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Il rapporto dell’iss

Covid, nell’ultima settimana aumentate le reinfezioni

Vaccino

I casi di reinfezione da Covid-19 nel nostro Paese sono in aumento. A dirlo è il report dell’Istituto Superiore di Sanità, secondo cui anche questa settimana i dati sono cresciuti rispetto ai sette giorni precedenti: la percentuale di reinfezioni sui casi totali è salita al 4,5% (la settimana prima era 4,4%), mentre nel lungo periodo la media è del 3,2% dei casi totali registrati. Una persona su venti, che si è contagiata questa settimana aveva già avuto il covid in precedenza. Diverse possono essere le cause, tra queste sicuramente la coesistenza di molte varianti.

Dal report dell’Iss emerge, inoltre, che a essere più a rischio sono determinate categorie, ovvero le donne, i giovani tra i 12 e i 49 anni e il personale sanitario. Oltre a chi non è vaccinato, a chi si è immunizzato da più di quattro mesi e a chi ha avuto il Covid almeno sette mesi fa.

Sempre secondo l’Iss, la popolazione femminile è più soggetta alla reinfezione per due possibile cause: la maggior presenza di donne in ambito scolastico (più dell’80%) dove viene effettuata un’intensa attività di screening e il fatto che le donne svolgono più spesso la funzione di caregiver in ambito familiare. Mentre per i giovani, la spiegazione potrebbe essere che la fascia tra i 12 e i 49 anni è più facilmente esposta a situazioni e comportamenti a maggior rischio.

Per quanto riguarda l’incidenza di casi Covid a livello nazionale, è in diminuzione rispetto a 14 giorni fa in tutte le fasce d’età, ad eccezione degli over 70. Ma nelle ultime due settimane è la fascia 30-39 anni quella in cui si registra il più alto tasso di incidenza che, pur essendo in discesa, è due volte e mezzo superiore al dato nazionale: 1.618 casi ogni 100mila abitanti contro i 657 casi generali ogni 100mila abitanti del periodo 11-17 aprile. Il valore più basso si registra invece per gli over 80: 1.170 casi per 100.000 abitanti.

Il report dell’Iss analizza anche l’andamento dei vaccini e le conseguenze che hanno avuto sulla mortalità e le ospedalizzazioni. Nello specifico, secondo quanto riportato dall’Istituto Superiore di Sanità, tra febbraio e marzo il tasso di mortalità risulta cinque volte più alto nei non vaccinati rispetto a chi ha completato il ciclo primario (due dosi) da meno di quattro mesi e dieci volte più alto rispetto ai vaccinati con dose booster. Andamento che si ripropone anche nei ricoveri  che sono tre volte più alti nei non vaccinati rispetto a chi ha fatto le due dosi da meno di quattro mesi, quattro volte rispetto a chi ha fatto la terza. Per quanto riguarda la terapia intensiva, i non vaccinati finiscono quattro volte più di chi ha concluso il ciclo primario da meno di quattro mesi e otto volte di più rispetto a chi ha fatto anche la dose booster.

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