più abbandonato (o lasciato in attesa del miglior affittante) e sempre più nocivo, la capacità di valorizzare analisi, ricerche, cultura e conoscenza del nostro territorio, e che queste proposte vadano assunte come un impegno di lavoro per la città, che significhi cura del patrimonio, valorizzazione, ricerca e strutturazione di un sistema innovativo e sostenibile di accoglienza e di crescita, economica e culturale. Tutto ciò dimostra, da un lato l’inerzia e l’insipienza della giunta Peracchini, dall’altro la grande sfida a cui si è chiamati, all’impegno che vorremmo assumere: quello di ridiscutere il futuro dei rapporti con le aree militari per valorizzare la nostra storia e costruire il futuro della città”, concludono i Murati vivi.

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