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Amarezza e disagi

Venti valigie pronte: da domani a Civitavecchia. Musetti: “Enel resta, i lavoratori se ne vanno”

E’ arrivato il giorno del trasferimento a Civitavecchia per venti lavoratori della centrale Enel. “Da domani sarò distaccato a presso l’impianto di torre Torrevaldaliga Nord sino al 31 dicembre”, commenta visibilmente amareggiato uno di loro. “Io ho una bambina di nemmeno due anni, ma da domani potrò vederla solamente due o tre giorni al mese”, spiega un collega. Venti persone, venti storie, venti famiglie che saranno stravolte per sette mesi. Tra i dipendenti c’è anche chi usufruisce della legge 104 per accudire un congiunto, ma la richiesta di determinate competenze necessarie per far marciare la centrale di Civitavecchia non ha tenuto conto di tante cose. “Dopo tanti anni di lavoro in questa azienda devo dire che non me l’aspettavo un trattamento del genere da parte di Enel…”, conclude deluso un lavoratore che quella tuta l’ha indossata per oltre trent’anni.

Al loro fianco Paolo Musetti, segretario provinciale di Filctem Cgil: “L’Enel non abbandona La Spezia, e infatti ha programmato di rimanere e riconvertire direttamente parte dei 70 ettari di sua proprietà, ma nei suoi attuali progetti di riconversione non si prevede occupazione stabile a regime, quindi: resta Enel e vanno via i lavoratori, che erano 400 all’inizio della riconversione. Da anni, i continui appelli alle istituzioni locali alla Regione Liguria, al Governo da parte dei lavoratori e dei sindacati di categoria di occuparsi della riconversione dell’area Enel, come avviene negli altri territori nel nostro Paese che ospitano le centrali, sono rimasti inascoltati e hanno determinato il fallimento che abbiamo davanti a noi.
Ultimo step della vicenda è determinata dalla ripresa massiccia dell’utilizzo del carbone, un’inversione di tendenza rispetto alla chiusura nel 2025 che ha colto impreparata Enel che, in funzione all’obbiettivo di uscita ha gestito le sue centrali in modo diametralmente opposto, sia nelle consistenze del personale che negli investimenti per le manutenzioni, rispetto a quanto attualmente richiede il governo con il decreto n. 16 del 28 febbraio 2022”.

I lavoratori spezzini, compresi quelli dell’indotto sanno bene di cosa si tratta. “Da luglio a dicembre del 2021 hanno gestito la chiusura dell’impianto con performance di produzione (e di utili per l’azienda) sproporzionatamente superiori al programma di funzionamento, terminando di funzionare non perché richiamata dal servizio ma perché aveva terminato il combustibile nonostante avesse scaricato il triplo delle navi carboniere preventivate – sostiene Musetti -. Se il primo tempo dell’emergenza “Caro Bollette” i lavoratori lo hanno giocato in casa seppur in condizioni emergenziali che hanno concorso ad aprire lo stato di agitazione del novembre scorso, quello che si profila oggi è che il secondo tempo dell’emergenza “Guerra in Ucraina” i lavoratori della centrale debbano giocarlo in trasferta nelle altre centrali del Paese chiamate a pieno servizio. Sempre che non venga riaperta anche la centrale della Spezia… Secondo l’azienda la partita dei primi 20 lavoratori dovrebbe terminare il prossimo 31 dicembre visto che questa è la data temporale della trasferta, ma il termine è molto improbabile e si pensa ad eventuali “tempi supplementari” che modificherebbero di fatto il tema della trasferta da “emergenziale” a “strutturale””.

Il segretario della Filctem spezzina punta il dito contro Enel: “Questa cosa non può essere accettabile ed è eticamente scorretto che un’azienda che può offrire opportunità ricollocative condivise, faccia forzature, se non per un periodo emergenziale, su lavoratori che hanno situazioni di criticità familiare ben note. Il 31 marzo scorso Enel e il sindacato di categoria hanno siglato l’accordo “Statuto della persona”, un nuovo modello di relazioni sindacali che mette al centro la persona e le sue esigenze per valorizzare l’individuo in ambito lavorativo, con particolare attenzione alla “Genitorialità condivisa” e, visto la media età dei lavoratori interessati che è superiore ai 50 anni alcuni titolari di legge 104, chiediamo a Guido Stratta di vigilare perché l’applicazione di questi principi nella realtà sia coerente con quanto previsto dai promotori dell’intesa. Contemporaneamente i lavoratori delle imprese in appalto, ridotti dai 150 ai circa 50 in ragione del minori richieste manutentive e modifiche impiantistiche da parte di Enel, hanno uno scenario ancor peggiore. C’è voluta una manifestazione dei lavoratori dell’indotto in occasione dell’ultimo Consiglio comunale per provare ad aprire un tavolo con Enel, nonostante la richiesta si stata posta al prefetto dal novembre scorso…”, conclude amaro Musetti.

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